DJ Mitch: «Il cibo va raccontato con verità». Nasce “Recensioni del Terzo Tipo”

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Dj Mitch è una di quelle voci che, da oltre vent’anni, accompagnano il pubblico italiano tra radio, televisione e numerosi linguaggi digitali. Da Hit Channel e Radio 105 – dove con Tutto Esaurito ha firmato uno dei programmi più ascoltati di sempre, premiato con le Cuffie d’Oro – fino a Le Iene, passando per format televisivi. Oggi Mitch torna a mettersi in gioco con Recensioni del Terzo Tipo, un format che nasce da una passione personale – il cibo – ma che va oltre l’ennesimo racconto gastronomico. Niente piatti patinati o giudizi urlati: al centro ci sono la verità, la consapevolezza e il rispetto, tanto per chi cucina quanto per chi si siede a tavola. In un’epoca dominata da recensioni impulsive e ristoranti sempre più “instagrammabili”, Mitch sceglie di andare controcorrente e da questa scelta nasce un racconto diretto dove le storie dei locali, la qualità delle materie prime e il dialogo diventano strumenti per capire, non per giudicare. Perché, come spiega lui stesso, non si tratta di dare voti o collezionare stelline, ma di restituire dignità al cibo e a chi lo vive ogni giorno, da entrambe le parti del tavolo.

Nel presentare Recensioni del Terzo Tipo hai detto che non volevi “l’ennesimo programma sul cibo”, ma uno spazio dove si parla di consapevolezza e verità. Che cosa sentivi mancasse nei format food tradizionali e quale idea nuova volevi portare con questo progetto?

“Oggi molti ristoranti sono diventati veri e propri influencer: foto perfette, styling impeccabile, migliaia di like. Ma poi ti siedi a tavola e ti chiedi: “Ok, ma il cibo è davvero all’altezza?”

Noi abbiamo voluto verificare proprio questo: se dietro quella vetrina Instagram c’è davvero sostanza. Perché una cosa è costruire hype online, un’altra è soddisfare la pancia”.

Nel programma dite che oggi sapere da dove arriva ciò che mangiamo non è un lusso, ma un diritto. Secondo te, quanto siamo davvero informati quando ci sediamo al tavolo di un ristorante?

“Ti faccio una domanda: quando mangi fuori, sai davvero cosa hai nel piatto? Da dove viene quella carne? Che riso stanno usando per quel risotto? Che farina c’è nell’impasto della pizza?

Nella maggior parte dei casi ci affidiamo alla fiducia cieca. Ma oggi la fiducia non basta più. Ed è un paradosso, perché tantissimi locali lavorano con materie prime eccellenti solo che non lo comunicano. È da qui che è nata l’idea del format insieme al mio autore Salvatore Barbato: volevamo creare qualcosa che desse voce a chi fa le cose per bene, ma anche che educasse il pubblico a riconoscere la qualità vera. Se usi prodotti di qualità, perché tenerlo nascosto? Raccontalo, comunicalo, fallo diventare il tuo punto di forza”.

Una frase chiave del format è: “Non giudichiamo il piatto, raccontiamo la verità”. È più difficile essere onesti o essere diplomatici quando si parla di cibo e ristoranti?

 “La difficoltà vera non è dire la verità, ma dirla nel modo giusto. Noi non siamo qui per demolire nessuno. Dietro ogni ristorante ci sono persone, famiglie, storie, sacrifici.

Una critica può essere dura, ma deve sempre essere onesta e rispettosa. Ecco perché prima di giudicare ascoltiamo, chiediamo, ci confrontiamo. La nostra verità passa dal dialogo, non dallo scontro”.

 Ogni puntata mette a confronto le recensioni negative del web con la realtà dei locali. Ti è capitato di scoprire che una recensione durissima era totalmente ingiusta… o al contrario fin troppo indulgente?

Dipende. Quando una critica torna più volte, spesso c’è del vero. Ma ci è capitato anche il contrario: piatti massacrati online che dal vivo erano ottimi, ben fatti, a volte persino memorabili.

