Lieto fine… Alessandro Benvenuti

Data:

In scena l’11 febbraio 2026 al “Teatro del Popolo” di Rapolano Terme.

Lieto fine si presenta come un dispositivo teatrale essenziale, quasi ascetico, che ruota attorno a una bicicletta multifunzionale: non semplice oggetto scenico, ma vero e proprio correlativo oggettivo della condizione esistenziale del protagonista. La bicicletta, chiusa in un box malandato, diventa il punto di partenza di un immaginario che mescola quotidianità e surrealtà, memoria e proiezione, in un flusso narrativo che Alessandro Benvenuti governa con la consueta sapienza comica e una sorprendente delicatezza introspettiva.

Il gesto del pedalare, reiterato e quasi rituale, assume una valenza simbolica: è il motore di una vita che procede senza soste, sospinta da abitudini, doveri, desideri e paure. La regia congiunta di Roberto Abbiati e Benvenuti costruisce attorno a questo gesto una partitura scenica che alterna accelerazioni e rallentamenti, come se la bicicletta fosse un metronomo emotivo. Il mondo sonoro che circonda il protagonista (voci familiari, rumori urbani, suggestioni cinematografiche e sportive) non è semplice accompagnamento, ma un paesaggio mentale che definisce la sua identità.

Benvenuti, autore e interprete, si muove in una zona di confine tra confessione e invenzione. La sua comicità, qui, non è mai evasiva: diventa strumento di scavo, un modo per affrontare fragilità e paure senza cedere al patetico. L’amore, il destino e la paura profonda che lo spingono avanti non sono tematizzati in modo esplicito, ma emergono per accumulo, attraverso immagini, deviazioni, ricordi e micro‑narrazioni che compongono un autoritratto frammentato ma coerente.

La scelta di un impianto scenico ridotto all’osso permette allo spettatore di concentrarsi sul corpo dell’attore e sulla sua voce. La bicicletta diventa un’estensione del personaggio, un medium che traduce in movimento ciò che nella vita interiore rimane spesso immobile o irrisolto. L’effetto è quello di un teatro che non rappresenta, ma evoca; non racconta una storia lineare, ma un processo di pensiero. In questo senso Lieto fine si colloca nella tradizione del teatro di narrazione, pur mantenendo una forte impronta personale.

La comicità di Benvenuti non è mai fine a sé stessa: è un linguaggio che permette di accedere a verità intime senza appesantirle. Il riso diventa un varco, un modo per disinnescare la paura e, allo stesso tempo, per riconoscerla. L’attore sì “spoglia” delle sue fragilità, come dichiarato nella presentazione, ma lo fa attraverso una costruzione drammaturgica precisa, che alterna leggerezza e densità, ironia e malinconia.

Il titolo Lieto fine gioca con l’aspettativa dello spettatore: non promette una risoluzione narrativa, ma un approdo emotivo. Il viaggio del protagonista non si chiude davvero; ciò che si compie è un gesto di restituzione. Benvenuti offre al pubblico una parte autentica di sé, non come confessione privata, ma come atto teatrale: un dono che si compie nel tempo condiviso della scena.

Giuliano Angeletti

 

 

LIETO FINE

 

di e con Alessandro Benvenuti
regia Roberto Abbiati e Alessandro Benvenuti
assistente alla regia Chiara Grazzini
scenografia Roberto Abbiati
costumi Daniela Salernitano
musiche Vanni Cassori
luci Massimo Galardini
produzione Teatro Metastasio di Prato
un ringraziamento a Teresa Fallai
un ringraziamento speciale al gruppo musicale JoyCu

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