LA PATENTE ‘u picciu

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In scena il 10 febbraio 2026 al “Teatro Masaccio ” di San Giovanni Valdarno.

La messinscena della Patente firmata da Fulvio Cauteruccio per la Compagnia Krypton si impone come un esempio raro di come la tradizione teatrale possa essere attraversata da una riflessione radicale sulla contemporaneità senza perdere la propria matrice originaria. Il testo pirandelliano, breve ma densissimo, diventa qui un laboratorio drammaturgico in cui l’identità dell’attore, la presenza scenica e la tecnologia dialogano in un equilibrio che non è mai decorativo, ma strutturale.

L’adattamento di Cauteruccio non si limita a restituire la vicenda di Rosario Chiarchiaro: la espande, la stratifica, la rende un prisma attraverso cui osservare le derive del presente. Pirandello aveva intuito con lucidità come la società potesse costruire mostri attraverso il pettegolezzo, la superstizione, la paura dell’altro. Cauteruccio porta questo nucleo nel nostro tempo, mostrando come la logica della stigmatizzazione non sia affatto scomparsa, ma abbia assunto forme nuove, più sottili e più pervasive.

Massimo Bevilacqua, Fulvio Cauteruccio e Flavia Pezzo costruiscono un triangolo scenico di grande precisione. Bevilacqua dà a Chiarchiaro una fisicità nervosa, quasi scarnificata, che restituisce la disperazione e insieme la lucidità del personaggio. Cauteruccio, in scena oltre che alla regia, funge da contrappunto, da figura che osserva e incornicia, mentre Pezzo introduce una vibrazione ulteriore, un’energia che spezza la linearità del racconto.

La voce recitante di Ninni Bruschetta aggiunge un livello ulteriore: una presenza acustica che sembra provenire da un altrove, come se il testo pirandelliano venisse continuamente riletto, riformulato, rimesso in circolo.

La grande intuizione dello spettacolo è far emergere Chiarchiaro come figura universale, non più confinata agli anni Venti. La sua richiesta di ottenere la “patente di jettatore” diventa un gesto politico: appropriarsi dell’etichetta per smascherare il meccanismo che la produce. È un ribaltamento che parla direttamente al pubblico contemporaneo, immerso in un mondo in cui la reputazione è fragile, manipolabile, esposta alla violenza delle narrazioni dominanti.

Il riferimento alle storture del post-capitalismo, all’ipocrisia del buonismo, all’intolleranza travestita da pensiero unico non è mai didascalico. È un sottotesto che emerge dalla scena stessa, dal modo in cui i corpi, le voci e la tecnologia si intrecciano.

La Patente di Krypton non è un semplice omaggio a Pirandello: è un atto critico. È teatro che interroga il proprio linguaggio e il proprio ruolo nella società. È un lavoro che chiede allo spettatore di assumersi una responsabilità: riconoscere i meccanismi di esclusione che ancora oggi operano, spesso sotto forme apparentemente innocue.

La modernità del testo pirandelliano trova qui una risonanza potente, perché non viene spiegata, ma incarnata. E il risultato è uno spettacolo che non solo restituisce la complessità dell’opera originale, ma la rilancia verso nuove possibilità interpretative.

Giuliano Angeletti

LA PATENTE
‘u picciu
di Luigi Pirandello
adattamento drammaturgico e regia di Fulvio Cauteruccio
con Massimo Bevilacqua Fulvio Cauteruccio e Flavia Pezzo
voce recitante Ninni Bruschetta
elementi visual in A.I. Marco Puccini
realizzazione elementi scenici Pierluigi Puccini
costumi Frida Schneider
sartoria Benedetta Orsoli
elaborazione suoni Vincenzo Maria Campolongo
audio e luci Fiammetta Perugi foto Botticelli
produzione Compagnia Krypton

 

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