In scena dal 19 gennaio al 1° febbraio 2026 al “Teatro Ivo Chiesa” di Genova
Con Troppo ghiaccio, secondo capitolo della serie teatrale Egosauri, Fiammetta Bellone prosegue la sua esplorazione delle periferie emotive e sociali, affidando alla regia un ruolo di scavo psicologico che amplifica la densità dei personaggi e la tensione sotterranea delle loro relazioni. Il bar in cui Alberta, Eva e Patrizia trascinano le loro giornate non è soltanto un luogo realistico. Il locale è un laboratorio umano, un microcosmo che ricorda gli interni chiusi e carichi di sottotesti del teatro europeo del secondo Novecento, da Pinter a Fassbinder, dove la quotidianità diventa un campo minato di silenzi, omissioni e improvvise deflagrazioni morali.
Fiammetta Bellone qui in scena insieme a Barbara Moselli, Edoardo Roti, Alex Sassatelli e Fanni Wrochna costruisce un ensemble compatto, capace di restituire la complessità di tre figure femminili che vivono sospese tra sopravvivenza e disincanto. Alberta difende il bar come si difende un ultimo frammento di identità; Eva osserva il mondo con un nichilismo che sfiora la crudeltà; Patrizia tenta di mantenere un equilibrio impossibile tra ciò che mostra e ciò che teme di rivelare. In loro convivono archetipi antichi e fragilità contemporanee, segnate da precarietà economica e affettiva, ma anche da una sorprendente capacità di adattamento.
L’arrivo dell’intellettuale Aldo e del viscido Lo Cicero: (figure che Roti e Sassatelli interpretano con un calibrato mix di ironia e inquietudine) introduce un elemento di disturbo che incrina la routine domenicale e trasforma il bar in un’arena morale. La “Coca-Cola con troppo ghiaccio” diventa un dettaglio simbolico: un eccesso superfluo, una freddezza che si insinua nei rapporti umani, un presagio di ciò che sta per accadere. E quando un cadavere entra metaforicamente in scena, il testo scivola verso un noir che non rinuncia però a un’ironia corrosiva, quasi beckettiana.
La regia di Bellone orchestra questo vortice di menzogne e micro‑tradimenti con un ritmo che alterna sospensione e accelerazioni improvvise, lasciando emergere il cuore filosofico della serie. L’“Egosauro” come metafora dell’io primordiale, istintivo, che riaffiora quando le convenzioni sociali si sgretolano. Le protagoniste si trovano così a ridefinire i confini della propria moralità, in un mondo che sembra richiedere una continua negoziazione con il lato oscuro di sé.
Troppo ghiaccio diventa allora un racconto di donne che resistono, mentono, proteggono e si proteggono, in un universo che non concede tregua. Quando la maschera cade ( e Bellone ci ricorda che prima o poi cade sempre) ciò che resta è la nuda verità dei personaggi, la loro parte più feroce e più autentica: gli Egosauri.
Giuliano Angeletti