È proprio lì che il nostro lavoro ha senso: andare oltre il rumore digitale e capire cosa c’è davvero dietro. Perché le recensioni raccontano emozioni, noi raccontiamo i fatti”.

In ogni episodio sei affiancato da chef ed esperti del settore per un’analisi tecnica dei piatti. Questo confronto ti ha fatto guardare il cibo con occhi diversi rispetto a prima?

“Assolutamente sì. Confrontarsi con gli chef ti apre un mondo. Una cosa che mi ha stupito? Scoprire che nei ristoranti di livello anche l’acqua è un ingrediente.

Non sto scherzando: il tipo di acqua che usi in cucina influenza la cottura della pasta, la consistenza del risotto, il sapore finale del piatto. È un livello di cura che pochi conoscono, ma che fa tutta la differenza”.

Alla fine resta sempre una domanda: ha ragione il cliente deluso o il ristorante accusato? Dopo questa esperienza, ti senti più dalla parte dei clienti o dei ristoratori?

“Diciamo fifty-fifty. A volte i ristoratori hanno ragione, altre volte i clienti colgono nel segno. Il punto è un altro: il modo in cui si recensisce.

Le recensioni migliori sono quelle scritte a mente fredda, quando l’emozione del momento è passata e resta solo il giudizio. Una recensione non dovrebbe mai essere una vendetta personale, ma un contributo utile per chi legge”.

Nel corso della tua carriera hai vissuto tante esperienze di successo, da Tutto esaurito a Le Iene. In Recensioni del Terzo Tipo, che cosa senti di poter dare in più rispetto al passato e qual è il messaggio che vorresti arrivasse al pubblico?

“Tutto Esaurito su Radio 105 e Le Iene sono i programmi del cuore. Ma Recensioni del Terzo Tipo è diverso: qui faccio una cosa che adoro da sempre, mangiare, e la porto in televisione con tutta la mia curiosità gastronomica.

Sono un food lover: quando viaggio o lavoro, la prima cosa che faccio è cercare dove mangiare bene. Con questo format ho trasformato quella passione in una missione concreta.

Mi piace l’idea di dare un contributo alla cultura del cibo: aiutare le persone a mangiare meglio, a scegliere con consapevolezza, a capire quando vale davvero la pena spendere. Perché non si tratta solo di stelline o foto Instagram: si tratta di rispetto per chi cucina e per chi mangia.

E poi diciamocelo: c’è qualcosa di più bello che unire passione, curiosità e buona forchetta?”

Grazie per questa chiacchierata e per averci raccontato il dietro le quinte di Recensioni del Terzo Tipo. Ti auguriamo il meglio per il programma e per tutte le tue prossime sfide artistiche: in bocca al lupo per questa nuova avventura!

“Grazie a te Max e un saluto ai lettori del Corriere Dello Spettacolo”.

“Dimmi quel che mangi e ti dirò chi sei.” — Anthelme Brillat-Savarin

A intervista conclusa, resta il piacere autentico di aver incontrato e raccontato un personaggio di spessore come DJ Mitch, che ha saputo rivoluzionare il modo di fare radio e televisione, anticipando linguaggi e format senza mai perdere il contatto con il pubblico. Un professionista solido, ma prima ancora una persona perbene, nella quale si percepisce chiaramente la passione per il proprio lavoro e la capacità di vivere ogni progetto come se fosse il primo, con curiosità ed entusiasmo sinceri.

Mentre risalgo in macchina, tornano alla mente le sue parole: oggi non basta mangiare, bisogna sapere cosa mangiamo. Informarsi, educarsi ed educare al cibo significa scegliere con consapevolezza, rispettare chi cucina e, allo stesso tempo, prendersi cura di sé. Perché il mangiare bene non è una moda, ma un’azione di responsabilità quotidiana verso noi stessi e il nostro benessere.

Max Cavallo

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