Conosci il mausoleo di Torino?

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Ci sono periodi dell’anno che le città vengono invase da turisti alla scoperta dei soliti monumenti, dalle strutture delle case barocche, il verde dei parchi e quelli dei viali alberati, scattando fotografie a ricordo di quanto ha visto!

S’imprime nella mente del viaggiatore… che viene depistato con l’ausilio di leggere opuscoli stampati dove verranno traghettati nei soliti luoghi… triti e ritriti… ma allora come si dovrebbe comportare il visitatore!

Un piccolo suggerimento è d’uopo… Dipende da cosa uno cerca con la sua escursione. Senza tralasciare i luoghi suggestivi e ricchi di storia che i dépliant a iosa raccontano, a Torino come altre città d’arte, ci sono luoghi meno conosciuti forse non del tutto pubblicizzati, altrettanto interessanti da visitare.

Se pensate che Torino si potrebbe quasi paragonare ad una pudica donna che si lascia scoprire poco per volta… Ebbene per sfatare questo, oggi intendiamo trasportarvi in un luogo quasi dimenticato… alla periferia della città!

Dal centro, percorrendo il corso che inizia all’incirca dalla stazione di Porta Nuova, cambiando diversi nomi del suddetto tragitto, è quello che vii porta direttamente a scoprire una chicca d’imponente fascino: La Palazzina di Stupinigi, ma questa la trovate su tutti gli opuscoli in vostre mani… Se per un attimo… svoltassimo poco prima del percorso turistico, l’escursionista si troverebbe in Strada Castello di Mirafiori, situato nella periferia sud della città sabauda, proseguendo per un centinaio di metri, si entra in un’atmosfera di interesse storico e pochissimo pubblicizzato, eppure questo Mausoleo è pieno di un passato che vale la pena raccontare…

L’edificio che il turista si trova di fronte, è un’architettura neoclassica a pianta circolare, un portico con otto colonne e una cupola che ricorda in scala ridotta del Pantheon di Roma, progettato dall’architetto Angelo Demezzi tra il 1886 e il 1888… ma per quale motivo venne costruito?

Per rispondere a questa domanda si deve tornare nel 1847, quando il Principe ereditario al ritorno di una battuta di caccia, fu colpito da un dardo di Cupido nel vedere affacciata al balcone una giovane quattordicenne… in quel momento, scattò quella che si dice la scintilla d’amore, dando inizio alla relazione duratura tra Rosa Vercellana e il futuro re Vittorio Emanuele II, malgrado non fosse un uomo affascinante, il suo fascino autentico lo considerava Tombeur de femmes il quale fece breccia, continuando a frequentare una donna amata dal pubblico e conosciuta come la bela Rosin. A differenza dei nobili i quali non erano dell’idea di accettare la giovane né come amante, tantomeno come concubina, cattiveria forse? Lei, la bela Rosin, continuava ad essere amata non solo dal pubblico, forse era il modo di porsi con la sua semplicità… pur non avendo nobili natali, di tutto questo al re non poteva fregar de meno… l’amore in questo caso vinse sposando la ragazza in maniera morganica in seconde nozze.

Purtroppo con la morte del re Vittorio Emanuele II nel 1878, termina la bellissima storia d’amore tra i due che pur essendo sposa, ma non regina, trovarono lontano le spoglie del re, il quale fu tumulato al Pantheon di Roma e lei per il volere dei figli sette anni dopo riposerà nel Mausoleo di Torino… per poi essere traslato al cimitero, negandole il diritto di stare accanto al suo consorte in quanto simbolo di un amore clandestino durato una vita ma osteggiato dall’etichetta…

Daniele Giordano

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