In scena dal 20 al 21 gennaio 2026 al “Teatro Ivo Chiesa” di Genova.
La nuova messinscena di Otello, prodotta dal Teatro Stabile d’Abruzzo, Marche Teatro e Stefano Francioni Produzioni, in collaborazione con il Teatro Maria Caniglia, si inserisce nel panorama delle riletture contemporanee che interrogano la tragedia shakespeariana alla luce delle urgenze sociali del presente. L’opera, da oltre cinque secoli specchio delle dinamiche di potere, gelosia e manipolazione, si conferma un dispositivo drammaturgico capace di illuminare con sorprendente lucidità le persistenti forme della violenza di genere.
La drammaturgia originale di Dacia Maraini, autrice che da sempre coniuga impegno civile e ricerca poetica, orienta il testo verso una riflessione esplicita sulla responsabilità maschile e sulle strutture patriarcali che alimentano il dominio. Il suo linguaggio, asciutto e incisivo, restituisce la tragedia alla sua essenza: un’indagine sulle fragilità dell’identità maschile e sulle derive del possesso che conducono al delitto.
La regia di Giorgio Pasotti, che interpreta anche uno Jago di notevole complessità psicologica, privilegia un approccio analitico all’esperienza emotiva dei personaggi. Pasotti non ricerca l’effetto spettacolare, ma uno scavo interiore che mette in luce le crepe dell’io maschile: l’insicurezza, la paura del tradimento, la necessità di controllo. La sua direzione attoriale costruisce un ritmo serrato, una tensione costante, un uso calibrato del silenzio come spazio drammatico.
Nel ruolo di Otello, Giacomo Giorgio offre un’interpretazione sorprendentemente matura, capace di coniugare forza e vulnerabilità. Il suo generale non è un eroe monolitico, ma un uomo attraversato da contraddizioni, reso fragile da un immaginario virile che lo imprigiona. Accanto a lui, il cast: Claudia Tosoni, Gerardo Maffei, Diego Migeni, Salvatore Rancatore, Andrea Papale, Dalia Aly, contribuisce a delineare un tessuto scenico compatto, in cui ogni figura partecipa alla costruzione di un clima di crescente claustrofobia emotiva.
La scenografia, volutamente essenziale, assume un valore simbolico: uno spazio astratto, quasi sospeso, che diventa contenitore neutro delle passioni e delle ossessioni dei personaggi. Tale scelta accentua la dimensione universale della tragedia, sottraendola a ogni riferimento realistico e restituendola come paradigma delle relazioni di potere che attraversano la storia umana.
Una storia che si ripete, dunque: quella di un generale coraggioso e sfrontato, ma profondamente insicuro e geloso, che si piega all’illusione del controllo, all’egoismo del delitto, alla pretesa imperdonabile di esercitare il proprio potere sulla vita di una donna che non gli appartiene. La violenza che ne scaturisce non trova giustificazione se non nella persistenza di un immaginario patriarcale che legittima il dominio e l’annientamento dell’identità femminile. È in questo snodo che la lettura di Pasotti acquista particolare rilievo: come osserva il regista,
«dopo secoli, l’Otello ci mette ancora di fronte a una realtà malata e incattivita. L’Otello è tragicamente attuale».
La tragedia shakespeariana si rivela così un prisma attraverso cui osservare le dinamiche di violenza che continuano a riprodursi nella contemporaneità.
L’operazione complessiva si configura come un atto di responsabilità culturale: Otello non è proposto come un reperto della tradizione, ma come un testo vivo, capace di interrogare criticamente il presente e di restituire, con dolorosa precisione, le contraddizioni che ancora attraversano la nostra società.
Giuliano Angeletti
Otello
Produzione
Teatro Stabile d’Abruzzo, Marche Teatro, Stefano Francioni Produzioni
in collaborazione con Teatro Maria Caniglia
Drammaturgia Dacia Maraini
Adattamento scenico Antonio Prisco
Regia Giorgio Pasotti
Interpreti Giacomo Giorgio, Giorgio Pasotti, Claudia Tosoni, Gerardo Maffei, Diego Migeni, Salvatore Rancatore, Andrea Papale, Dalia Aly
Scena Giovanni Cunsolo
Immagini Thierry Lechanteur
Costumi Sabrina Beretta
Ph Chiara Calabrò
Light designer Marco Palmieri
Musiche originali Patrizio Maria D’Artista

