Stazione ferroviaria. Sala d’aspetto. Cinque aitanti ed elegantissimi uomini in impermeabile beige come Humphrey Bogart in Casablanca. Borsalino. Occhiali Ray-Ban neri modello Wayfarer come i fratelli Joliet Jake ed Elwood Blues. Fischi di treni in partenza. Fumo. Attesa. Una luna piena che scruta. Due binari di testa. Un orario. Un coloratissimo juke-box. Un telefono a gettoni. Un attaccapanni. Una valigia di cuoio con un mazzo di rose rosse e un cuore di peluche. Aspettano. Una moneta si rimpalla fra la musica del juke-box e il telefono per comunicare con una petulante fidanzata. Ma si preferisce sempre far cadere il gettone nell’apposita fessura per ascoltare musica scatenata. Immortale. Dalla forte componente Rythm&Blues, Soul, Twist. Ragtime. Musica gioiosa insomma. Impossibile non canticchiare e non ballare.
E dopo “Moonlight serenade” di Glenn Miller e un treno perso, i cinque uomini esplodono con incredibili acrobazie che lasciano attonito il pubblico di grandi e piccini.
Ecco la scena in cui si sviluppa “Let’s twist again!”, il secondo spettacolo di cinque acrobati kenyoti apprezzati in Italia e all’estero, da anni in prestigiosi teatri e nei più grandi festival di tutto il mondo. Con una forte componente musicale e uno straordinario repertorio di capriole, piramidi umane, acrobazie e virtuosismi del corpo, le loro performances divertono spettatori di ogni nazione ed età.
Con l’unica data e l’unico spettacolo a Trieste, il 25 gennaio 2026, il palcoscenico del Politeama Rossetti ha scatenato un teatro praticamente sold out ed ha accolto a braccia aperte i Black Blues Brothers e la loro arte.
Il loro debutto al notissimo e importantissimo Fringe Festival di Edimburgo, ha spalancato loro le porte del pianeta con un riscontro clamoroso: il loro tour mondiale ormai ha raggiunto 1.000 date e 650.000 presenze. I Black Blues Brothers, originari di Nairobi, sono legati al circo sociale Sarakasi (“Circo” in swahili), fondato da Rudy van Dijck e sua moglie. Portano sul palco la gioia della loro madre terra e credono in questa forma di espressione come mezzo di emancipazione e aggregazione, offrendo spettacoli e workshop pratici.
Nel loro nuovo show utilizzano tutti gli oggetti presenti nella stazione ferroviaria (sedie, tavoli, panche, passaggi a livello come asta per ballare il limbo, prolunghe elettriche, bandiere di segnalazione, bidoni e pattumiere come tamburi), il tutto per creare momenti realmente spettacolari. La colonna sonora include famose canzoni principalmente americane di artisti come Elvis Presley, Aretha Franklin, Keith Emerson, Chubby Cheker, Louis Prima, Sam Cooke. Gli spettatori possono aspettarsi altissime piramidi umane, salti mortali multipli e altre acrobazie che hanno conquistato sia il pubblico, sia personaggi di un certo calibro come Papa Francesco, la Famiglia Reale Inglese, il Principe Alberto e la Principessa Stéphanie di Monaco.
Grazia, potenza, forza e soprattutto abilità in questi cinque meravigliosi ragazzi (che sono ben lontani da artrosi e strappi muscolari!) che hanno trasformato il palcoscenico del Rossetti in una palestra di gioia e meraviglia. La sala, piena di famigliole con bambini, si è lasciata andare spesso ad applausi scroscianti e “oohhh!” che dimostravano come, purtroppo, le nuove generazioni siano totalmente disabituate al sogno del Circo e ai suoi stupendi protagonisti che vanno al di là dell’umano.
Era un’atmosfera di un tempo, con un solo accenno, all’ultimo, alla contemporanea break dance e hip hop (cosa che ha scatenato applausi fortissimi, si capiva che era un qualcosa di più familiare).
Spettacolo breve (ovviamente, data la potenza e la difficoltà dei vari numeri) e lieto, che ha fatto uscire dal teatro spettatori gai e sorridenti e bimbi pieni di voglia di ripetere a casa alcuni movimenti per la gioia di mamma e papà (sic!).
Abbiamo bisogno di musica e di leggerezza, forse per ritrovare quel po’ di veri e tangibili supereroi e per capire di più e meglio i nostri limiti, che al momento attuale sembrano tanti. Forse troppi.
Da Trieste per oggi è tutto.
Rosa Zammitto Schiller

