Pillole di… Fernando di Leo. Avere vent’ anni

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Fernando di Leo è stato uno dei protagonisti assoluti del cinema di genere e nessuno dei suoi film è stato mai banale. Basti pensare, ad esempio, a “ Il poliziotto è marcio “, del 1974, una pellicola in cui quello che doveva essere un eroe, un esempio da seguire, era invece un commissario ( scritto apposta con la c minuscola ) corrotto al soldo di spietati delinquenti. Il commissario aveva, poi, un moto tardivo di pentimento dopo che gli uccidevano padre, un onesto maresciallo dei Carabinieri prossimo alla pensione, e compagna, ma oramai il suo destino era compiuto. Ma non è di questo film che voglio parlarvi oggi, bensì di un film che all’ epoca fece molto scalpore perchè dopo la prima proiezione, soprattutto per la scena finale da film horror, per una scena iniziale sulla spiaggia e per una scena saffica fra le due protagoniste, fu pesantemente tagliato, perdendo, però, tutto il suo interesse e riducendosi ad una commedia erotica molto soft: “ Avere vent’ anni “, anno di uscita 1978.

Il film in questione aveva come protagoniste due dive dell’ epoca, quali Lilli Carati e Gloria Guida, oltre a Vittorio Caprioli, Leopoldo Mastelloni, Ray Lovelock, Daniele Vargas, Giorgio Bracardi, Licinia Lentini, Vincenzo Crocitti e Fernando Cerulli.

La pellicola inizia con le due protagoniste, Tina e Lia, rispettivamente la mora Lilli Carati e la bionda Gloria Guida, bellezza più aggressiva la prima, più soft la seconda, che si trovano su una spiaggia e vanno a farsi un bagno, cosa che fanno anche due ragazzi, completamente nudi, con Lia che dice, al riguardo: “ Probabilmente non torneranno più “. Le due ragazze si definiscono “ giovani, belle e incazzate “ e partono all’ avventura cercando un passaggio per Roma dove si recheranno alla comune hippy gestita da un personaggio abbastanza eccentrico, il Nazariota, interpretato dal napoletanissimo Vittorio Caprioli, già protagonista di altri film con il regista pugliese. Da notare come faccia un brevissimo cameo proprio Fernando Di Leo, che indica alle due ragazze come arrivare alla comune. Tina ha una gran voglia di fare l’ amore, anche se nel film usa termini più coloriti, mentre Lia, pur seguendo l’ amica, si mantiene più sulle sue. In questa comune sono presenti i più svariati personaggi, dal “ fatto “ Rico, nei cui panni vediamo l’ inglese di Roma, Ray Lovelock “, con cui Tina, alla fine, riuscirà a fare l’ amore dopo svariati tentativi, al “ santone “ Argiumas, Leopoldo Mastelloni l’ attore, che è in uno stato meditativo da cinque anni, al romanaccio Riccetto, Vincenzo Crocitti, doppiato da Ferruccio Amendola, che poi si scoprirà essere un informatore della polizia, a Patrizia, ragazza madre di tre gemelli. Tina e Lia vivono alla giornata, rubano al supermercato, comprano sigarette in cambio di “ favori erotici “ ed alla fine, per guadagnarsi un po’ da vivere, vanno a vendere enciclopedie ai più svariati personaggi: dal professor Affatati, Daniele Vargas, che pronunciando la parola cultura fa venire un finto orgasmo a Tina, alla cliente lesbica, Licinia Lentini, che prova a sedurre Lia, la quale rifiuta i suoi soldi per comprarsi vestiti più “ adeguati “, al professore rimasto vedovo, Fernando Cerulli, con il quale Lia e Tina sono molto affettuose. In tutto questo, la timida Lia, prima che Tina riesca a far l’ amore con Rico, seduce l’ amica in una scena saffica all’ interno della comune, che oggi farebbe molto sorridere ma che all’ epoca suscitò scandalo e scalpore.

La comune, all’ improvviso, viene smantellata dal maresciallo Zamboni, un eccellente Giorgio Bracardi in un ruolo non comico, che prova ad interrogare tutti i presenti alla comune, ma da nessuno di questi riesce ad ottenere alcun risultato e Tina e Lia vengono invitate a lasciare Roma, con un foglio di via, entro ventiquattro ore, altrimenti finiranno in carcere. La versione censurata del film termina con le due ragazze sorridenti che fanno autostop, quella originale continua con Tina e Lia che si recano ad una trattoria in un bosco ed iniziano a ballare suscitando in una tavolata tutta maschile losche attenzioni. Ad un certo punto, le due vengono circondate dagli arrapati maschi e gli vengono date cinquantamila lire per andare a letto con loro e Tina, senza pensarci due volte, dà lei cinquantamila lire perchè il sesso lo facciano manualmente, per non usare termini censurabili. Escono dal locale, ma vengono inseguite dagli uomini che si reputano “ offesi “ per essere stati rifiutati. Vengono raggiunte e da qui inizia uno dei finali più violenti mai visti nella storia del cinema: vengono completamente spogliate e violentate e mentre giunge il capo di questa banda, un probabile mafioso siciliano doppiato da Biagio Pelligra, Tina prova ad avventarsi su di lui con un bastone, ma lui la stordisce e la mette a testa in giù. Lia vine finita con un colpo alla testa, Tina con due colpi di bastone lì dove non batte il sole e, dopo qualche attimo di silenzio, il capo dice “ Amuninni “ e qui, con le musiche molto leggere, scorrono i titoli di coda.

Considerazioni finali: cosa vuol dire Fernando Di Leo con questo film? Voleva esaltare il femminismo o, visto il finale, voleva far capire che la donna non aveva spazio in quella società? Il film, dopo la prima uscita nelle sale cinematografiche, fu immediatamente ritirato e ritrasmesso col finale edulcorato e senza le due scene di cui avete letto nell’ introduzione, ma è chiaro che in questo modo perdeva tutto il suo significato, tutto il suo “ fascino “. Di Leo stesso si dichiarò soddisfatto del lato economico, ma non del risultato finale. Emblematica, negli open credits, questa frase: «Avevo vent’anni… Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita», frase di Paul Nizan tratta dal film Aden Arabia.

Stefano Bertini

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