Festival di Berlino: un intruso in concorso

Data:

 

BERLINO, 16 FEBBRAIO – Nella sesta giornata della 76ª Berlinale si segnala la presenza di un “intruso”, uno di quei film che, per la sua semplicità narrativa, la normalità delle situazioni, la simpatia dei personaggi e la qualità delle interpretazioni, favorisce l’identificazione dello spettatore e che proprio per questo viene spesso etichettato ingiustamente come un’opera “non da festival”. “Wo men bu shi mo sheng ren”, qui tradotto come “Somos todos extraños”, del singaporiano Anthony Chen, porta per la prima volta il cinema del suo Paese in concorso nei 76 anni di storia del festival. È un’opera limpida, semplice e diretta, qualcosa di raro da trovare in un contesto festivaliero, quasi come scoprire l’acqua nel deserto.Si tratta anche del debutto berlinese per il regista quarantaduenne, scoperto a Cannes nel 2013 con “Ilo ilo”, primo capitolo di una trilogia autobiografica che gli valse la Camera d’Oro come miglior esordio. In questo nuovo lavoro torna a collaborare con due attori del suo film d’esordio, Yeo Yann Yann e Koh Jia Ler, che aveva lanciato, nei ruoli rispettivi di una matura produttrice di birra e del figlio adolescente del proprietario del locale, ostile al matrimonio del padre con la donna. Una famiglia normale, con problemi normali, che riesce a suscitare simpatia e immedesimazione grazie a una sceneggiatura molto ben scritta dallo stesso Chen, che continua a trarre ispirazione dalla propria vita. Ogni personaggio è delineato con pochi dettagli essenziali ma efficaci dal punto di vista psicologico, e ogni situazione è gestita con tale naturalezza da far dimenticare le due ore e mezza di durata del film, che finisce per apparire come una ricetta casalinga preparata con ciò che si ha a disposizione, perfetta per concludere una serata in famiglia. Molto più “da festival”, invece, le altre due proposte in concorso presentate oggi: “At the Sea” dell’ungherese Kornél Mundruczó, ritratto di una ballerina in crisi professionale, coniugale e materna, e “Nina Roza” della canadese Geneviève Dulude-de Celles, che torna a Berlino dopo aver vinto nel 2019 l’Orso di Cristallo per la migliore opera prima con “Une colonie”, qui alle prese con la storia di un mercante d’arte chiamato a scoprire la verità su una presunta pittrice prodigio di undici anni. Mundruczó, che dal 2017 incontra difficoltà a girare nel proprio Paese a causa del boicottaggio produttivo del governo conservatore, ha dovuto trovare i fondi necessari per realizzare “At the Sea” in Canada, con la conseguente scelta di girare in inglese per ottenere la presenza di una star internazionale come Amy Adams. L’attrice interpreta una ballerina contemporanea che, dopo sei settimane in una clinica di riabilitazione per alcolisti, torna a casa per affrontare una crisi esistenziale che coinvolge la sfera familiare e professionale. La sceneggiatura, firmata dalla moglie del regista Kata Wéber, contiene tutti gli elementi tipici del cinema da festival: tempo e spazio si mescolano attraverso continui flash che si chiariscono man mano che il racconto procede, mentre la protagonista dialoga con sé stessa bambina e con il padre che la spinse a diventare una stella del balletto, ritrovandosi ora a vivere una situazione simile con la propria figlia. Una caratteristica curiosa di “At the Sea” è che, pur con un impianto narrativo pensato per disorientare lo spettatore attraverso continui salti temporali, l’azione rimane sempre prevedibile, fino a una sequenza conclusiva in cui tutto rientra quasi magicamente nella normalità.

“Nina Roza” racconta invece la storia di un gallerista bulgaro che vive da ventitré anni a Montreal, dopo aver reciso ogni legame con il proprio Paese, compreso quello con la sorella a cui continua a inviare denaro. L’uomo è costretto a tornare in Bulgaria per verificare se una bambina di undici anni sia davvero l’autrice di alcuni quadri astratti che lui potrebbe lanciare sul mercato. Per Michel, interpretato dall’attore bulgaro Galin Stoyev, il viaggio diventa non solo l’occasione per presentare al mondo un possibile nuovo talento della pittura internazionale, ma anche per fare i conti con il proprio passato, allontanandosi momentaneamente dal conflitto con la figlia, che ha appena lasciato il marito per trasferirsi da lui. Una storia piuttosto stravagante che la regista cerca di condurre verso un esito convincente senza troppi danni, ma che finisce per rivelarsi superiore alle sue delicate capacità narrative.

Antonio M. Castaldo

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati