Susanna Varese – Amore tra le macerie

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Ci sono storie che non appartengono soltanto a chi le ha vissute, ma diventano patrimonio emotivo di tutti: storie che attraversano il tempo, che resistono all’oblio, che si fanno testimonianza. La vicenda di Aldino e Tina, due giovani che nel 1943 trovano l’amore nel cuore della distruzione, appartiene a questa categoria rara e preziosa. È una storia vera che possiede la forza narrativa di un romanzo e la densità morale di un documento storico.

Nel pieno della Seconda guerra mondiale, quando la Spezia è martoriata dai bombardamenti e la vita quotidiana è scandita dalla paura, dalla fame e dall’incertezza, l’incontro tra Aldino e Tina assume un valore che va oltre il sentimento individuale. È un gesto di resistenza, un’affermazione di vita contro la logica della morte. In un mondo che crolla, loro scelgono di costruire.

La loro relazione non nasce in un tempo sospeso o protetto, ma nel fragore delle sirene, tra le corse ai rifugi, tra le case sventrate e le famiglie disperse. E proprio per questo acquista una forza simbolica: l’amore non come evasione, ma come risposta.

La narrazione intreccia abilmente le vicende di due nuclei familiari che vivono la guerra da prospettive diverse ma ugualmente laceranti.

La Spezia, città industriale e strategica, è un bersaglio costante. L’Arsenale e le fabbriche d’armi attirano le bombe, e con esse la distruzione di interi quartieri, la perdita delle certezze, la precarietà assoluta.

Pagliadiccio di Montedivalli, piccolo paese dell’entroterra, è invece un rifugio e al tempo stesso un fronte: baluardo dei partigiani, luogo di passaggi clandestini, di paure silenziose e di coraggio quotidiano.

Il movimento di Tina, sfollata dalla città verso la campagna, non è solo geografico: è un attraversamento simbolico, un passaggio da un mondo ferito a un altro che tenta di resistere. Lì incontra Aldo, reduce dalla campagna militare in Africa, portatore di un’altra forma di trauma, di un’altra memoria di violenza.

La forza di questa vicenda risiede nella sua autenticità. Non c’è artificio, non c’è costruzione letteraria: c’è la vita, con le sue asperità, le sue pause, i suoi improvvisi slanci. La storia d’amore tra Aldino e Tina non è lineare: è tortuosa, segnata da ostacoli, separazioni, timori, ma anche da una determinazione che sorprende. È un amore che non si concede il lusso della leggerezza, ma che proprio per questo appare più vero, più solido, più necessario.

Come un fiore che sboccia nel deserto, la loro unione cresce dove non dovrebbe esserci spazio per la speranza. Eppure, accade. E nel suo accadere illumina tutto ciò che la circonda.

Questa storia non è soltanto un racconto sentimentale: è un frammento di memoria collettiva. Attraverso le vicende dei due giovani e delle loro famiglie, si ricostruisce un pezzo di storia italiana: la vita sotto i bombardamenti, la precarietà degli sfollati, il ruolo dei paesi dell’entroterra come rifugi e come centri della Resistenza, il ritorno dei soldati dalle campagne coloniali.

Il romanzo della loro vita diventa così un documento emotivo della guerra, un modo per restituire voce a chi ha vissuto quegli anni non come protagonisti dei libri di storia, ma come persone comuni travolte dagli eventi.

La storia di Aldino e Tina è un inno alla resilienza umana. Dimostra che anche nei momenti più bui, quando tutto sembra perduto, l’essere umano conserva una sorprendente capacità di sperare, di sognare, di amare. È una storia che commuove perché è vera, che avvince perché è vissuta, che resta perché parla di ciò che ci rende umani.

Un amore nato tra le macerie, cresciuto nella tempesta, sopravvissuto al tempo: un amore che non si limita a raccontare il passato, ma che continua a interrogare il presente.

 

Giuliano Angeletti

 

 

Susanna Varese

nasce a Luján, in Argentina, nel 1954, in una casa dove l’odore del pane si mescola alle parole in italiano dei suoi genitori, emigrati nel dopoguerra con una valigia piena di speranza. Cresce ascoltando storie: quelle della sua famiglia, quelle della sua terra lontana, quelle che la vita le sussurra mentre impara a guardare il mondo con occhi curiosi e pieni di meraviglia.

Quando arriva in Italia, scopre che il suo posto è tra i bambini. Dal 1975 insegna nella scuola primaria, trasformando ogni giorno in un viaggio fatto di domande, sorrisi, scoperte. Per loro inizia a scrivere, quasi per gioco, quasi per necessità: e così nasce Topo Tobia, un piccolo eroe che porta con sé la sua stessa dolcezza, la sua ironia, la sua voglia di insegnare senza mai smettere di giocare. Le sue storie diventano strumenti educativi, compagni di crescita, ponti di solidarietà.

Ma dentro Susanna c’è anche un’altra voce, più antica, più profonda: quella della memoria. Con Amore tra le macerie decide di ascoltarla davvero. In questo romanzo ripercorre la storia della sua famiglia negli anni duri della Seconda guerra mondiale, restituendo vita a un amore nato tra paura e coraggio, tra distruzione e rinascita. È un libro che non racconta solo il passato: lo illumina, lo consola, lo rende eredità.

Nel tempo, il suo impegno viene riconosciuto con premi e benemerenze, ma ciò che la muove davvero è la convinzione che le storie possano guarire. Per questo fa parte del gruppo LaAV La Spezia, portando la lettura ad alta voce dove c’è bisogno di calore: negli ospedali, nelle scuole, nei centri per anziani, nei luoghi dove un libro può diventare un abbraccio.

Tra le sue opere più amate ci sono Fiabe all’incontrario e Dietro ogni nuvola, libri che parlano di fragilità, di dolore, di speranza. Nel 2025 approda al Salone del Libro di Torino con Topo Tobia insegna… le maschere delle emozioni, un nuovo tassello del suo percorso educativo e umano.

La scrittura di Susanna Varese è un filo che unisce passato e presente, infanzia e memoria, fantasia e verità. È il modo in cui continua a dire al mondo che, anche quando tutto sembra difficile, una storia può ancora salvare, illuminare, accompagnare.

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