Indipendenza, resistenza e libertà: il mondo di Angelica Del Nibbio

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Essere un’artista indipendente oggi significa destreggiarsi tra creatività pura e gestione pratica del proprio lavoro. Angelica Del Nibbio racconta con chiarezza e autenticità il suo percorso: le collaborazioni che le permettono di esprimersi al meglio, le sfide dell’autoproduzione, e la pazienza necessaria per trasformare le idee in musica. In questa intervista emerge un ritratto di un’artista che vive l’indipendenza come un equilibrio tra libertà e responsabilità, tra resistenza e passione.

Intervista:

Essere un’artista indipendente oggi significa spesso occuparsi di tutto, dalla scrittura alla promozione. Come vivi questo equilibrio tra parte creativa e parte organizzativa del tuo lavoro? Ti pesa o lo senti come una forma di controllo sul tuo progetto?
Ciao e grazie per le domande!! Ultimamente lo sto vivendo abbastanza bene ma perché godo di un grande sostegno da parte dei miei collaboratori (sia a livello di produzione musicale, sia per immagine ecc). È sia impegnativo sia stimolante, direi che in generale sono molto contenta di farlo!

Nel tuo percorso, quanto è stato importante costruire una rete di persone di fiducia? C’è qualcuno che ti affianca stabilmente — artisticamente o professionalmente — o preferisci mantenere una dimensione più autonoma?
Come dicevo sono affiancata solidamente da diverse persone; per le produzioni sono con Quintoquartostudio, per i master abbiamo trovato questi ragazzi bravissimi di Londra. Per immagini e video, anche quella è praticamente una collaborazione in cui tutti; dal regista alla truccatrice, allo scenografo ecc ecc dedicano il loro tempo e la loro creatività perché c’è un’idea comune di base… purtroppo fondi essendo emergenti ce ne sono pochi ma cerchiamo di fare qualcosa che possa essere utile a tutti!! 🙂

Quanto influisce l’autoproduzione sulle scelte artistiche che fai? Ti senti più libera nel sperimentare o, al contrario, più vincolata da limiti pratici ed economici?
Per fortuna i ragazzi di Quintoquarto studio hanno una strumentazione invidiabile, accumulata in anni e anni di lavori; praticamente ciò che hanno guadagnato l’hanno investito nuovamente. Amo il modulare, tutto quello che riguarda la sintesi e loro giocano tantissimo con quelle macchine lì. Chiaro è che nessuno di noi può permettersi microfoni da 10.000 euro ma non è necessario, sono convinta che un buon orecchio sia la cosa veramente essenziale e loro ce l’hanno. Per video-immagini ecc il lato economico vincola tantissimo; chiaramente io mi reputo super fortunata perché facciamo quasi tutto a collaborazione ma se avessi parecchio budget avrei qualche idea.

Guardando al dietro le quinte del tuo lavoro, qual è l’aspetto meno visibile ma più impegnativo dell’essere un’artista indipendente, quello di cui si parla meno ma che incide davvero sul percorso?
L’attesa… in realtà mi sta molto stretta la cosa di dover correre, di dover postare di continuo perché sennò l’algoritmo è lì pronto a sculacciarti MA sinceramente preferisco togliermi da quest’ottica e fare il mio. Chiaramente come dicevo l’attesa è la cosa più snervante; io scrivo e poi c’è tutto il tempo lungo di produzione in cui io sono lì che aspetto e non vedo l’ora di registrare. Però è anche bella tutta la fase di stesura della musica.

Se dovessi definire oggi cosa significa per te “indipendenza” nella musica, parleresti più di libertà, di responsabilità o di resistenza? E pensi che questo approccio cambierà in futuro?
Direi libertà e resistenza per il semplice fatto che, come dicevo, c’è una tendenza… una sorta di corrente che cerca di farci sguazzare velocissimo e spesso i risultati sono A) tanti, tanti, tanti (parlo a livello di numero di brani esistenti) B) poco sentiti, dozzinali… se non hai tempo per pensare, per riflettere… cosa puoi scrivere? E soprattutto il tempo dopo averlo scritto? Magari risenti il brano alla fine del lavoro e non lo riconosci più come tuo. Secondo me ci vorrebbe più calma.

Luca Vettoretti

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