Flavia Mastrella, Artista immersiva
Chi non conosce poco Flavia Mastrella pensa che il suo nome sia soltanto legato all’altra fondamentale anima della compagnia Rezzamastrella, ovvero il performer Antonio. Certo, Flavia crea quelli che definisce non scene ma habitat proprio perché Antonio se ne appropri, stia dentro, le viva, le abiti, ci si inserisca e immerga completamente. La Mastrella è molto di più. E’ scenografa ma anche artista a tutto tondo, scultrice. Anche a lei, per par condicio con le domande rivolte qualche settimana fa, sempre sul Corriere dello Spettacolo, ad Antonio Rezza, abbiamo posto alcuni quesiti per conoscerla meglio, personalmente. Una chiacchierata che apre le porte della conoscenza.
Come definiresti il rapporto con Antonio Rezza?
“Il connubio creativo con Antonio in realtà lo trovo un mistero, proprio per questo penso sia stato così duraturo”.
Cosa incuriosisce, o dovrebbe incuriosire, oggi un artista contemporaneo?
“Questo momento di transizione è molto interessante, ci sono numerose situazioni politiche e sociali che dovrebbero essere sviscerate, sezionate e anche ridimensionate. La curiosità va nutrita con la ricerca e l’osservazione della realtà, tanto più si è vicini alla società viva, tanto più si può suscitare interesse tra gli umani ormai sballottati da una comunicazione talmente tanto personificata da diventare impersonale. Le nuove tecnologie relative alla comunicazione sono molto evolute e vanno decisamente analizzate, utilizzate e interpretate. Si aprono ai nostri occhi nuove possibilità creative tutte da sperimentare. Grazie a un’esperienza di arte immersiva sono arrivata a questa conclusione”.
Un viaggio che ha lasciato un segno dentro di te?
“Il Marocco mi ha riempito di colore, il deserto mi ha riconciliato con la visione onirica. Il Messico è stato uno dei luoghi che mi hanno cambiato il senso strutturale della creazione, a Chichén Itzà la piramide di Kukulcàn il 21 marzo mostra al tramonto, attraverso un gioco di ombre calcolatissimo, la visione della discesa del dio, il Serpente piumato, sulla terra. L’evento è concepito con una precisione materica, astrale, le ombre dei blocchi di pietra posti ai lati della scala della piramide disegnano il rettile. Da allora inseguo la mutazione, l’ambiguità visiva e la trasformazione di senso strutturale”.
Ti piace cucinare e se sì cosa ti viene meglio?
“Mi piace il pesce e lo cucino come i pescatori. Poi gli spaghetti con le vongole, e mi piace fare le fettuccine a mano e condirle con il sugo con le polpette. Ma non riesco molto a dedicarmi alla cucina”.
Quali materiali ti affascinano per creare le tue opere e se il rapporto con gli oggetti per te è più tattile o più visivo?
“Direi che il rapporto è immersivo, gli oggetti sono come le parole hanno una loro forza comunicativa, poi se sono stati usati diventano fortemente significativi. Nelle mie opere uso materie e materiali che scelgo in base al concetto che voglio mettere in forma, per gli habitat che poi vanno ad accogliere Antonio, uso la stoffa e il metallo, raramente il legno che trovo troppo naturale. Mi nutro di arte figurativa, di architettura e ogni habitat dialoga con la moda che è poi il costume del momento. Vado nei megastore dove trovo articoli da giardino, d’arredamento, idraulica, insomma vago alla ricerca di oggetti pratici e significanti poi li compongo e con un corpo a corpo costruisco il prototipo dell’habitat. Dopo un periodo di studio disegno il progetto e lo perfeziono dai miei amici Cisal Fabbri. “Metadietro” è di acciaio, alluminio, carbonio e stoffa, con delle boe alla deriva recuperate nel tempo sul bagnasciuga. Tutto quello che creo è un equilibrio, veloce da montare e leggero. Per le sculture ho usato spesso oggetti trovati, che ho tradotto in sculture anche di bronzo grazie alle nuove tecnologie. Per la realtà immersiva sperimento dei video Superpaesaggi, composti da frammenti di realtà proiettati su superfici di ogni tipo, per la fotografia uso carte improprie”.
