Il Teatro Remondini gremito in ogni ordine di posto, una platea attenta e partecipe fin dal primo istante. Alzatosi il sipario, il pubblico ha seguito la rappresentazione in un religioso silenzio, rotto soltanto, al termine, da applausi lunghi e convinti. “Tau nel segno di Francesco” si è rivelato molto più di una messa in scena: un’esperienza condivisa, un percorso spirituale ed emotivo capace di attraversare l’intera sala e di tenere tutti uniti nella stessa intensa vibrazione.
La compagnia dei Mercanti di Sorrisi ha condotto gli spettatori dentro la vicenda umana e interiore di Francesco con autenticità e misura. Ogni elemento ha contribuito alla riuscita complessiva: la regia di Stefano Ciriello ha guidato il racconto con equilibrio, alternando dinamismo e pause cariche di significato; le scenografie di Roberto Mondin, essenziali ma evocative, hanno costruito ambienti suggestivi senza mai appesantire la scena; costumi e make-up, curati con attenzione, hanno restituito coerenza e credibilità all’insieme.
Determinante anche l’apporto del corpo di ballo Tersicore Danza di Cartigliano. Le coreografie hanno impreziosito la narrazione, in particolare nella scena della battaglia tra Perugia e Assisi, dove energia e precisione hanno reso tangibile la tensione del conflitto. Nei cambi scena, invece, i movimenti si sono fatti più leggeri, accompagnando con eleganza le transizioni e trasformando i passaggi tecnici in momenti di autentica espressione artistica.
Al centro, una prova attoriale solida e coinvolgente. Fabio Della Zuanna ha interpretato un Francesco credibile e profondamente umano, restituendone con intensità il cammino dalla giovinezza ambiziosa alla scelta radicale della povertà. Accanto a lui, Anna Branciforti, nei panni di Sorella Povertà, ha accompagnato il pubblico nella trasformazione del santo con presenza scenica incisiva. Delicata ma determinata la Chiara di Chiara Tessarollo, mentre Roberto Mondin, oltre a firmare le scene, ha dato volto e autorevolezza al Sultano.
L’intero cast ha lavorato con coesione e precisione, mantenendo sempre alto il livello interpretativo. Bernardo, Masseo e Ruffino hanno sostenuto il percorso di Francesco con equilibrio; intensa la figura di Leone che, nella scena finale in cui percepisce la voce del santo, ha saputo creare un’attesa palpabile, quasi il desiderio collettivo di sentirlo ancora presente. Il Cavaliere Federico e i Lebbrosi hanno dato forza alle scene corali, rendendole più realistiche e toccanti.
Di grande impatto anche i genitori di Francesco: la reazione veemente di Bernardone, interpretato da Fabio Trevisan, è apparsa credibile e drammatica, mentre la Donna Pica di Rosanna Cecchin ha espresso con misura la sofferenza silenziosa di una madre. Solenne la scena dell’approvazione della Regola, con il Papa che, avanzando verso il proscenio, ha mostrato vulnerabilità e tormento, trovando infine speranza nel giovane frate di Assisi. Ben caratterizzati anche il Capo delle guardie del Sultano e il Cardinale. Suggestiva la presenza del lupo, interpretato da Sophia Racchella, capace di riprodurne con precisione le movenze e di dare corpo a uno dei passaggi più simbolici della vita del santo, quando Francesco riconosce ogni creatura come fratello e sorella. Tra i momenti più forti, l’ingresso del lebbroso dalla platea: una scelta che ha annullato la distanza tra scena e pubblico. La sua caduta tra gli spettatori ha creato un istante di autentica sospensione; qualcuno si è chinato d’istinto, come per aiutarlo davvero. Commovente la spogliazione davanti al padre, che ha lasciato la sala senza respiro, fino al quadro finale della morte di Francesco, costruito con sobrietà e grande forza visiva, capace di richiamare l’intensità drammatica di certa arte sacra.
Il teatro si conferma, ancora una volta, come l’arte capace di elaborare emozioni vive, immediate, condivise nello stesso spazio e nello stesso tempo. Non è un’esperienza passiva: il pubblico partecipa intenzionalmente alla rappresentazione, si lascia attraversare dalla storia, si sente parte di ciò che accade in scena.
Così è stato ieri sera al Remondini: una sala coinvolta fino all’ultimo istante, rapita dalla forza del racconto e unita in un’emozione collettiva che ha superato il confine tra palco e platea.
Max Cavallo


