“Quando la finirai con Pina Bausch?” Giuseppe Sollazzo celebra la coreografa tedesca al Teatro San Ferdinando di Napoli

Data:

 

Tra i miti del mondo dello spettacolo è frequente che vi siano attori, attrici e registi universalmente famosi, è più raro vedere coreografi o danzatori, eppure Pina Bausch lo è stata. Ciò che la caratterizza è la sua capacità visionaria di aver creato uno stile, anzi, una vera e propria scuola di pensiero alla quale poi tutti i coreografi di danza contemporanea si sono ispirati. Negli anni ’70 cambiò il modo di danzare dando origine al teatro-danza (Tanz theater), genere totalmente nuovo che trasformò la danza moderna introducendo nella coreografia gesti differenti, parole, suoni dirompenti, narrazione della quotidianità e problematiche contemporanee. Gli sviluppi drammaturgici delle pièces furono rivoluzionari, i danzatori erano chiamati anch’essi alla creazione attraverso l’improvvisazione, la sua danza era una filosofia di vita. Diventò personaggio, influenzando la coscienza collettiva e creando un movimento culturale. Chi ha vissuto quell’epoca non può non annoverarla tra i miti della propria gioventù, tra quelle icone che lasciano il segno a prescindere dal campo di azione, semplicemente in quanto simbolo di un modo di essere.

Lo spettacolo dal titolo “Quando la finirai con Pina Bausch?”, scritto e diretto da Giuseppe Sollazzo e andato in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli il 31 gennaio e 1° febbraio, ha inteso celebrare la figura della coreografa tedesca dal punto di vista di un fan, di un individuo che l’ha sempre guardata e ammirata da lontano, pensata, sognata, forse idealizzata. Folgorato da Pina Bausch a Parigi negli anni ’80, durante uno spettacolo, il regista non ha potuto più dimenticare immagini, sensazione e suggestioni che gli furono trasmesse tanto da decidere, dopo molti anni, di farne uno spettacolo suo col linguaggio che più gli appartiene. Non è danza, come si potrebbe erroneamente pensare, ma prosa con movimenti coreografici curati da Beatrice Libonati, storica danzatrice e assistente della Bausch a Wuppertal. Prosa, ma fino a un certo punto, perché l’autore pone una particolare attenzione al linguaggio non verbale, affascinato dall’idea di un teatro affrancato dalla supremazia del testo recitato. Con circa 20 elementi tra attori e danzatori, Sollazzo mette in scena la persona e il personaggio: frammenti di vita vissuta e suggestioni da palcoscenico, immagini iconiche e gesti quotidiani, scardinando il rapporto tra finzione e realtà. La performance è un viaggio onirico nell’universo di Pina Bausch che comincia dalla sua infanzia trascorsa nel ristorante dei genitori quando un gruppo di artisti dello spettacolo, clienti abituali, notarono la sua naturale predisposizione alla danza e la introdussero nel loro ambiente. L’interpretazione di Pina bambina è affidata alla giovanissima, quanto brava, Marisol Borgo, che dimostra una capacità espressiva e una padronanza scenica notevoli considerata l’età. Il racconto biografico si sviluppa grazie alla voce narrante (Beatrice Libonati e Isabella Mosca Lamounier) che contestualizza la performance di danza e mimo, interrotta periodicamente da brani recitati in un excursus che alterna vita privata e professionale della coreografa. Pina adulta, interpretata con grande intensità dalla leggiadra performer Tresy Alberti, danza tra le sue creazioni più iconiche che rivelano tematiche sociali come il conflitto generazionale, la violenza di genere e l’ipocrisia borghese, accennate da Sollazzo sempre in modo poetico e delicato. Nel momento culminante della rappresentazione, attraverso l’espediente del metateatro, il regista inserisce un personaggio catapultato dall’attualità che svela la genesi dell’opera e il suo travaglio interiore, durato anni, dato dalla necessità di celebrare l’artista leggendaria. La platea, gremita in entrambe le date, ha premiato col suo entusiasmo l’originale produzione del Teatro di Napoli, dimostrando ancora una volta quanto l’arte renda eterni.

Serena Cirillo

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati