Consacrazioni episcopali, non per ribellione ma per necessità

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Nei momenti più difficili della storia della Chiesa, quando l’errore si diffonde sotto apparenze di bene e la verità viene oscurata da un falso spirito di pace, la Provvidenza suscita anime e opere chiamate a custodire il deposito della fede. Non si tratta di iniziative temerarie, ma di atti compiuti sotto il peso di una grave responsabilità davanti a Dio.
Le prossime consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X devono essere comprese in questa luce: non come gesto di opposizione, ma come atto di necessità, dettato dalla volontà di preservare la continuità del sacerdozio cattolico, della Santa Messa e della dottrina immutabile della Chiesa.
La successione apostolica, bene essenziale della Chiesa
La Chiesa non vive di adattamenti al tempo presente, ma della grazia che le viene da Cristo attraverso la successione apostolica. Dove manca il vescovo, viene meno il sacerdote; dove viene meno il sacerdote, il Sacrificio eucaristico si spegne; e dove il Sacrificio non è più offerto, le anime restano prive del nutrimento soprannaturale.
In tempi ordinari, tale successione procede nella pace e nell’ordine. Ma quando circostanze eccezionali minacciano la trasmissione integra della fede e dei sacramenti, l’atto che in altri tempi sarebbe straordinario diviene moralmente necessario. Così insegna la retta teologia, così conferma la tradizione dei Padri.
San Tommaso d’Aquino ricorda che, quando è in pericolo il bene comune della fede, il silenzio non è virtù, ma colpa. La carità verso la Chiesa esige talvolta un atto fermo e doloroso, compiuto non contro l’autorità, ma per il fine stesso per cui l’autorità è stata data.
Il pericolo del compiacimento del mondo
La Chiesa non è stata inviata per piacere al mondo, ma per salvarlo. Ogni volta che essa ha cercato il favore degli uomini sacrificando la chiarezza della verità, ha finito per essere disprezzata da coloro che voleva compiacere.
L’odierna inclinazione a tacere su ciò che divide, a relativizzare ciò che è certo, a negoziare ciò che è sacro, non è segno di forza, ma di debolezza. Il mondo non si converte con il silenzio della Chiesa, ma con la sua voce chiara e fedele.
La dolorosa condizione della Chiesa in Cina, sottoposta a un potere ostile a Dio e alla legge naturale, resta una ferita aperta nel corpo ecclesiale. Quando l’autorità spirituale si piega all’autorità terrena, le anime ne pagano il prezzo. Non si possono servire due padroni.
Fedeltà alla Tradizione, non nostalgia del passato
La Tradizione non è un ricordo da conservare nei libri, ma una vita da trasmettere. Essa non appartiene a un’epoca, ma alla Chiesa di tutti i tempi. Rifiutare la Tradizione non è segno di progresso, ma di smarrimento.
San Pio X, di venerata memoria, ammonì che il più grave pericolo per la fede nasce quando l’errore si presenta come riforma e il cambiamento come necessità inevitabile. Per questo egli difese con fermezza la dottrina, la liturgia e la formazione sacerdotale, sapendo che ciò che viene da Dio non può essere corretto dall’uomo.
La Fraternità che porta il suo nome si colloca in questa linea di continuità: non per separarsi dalla Chiesa, ma per restare ciò che la Chiesa è sempre stata.
Obbedienza vera e suprema legge delle anime
L’obbedienza cristiana non è cieca sottomissione, ma adesione ordinata alla verità. Quando l’autorità viene esercitata contro il fine per cui è stata istituita, cioè la salvezza delle anime, è dovere della coscienza ricordare che “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.
Le consacrazioni episcopali che si preparano non nascono da spirito di divisione, ma da un profondo senso di dovere. Esse intendono garantire che, anche in tempi di grande confusione, la fede cattolica continui a essere insegnata senza mutilazioni, i sacramenti amministrati validamente e la Santa Messa offerta come è sempre stata.
Poiché il cielo e la terra passeranno, ma la parola del Signore non passerà. E la Chiesa, pur attraversando la tempesta, rimane fondata non sulle mode del tempo, ma sulla roccia che è Cristo.

Andrea Rossi

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