La crisi attuale della Chiesa non è soltanto pastorale, ma dottrinale. Ambiguità morali, silenzi su verità fondamentali e rovesciamenti pratici dell’insegnamento cattolico spingono molti fedeli a porsi una domanda grave ma legittima: un Papa può apostatare dalla fede o insegnare errori?
La sede vacante non è una teoria moderna, ma una realtà storica conosciuta dalla Chiesa. Essa ricorda una verità essenziale: la Chiesa vive di Cristo, non del Papa. Il Romano Pontefice è Vicario di Cristo, non la fonte della fede.
San Roberto Bellarmino, Dottore della Chiesa, insegna con chiarezza che il Papa è infallibile solo quando definisce solennemente ex cathedra. Come uomo privato, egli può cadere in eresia, e — afferma il santo — un Papa manifestamente eretico cesserebbe ipso facto di essere Papa, perché cesserebbe di essere cattolico. Sorge la domanda: oggi i cattolici sono confermati nella fede dall’autorità? Questa posizione teologica è condivisa da grandi santi e teologi come San Tommaso d’Aquino, San Alfonso Maria de’ Liguori, Suárez e Cajetano, e non è mai stata condannata dalla Chiesa.
Oggi il problema non è una definizione eretica solenne, ma una confusione sistematica, una pastorale che contraddice la dottrina e un magistero spesso molto ambiguo. Questo genera smarrimento e una crisi di autorità senza precedenti.
In tempi di oscurità, il cattolico non inventa certo una nuova Chiesa, ma si rifugia nella Tradizione: nella Messa di sempre, nel catechismo perenne, nell’insegnamento dei santi. Come insegna San Vincenzo di Lerino, la fede autentica è “ciò che è stato creduto ovunque, sempre e da tutti”.
Cristo non abbandona la Sua Chiesa. Anche quando i pastori vacillano, la verità rimane. La fedeltà non è cieca adesione alle novità, ma perseveranza nella fede ricevuta dagli Apostoli.
“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” (Mt 24,35)
Andrea Rossi

