Roma, Teatro di Villa Lazzaroni, dal 6 all’8 febbraio 2026
Ci sono spettacoli teatrali che, una volta visti, entrano di diritto nella categoria del “privilegio”. Privilegio di esserci stati, di non aver gettato via una serata, di emozionarsi, di essere travolti piacevolmente dalla bellezza che solo il teatro può donare. Tutto questo ed altro ancora è stato “Alda Merini – Una donna sospesa tra il dolore e la gioia”, dal 6 all’8 febbraio al Teatro di Villa Lazzaroni. Sono addirittura in difficoltà nello scriverne perché non è semplice, anzi direi presuntuoso, poter descrivere le sensazioni che una rappresentazione simile ha destato in chi scrive. Un testo bellissimo di Antonio Nobili, profondo senza essere pedante, affidato alle interpretazioni del bravo Andrea Carpiceci e della, consentitemelo, sontuosa Giorgia Trasselli, hanno entusiasmato ed emozionato un foltissimo pubblico attento e, udite udite, educatissimo. L’espediente drammaturgico del giovane studente che si reca nella casa della poetessa per raccogliere elementi per un libro del suo professore universitario, ci porta nel corso di quattro incontri tra i due che, da semplice intervista, diventano una lezione di vita potentissima e dolorosa, divertente anche e a capofitto nelle viscere della poesia più deflagrante. Un viaggio dentro umanità burrascose in cui scorgere i semi della poetica meravigliosa della più grande poetessa del novecento italiano. Un percorso costruito mirabilmente dalla bellissima penna dell’autore e reso magico dai due attori in scena.
Di Alda Merini sappiamo molte cose, soprattutto grazie alle sue memorabili apparizioni in televisione (sapientemente citate nello spettacolo). Questo spettacolo ci fa il grande regalo di scendere in una umanità complessa, durissima e sublime, con la maestria di un’attrice straordinaria e, anche lei, di grande umanità ed umiltà, doti senza le quali non si raggiungono certe vette di interpretazione. Sono sei anni che la Compagnia porta in giro questa pièce. Se continuerà, non perdete l’occasione di ammirarla. Sono occasioni che riconciliano la vita con l’arte del più bel teatro contemporaneo. Privilegi, appunto.
Paolo Leone

