Cuor di coniglio… di Compagnia Dimitri / Canessa

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Cuor di coniglio si inserisce pienamente in quella linea di ricerca che, da anni, caratterizza il teatro ragazzi italiano più innovativo: un teatro che non si limita all’intrattenimento, ma che diventa spazio di riflessione critica, luogo di costruzione simbolica e laboratorio di cittadinanza emotiva.

La produzione congiunta di Associazione Sosta Palmizi, Pilar Ternera / Nuovo Teatro delle Commedie e Straligut Teatro non è un semplice dato organizzativo: testimonia l’esistenza di un ecosistema artistico che sostiene la sperimentazione sul corpo, sul movimento e sulle forme ibride del teatro fisico.

La regia di Elisa Canessa si colloca in questa cornice con un approccio quasi fenomenologico: l’esperienza scenica non è rappresentazione, ma manifestazione, epifania di un processo interiore che prende forma attraverso il corpo, il ritmo e la relazione.

Il nucleo narrativo – Vincent che perde il cuore a causa del giudizio degli altri – si presta a una lettura antropologica e psicologica. Il “cuore” sottratto non è soltanto un organo simbolico: rappresenta la capacità di provare emozioni, la libertà di immaginare, la possibilità di esistere senza maschere, la dimensione ludica e creativa dell’infanzia. In questo senso, lo spettacolo dialoga con le teorie di Donald Winnicott sul “vero sé” e sul gioco come spazio transizionale: Vincent perde il cuore nel momento in cui il suo sé autentico viene minacciato dalle aspettative sociali. La fiaba diventa così un racconto di formazione che mette in scena il conflitto tra identità individuale e normatività collettiva.

La comparsa di Rosi, il coniglio danzante, introduce un elemento che richiama la figura del trickster nelle mitologie comparate: un essere liminale, che abita il confine tra ordine e caos, tra realtà e immaginazione. Rosi non è solo un compagno di viaggio, ma un alter ego di Vincent, la sua parte ludica e creativa, un mediatore tra mondo reale e simbolico, un catalizzatore di trasformazione. La scelta di affidare questa figura a un linguaggio corporeo clownesco – interpretato da Federico Dimitri e Francesco Manenti – amplifica la dimensione rituale del viaggio: il corpo diventa strumento di conoscenza, rivelazione e metamorfosi.

Canessa costruisce una drammaturgia che privilegia il teatro fisico e la clownerie come linguaggi primari. Una scelta tutt’altro che neutra: nel teatro contemporaneo, il corpo è un luogo politico, un campo di tensioni tra norme sociali e possibilità espressive. Attraverso gesti amplificati, ritmi sincopati, cadute, slanci e sospensioni, il corpo dei performer diventa un archivio di emozioni. La produzione, sostenuta da realtà che da anni lavorano sulla ricerca coreografica e sul teatro di movimento, permette allo spettacolo di sviluppare una grammatica scenica coerente e raffinata.

Cuor di coniglio si colloca nella tradizione di un teatro che considera la fantasia uno strumento di emancipazione, in dialogo con autori come Bruno Bettelheim, per il quale la fiaba è un mezzo per elaborare conflitti interiori, e con pedagogisti come Paulo Freire, per cui l’immaginazione è un atto di libertà.

Ne risulta uno spettacolo capace di coniugare rigore formale e accessibilità, profondità teorica e leggerezza poetica. La regia di Elisa Canessa e la struttura produttiva che la sostiene danno vita a un’opera che non si limita a raccontare una storia, ma invita lo spettatore – bambino o adulto – a interrogarsi su cosa significhi custodire il proprio cuore, come si costruisca l’identità, quale ruolo abbia l’immaginazione nella vita quotidiana, come si possa resistere al giudizio e alla normalizzazione.

È un teatro che educa alla complessità, restituisce dignità alla fragilità e afferma, con forza, il diritto di essere diversi.

Giuliano Angeletti

 

 

Cuor di coniglio …

 

Produzione
Associazione Sosta Palmizi, Pilar Ternera / Nuovo Teatro delle Commedie e Straligut Teatro
Regia
Elisa Canessa

Collaborazione artistica
Giorgio Rossi
Interpreti
Federico Dimitri e Francesco Manenti
Scenografia e costumi
Matilde Gori (Atelier scenografia Zaches)
Disegno luci
Marco Oliani

Sound designer
Tommaso Marzini Della Ragione

ph Costanza Maremmi

 

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