In scena il 3 febbraio 2026 al “ Teatro Ivo Chiesa ” di Genova
La produzione del Teatro Stabile di Bolzano, diretta da Andrea Bernard, propone con kind of Miles un’operazione scenico‑musicale che si colloca all’incrocio tra performance jazzistica, dispositivo teatrale e riflessione estetica sul concetto stesso di mito. L’intervento di Paolo Fresu, accompagnato da un ensemble di sette musicisti e dai video di Marco Usuelli, non si limita a un omaggio celebrativo a Miles Davis, ma si configura come un’indagine sulla persistenza del suo lascito nella contemporaneità.
Il punto di partenza è la meditazione di Fresu sul valore del mito nella società attuale. La sua osservazione sulla volatilità delle icone contemporanee — figure che si accendono e si dissolvono con la rapidità del consumo mediatico — introduce una distinzione fondamentale tra la mitopoiesi effimera del presente e la dimensione archetipica del mito classico. In questa prospettiva, Miles Davis viene collocato non come semplice riferimento storico del jazz, ma come figura mitica nel senso antropologico del termine: un generatore di linguaggi, un corpo sonoro capace di attraversare epoche e culture.
La riflessione di Fresu sul “soffio” come elemento fondativo del mito musicale — un soffio che è insieme carezza e graffio — trova una precisa traduzione scenica nella regia di Bernard, che costruisce un ambiente percettivo in cui il suono diventa vettore di memoria e di temporalità dilatata.
Bernard adotta un impianto registico che evita ogni forma di narrazione biografica o illustrativa. La scena è concepita come spazio di risonanza, in cui la musica non accompagna l’azione, ma è l’azione. L’uso dei video di Marco Usuelli non ha funzione didascalica: essi operano come stratificazioni visive che amplificano la dimensione evocativa dello spettacolo, inscrivendo la figura di Davis in un orizzonte simbolico più che documentario.
La regia si distingue per un approccio fenomenologico: ciò che interessa non è rappresentare Miles, ma far emergere la percezione del suo passaggio, la traccia che il suo linguaggio ha lasciato nel corpo sonoro del Novecento.
L’organico strumentale ( comprendente, oltre a Fresu, Bebo Ferra, Christian Meyer, Dino Rubino, Federico Malaman, Filippo Vignato, Marco Bardoscia e Stefano Bagnoli) costituisce un laboratorio timbrico che dialoga con la tradizione senza mai cadere nella citazione mimetica. Le due batterie (Meyer e Bagnoli) creano un tessuto ritmico complesso, che richiama le sperimentazioni elettriche degli anni Settanta senza replicarne le formule. Il Fender Rhodes di Rubino e la chitarra elettrica di Ferra introducono una dimensione elettrica non revivalistica. Il trombone di Vignato, con l’uso di multieffetti e synth, amplia ulteriormente il campo timbrico, collocando lo spettacolo in una dimensione sonora pienamente contemporanea.
L’ensemble funziona come un organismo collettivo, in cui la leadership di Fresu non è gerarchica ma dialogica: la tromba emerge come voce-guida, ma sempre all’interno di un processo di costruzione condivisa.
La performance di Fresu si distingue per la capacità di coniugare rispetto filologico e libertà interpretativa. Il suo suono, pur riconoscibile e personale, si pone come vettore di una memoria musicale che non intende riprodurre Davis, ma interrogarne l’eredità. In questo senso, kind of Miles non è un concerto-tributo, bensì un esercizio di ascolto critico: un tentativo di comprendere come un mito musicale possa continuare a generare senso nel presente.
La tromba di Fresu diventa così un dispositivo di attraversamento: un mezzo per esplorare la distanza tra l’icona e il suo lascito, tra la figura storica e la sua permanenza simbolica.
kind of Miles si configura come un’operazione di alto profilo artistico e concettuale. La sua forza risiede nella capacità di evitare tanto la retorica celebrativa quanto la tentazione filologica, proponendo invece un percorso di riflessione sul mito come forma di conoscenza e come esperienza estetica. La durata contenuta (90 minuti) contribuisce a mantenere la densità percettiva dello spettacolo, che si offre come un rito laico dedicato non solo a Miles Davis, ma alla possibilità stessa che la musica continui a produrre mito.
Giuliano Angeletti
kind of Miles…
Produzione
Teatro Stabile di Bolzano
Regia
Andrea Bernard
Interpreti
Paolo Fresu tromba, flicorno e multieffetti
e con Bebo Ferra chitarra elettrica
Christian Meyer batteria
Dino Rubino pianoforte e Fender Rhodes
Federico Malaman basso elettrico
Filippo Vignato trombone, multieffetti, synth
Marco Bardoscia contrabbasso
Stefano Bagnoli batteria
New media artist
Marco Usuelli, Alexandre Cayuela
Disegno luci
Marco Alba
Costumi
Elena Beccaro
Ph
Tommaso La Pera