Ami gli animali? Hai animali domestici?
“Sono cresciuta con un cane bassotto sempre a mio fianco Nassò, da lui ho imparato a ponderare attraverso energie inspiegabili la vera natura di chi ho difronte. Poi ho avuto due boxer, Niro primo e Niro secondo, e un dalmata, Dangler, insieme a numerosi gatti di cui non sto a dire i nomi. Mia madre mi ha trasmesso la passione. Adesso ho Cicciottella, figlia di Pallina, Bella e i loro gatti fidanzati randagi. Amo tutti gli animali e d’inverno sfamo passerotti, merli e pettirossi”.
Tre libri che ti hanno (tras)formato?
Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jaques Bergier, il realismo Fantastico. E poi I Demoni di Fyodor Dostoevskij e Cento anni di solitudine di Gabriel Garzia Márquez, il realismo Magico. Ho letto e leggo molti libri, ho citato i primi tre che sono stati fondamentali per il mio sviluppo. Però vorrei citare anche Massa e Potere di Elias Canetti e L’altra parte di Alfred Kubin”.
Vai frequentemente a vedere teatro?
“Quando sono a casa vado volentieri. Anche se c’è il rischio di vedere opere codificate”.
Quali sono gli artisti, nel teatro o in altre discipline artistiche, che più ti hanno interessato?
“Per il teatro gli autori e gli attori sono Emma Dante, Roberto Latini, Maria Grazia Sughi, Ilaria Drago, Massimo Verdastro, Manuela Kustermann, Eleonora Danco, Luca Marinelli, per il cinema, Manolo Muoio. Per l’arte figurativa che è la mia fonte di nutrimento principale non c’è limite, trovo spesso cose interessanti, ma se devo cito i primi amori Mona Hatoum, Robert Morris, Lucio Fontana, Pino Pascali, Fausto Melotti, Yayoi Kusama, Gordon Matta Clark. Ho amato la videoarte degli anni ’90 tra cui Pipilotti”.
Cosa fa Flavia Mastrella quando non crea opere e non è sul palco con Antonio Rezza?
“Leggo, studio, vedo film, disegno, vado in giro a vedere mostre, incontro gli amici, faccio tutto quello che mi occorre per sentire il presente, con il solito scopo, sfruttare tutto per creare”.
Quanto credi siano importanti i premi e i riconoscimenti?
“Quando hai tanti anni di lavoro fanno piacere, all’inizio dell’attività fanno comodo”.
Quali sono i sogni personali e i progetti teatrali e artistici di Flavia Mastrella?
“Ci sono molti progetti nel cassetto, film ipertecnologici, mostre, allestimenti interattivi, realtà immersive. Altri sogni sono viaggi a piedi senza l’assillo del tempo”.
In cosa ti vorresti reincarnare?
“Vorrei essere un falco e volare, spostarmi velocemente, vedere tutto dall’alto. Catturare quello che mi piace senza chiedere”.
Quale è la città che hai sentito più vicino alla tua indole, dove hai sentito più vibrazioni?
“Adoro tutte le città. Mumbai, Parigi, Madrid, Marrakech, sono speciali, però parlo solo di Napoli che mi dà l’idea di un inconscio aperto dove la creatività è in ogni cosa. In questi anni però la città sta cambiando “destinazione d’uso”, devastata da b&b è preda di un turismo di massa che non guarda, dorme, fotografa, mangia e fugge. Ho saputo che presto a Roma si pagheranno due euro per avvicinarsi alla fontana di Trevi, avverrà un urbicidio: metteranno i tornelli conta persone come nei supermarket?”
Quando sei davanti al mare che sensazioni provi?
“Il mare è il mio elemento, da lui ho preso i blu, i verdi, la profondità di campo, la mobilità, il mio criterio compositivo. Il cielo con la luna, il bianco soffice delle nuvole. Adoro il mare e sono riconoscente nei confronti delle onde”.
Tommaso Chimenti



