Jasmin Carrera non ama le etichette, ma se proprio bisogna usarne una, allora che sia “libera”. Capello rosso fuoco, occhi ammiccanti, 25 anni, italo-venezuelana, uno sguardo che cambia registro con la stessa facilità con cui cambia outfit: da cute a strong, da musa a mistress. La sua carriera nasce nel porno, ma non davanti alla camera per caso: dietro l’obiettivo, semmai, c’è sempre stata la sua vera ossessione creativa. Oggi Jasmin ha deciso di riscrivere le regole del gioco, spostando il focus dall’industria ai fan, dalla produzione di massa al contenuto su misura. Mamma sì, ma senza rinunciare a essere donna, desiderante, protagonista della propria narrazione. E soprattutto: una che le difficoltà le ha guardate negli occhi e ci ha costruito sopra una strada tutta sua.
Jasmin, il tuo primo sogno non era stare davanti alla camera, ma dietro.
Esatto. Prima ancora di pensarmi come pornostar, io mi immaginavo regista. Il mio primo pensiero “sporco” non era esibirmi, ma creare. Raccontare l’erotismo dal mio punto di vista. Poi mi sono detta: per capire davvero questo mondo devo partire dal set. E così ho iniziato come attrice.
Il tuo debutto è stato quasi anonimo, volto coperto e poche aspettative.
Non sapevo nemmeno io cosa sarebbe successo. Ho pubblicato un video senza pensarci troppo, ed è lì che è arrivata la chiamata di Max Felicitas. Da quel momento è cambiato tutto: il primo video ufficiale, AmaProductions che diventa la mia casa, il mio spazio creativo.
AmaProductions ha una filosofia molto precisa, quasi controcorrente.
Sì, per me l’erotismo deve essere inclusivo. Ho voluto collaborare anche con persone disabili per dimostrare che non esistono barriere nel desiderio. Ognuno ha gusti, sogni, fantasie. Se ti piaci, piacerai anche agli altri: è questo il messaggio.
Poi arriva l’incontro con Rocco Siffredi.
In realtà arriva per caso. Stavo accompagnando una collega, giro la mia prima scena con lui e nasce un’amicizia, anche perché siamo in parte conterranei. Successivamente sono diventata coach alla sua Academy, accanto a nomi importantissimi. È stata una grande scuola, umana e professionale.
Dopo quasi 100 scene e set in tutta Europa, perché cambiare strada?
Il porno è bellissimo, ma è anche pressione, caos, tante ore sul set. A un certo punto ho sentito il bisogno di qualcosa di diverso. OnlyFans mi permette di creare contenuti su misura, di parlare con chi mi segue, di entrare davvero nelle loro fantasie più segrete. È un rapporto diretto, senza filtri.
Su OnlyFans emergono tutte le tue “personalità”.
Assolutamente. Io ho due anime: strong e cute. Posso essere dolce o dominatrice, esibizionista o raffinata. Con i vestiti a tema, lo stile bondage, il lato mistress… lì posso essere tutto, senza barriere.
Sei una donna che si è costruita da sola, anche lontano dai riflettori.
Ho viaggiato da sola, vissuto da sola, fatto anche il carrozziere pur di arrivare dove volevo. Non ho mai chiesto permesso a nessuno. Ora, dopo due anni, ho voglia di tornare in pista con un nuovo format, magari più ironico, più leggero, da affiancare alle interviste che già realizzo.
Il 7 marzo sarai a Mantova con Rocco Siffredi.
Sì, al Break Beers. Mi piace incontrare le persone dal vivo, portare fuori dallo schermo quello che sono davvero.
C’è un messaggio che vorresti lasciare alle donne che ti guardano?
Di non avere paura di fare quel passo che sembra un salto nel vuoto. Spesso non è un baratro, è solo una nuova strada. Io ne sono la prova.
Ultima curiosità: è vero che con te succede sempre qualcosa?
Sempre. A scuola con il prof, sui treni, al sushi… diciamo che la noia non mi ha mai trovata.
Manuele Pereira

