In scena il 9 febbraio 2026 alla “Rassegna Auroradisera – Teatro Aurora” di Scandicci.
Il Padrone di Gianni Clemente, nella regia di Pierluigi Iorio, si colloca in quella linea della drammaturgia contemporanea che indaga il potere non come struttura esterna, ma come presenza interiore che sedimentata nelle coscienze è capace di modellare identità, desideri e paure. La vicenda, sostenuta dalle interpretazioni di Fabio Bussotti, Claudio Mazzenga e dalla partecipazione di Nancy Brilli, si sviluppa come una commedia noir che utilizza il grottesco non per alleggerire, ma per rivelare.
Una figura paradossale risalta al centro della narrazione. Il padrone ebreo, mai visibile è tuttavia onnipresente. La sua assenza fisica non ne indebolisce l’autorità; al contrario, la amplifica. Il padrone diventa un principio astratto, un’idea di potere che continua a esercitare controllo anche quando il corpo che lo incarnava è lontano. Marcello Consalvi, il ragioniere fedele, vive in una condizione di subordinazione che non ha più bisogno di un sorvegliante reale: è la sua stessa interiorità a farsi luogo di vigilanza. In questo senso, l’opera suggerisce una riflessione sul potere come dispositivo psicologico prima ancora che sociale.
Accanto a lui, Immacolata rappresenta un’altra forma di tensione: quella verso l’autodeterminazione, ma anche verso l’illusione. È una figura complessa, costruita su contrasti: bellezza e durezza, cinismo e vulnerabilità, desiderio di emancipazione e incapacità di sottrarsi alla propria infelicità. Il “sogno a tempo” concesso dal padrone diventa per lei un’occasione di riscrittura del reale, un tentativo di fissare il presente in una forma definitiva. Ma la sua volontà, pur energica, si rivela fragile: ciò che tenta di cristallizzare è, per natura, destinato a sfuggire.
La regia di Iorio lavora su un equilibrio sottile. La musica non accompagna semplicemente la scena, ma la struttura, ne scandisce i tempi, ne amplifica le tensioni. Il ritmo serrato, quasi cinematografico, permette al testo di oscillare tra leggerezza e inquietudine senza perdere coerenza. Il grottesco, lungi dall’essere un espediente comico, diventa un linguaggio per svelare la meschinità, l’avidità, le piccole e grandi autoillusioni dei personaggi.
Ciò che emerge è un microcosmo umano in cui il potere non è mai unidirezionale: esso si insinua, si interiorizza, si trasforma in desiderio, paura, dipendenza. Il padrone, pur assente, è la forza che muove tutto. Immacolata, pur determinata, è prigioniera delle sue stesse aspirazioni; Marcello, pur fedele, è vittima di un’autorità che non ha più bisogno di imporsi. In questo intreccio, la commedia noir diventa un dispositivo critico, capace di far ridere e inquietare, di divertire e al tempo stesso interrogare.
Il finale inatteso non è un semplice colpo di scena, ma la naturale conclusione di un percorso che ha messo progressivamente a nudo le contraddizioni dei personaggi. Il Padrone si rivela così un’opera che, pur nella sua leggerezza apparente, invita a riflettere sulla natura del potere, sulla fragilità dei sogni e sulla complessità delle relazioni umane.
Giuliano Angeletti
Nancy Brilli
IL PADRONE
di Gianni Clemente
regia Pierluigi Iorio
con Fabio Bussotti, Claudio Mazzenga
scene Alessandro Chiti
costumi Josè Lombardi
light designer Javier Delle Monache
aiuto regia Federico LaPera
produzione Società per Attori/Mielemovie

