MARYLEBONE, Poesia di Gian Piero Stefanoni

Data:

Voi che sorridete guardate
questi rami, guardate questa panchina.

Qui insieme alle piante
e ai passanti Gerlih
e Jimmy si son dati giorni
nel segreto di ore felici.

Ricordi? Anche noi
ci fermammo nel tono basso
delle piccole intimità ritornanti.

Anche noi l’uno all’altra
per altri volti, e per altri luoghi
come rivedendo lo schermo
mentre il sole moriva.

Tu come lei stretta in un tubicino rosa,
io come lui vestito di blu
non badando alla Storia
che correva a disfare se stessa.

Così in noi quattro,
oltre il richiamo e la città,
così le schiere di un altro secolo fuggente;
a noi aggrappate, e riflesse
nella partitura di ciò che davvero rimane.

L’amore dal cui amore
altro amore discende,
nella dicitura del primo cantore.

La corporea profezia del sogno,
la sera prima dell’esecuzione
rispondendo il secondo.

E la caduta e la grazia
in chi immaginandoci
come nel ballo in ogni generazione
si acquistò giovane.

Perché il gesto rivela la parola,
l’apertura del tempo
nella rivelazione del corpo.

Perché il presente
non spiega ma scioglie
affermando la terra,
la parentela di chi dal buio
verso l’eco ancora dispiega
le case dilatando i contorni.

Cammina, nel fruscio delle mani,
appare e scompare
in piccole pupille, nel ridare aria
di chi zampetta e respira.

Proprio anche da qui,
proprio adesso e non può
essere strappato- perché nel fondo
del nostro infinito restare- perché
dal fondo del nostro infinito tentare.

Marylebone, Cavendish square-
gloria delle trasparenze- leggerezza

e semplicità delle unioni.

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