In scena il 13 febbraio 2026 al “Teatro Excelsior” di Reggello.
Misurare il salto delle rane si inserisce nel percorso ormai riconoscibile di Carrozzeria Orfeo, che continua a interrogare la fragilità contemporanea attraverso un linguaggio ibrido, sospeso tra comicità corrosiva e lirismo emotivo.
Ambientato in un piccolo paese di pescatori degli anni ’90, circondato da un lago e da una palude che lo separano dal resto del mondo, lo spettacolo costruisce un microcosmo chiuso, quasi un acquario umano, dove le dinamiche psicologiche e relazionali possono essere osservate nella loro crudezza.
La scelta di un’ambientazione periferica e stagnante non è solo scenografica: diventa metafora di un immobilismo esistenziale che imprigiona le tre protagoniste, tre donne di generazioni diverse, unite da un lutto irrisolto che continua a riverberare nelle loro vite.
Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris) e Chiara Stoppa (Betti) danno vita a tre figure femminili complesse, lontane da stereotipi e costruite attraverso una recitazione che alterna registri emotivi contrastanti. Lori, segnata da un passato che non smette di sanguinare, incarna la memoria ferita.
Betti, più anziana, è la custode di un pragmatismo ruvido che nasconde un dolore sedimentato. Iris, la più giovane, rappresenta il desiderio di fuga, la tensione verso un altrove possibile.
Le tre donne non sono semplicemente personaggi: sono tre modalità di resistere al trauma, tre forme di sopravvivenza emotiva che si specchiano e si contraddicono.
La cifra stilistica di Carrozzeria Orfeo emerge con forza: l’ironia non è un ornamento, ma un dispositivo drammaturgico che permette di affrontare temi dolorosi senza scivolare nel patetico.
Il riso diventa un meccanismo di difesa, un modo per disinnescare la tensione, ma anche un detonatore che fa esplodere verità scomode.
La struttura narrativa alterna: dialoghi taglienti, spesso costruiti su ritmi serrati e battute fulminanti; situazioni paradossali, che sfiorano l’assurdo senza mai perdere credibilità emotiva; momenti di lirismo visivo, in cui la scena si apre a immagini simboliche che amplificano il tratto psicologico.
Questa oscillazione continua tra leggerezza e gravità produce un effetto di straniamento che invita lo spettatore a interrogarsi sulla natura ambivalente dell’esistenza.
Il lutto che lega le tre protagoniste non è solo un evento passato: è una presenza che permea lo spazio scenico, un fantasma che condiziona ogni gesto.
La palude che circonda il paese diventa simbolo di un passato che trattiene, di un dolore che non permette di avanzare. Il lago, invece, con la sua superficie ingannevolmente calma, rappresenta la possibilità di un riflesso diverso, di una trasformazione.
Lo spettacolo affronta anche il tema dell’identità femminile, rifiutando ogni etichetta imposta dall’esterno. Le protagoniste cercano un linguaggio proprio, un modo personale di abitare il mondo, lontano dalle aspettative sociali.
La regia di Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti lavora su un doppio registro: realistico, nella cura dei dettagli quotidiani, dei gesti minimi, delle dinamiche relazionali; simbolico, nell’uso dello spazio, della luce e degli oggetti scenici che assumono valore metaforico.
Il ritmo è calibrato con precisione: momenti di stasi contemplativa si alternano a esplosioni verbali e fisiche, creando una tessitura drammaturgica dinamica e imprevedibile.
Misurare il salto delle rane è una dark comedy che riesce a essere al tempo stesso feroce e delicata, comica e struggente. Attraverso tre figure femminili indimenticabili, lo spettacolo indaga le contraddizioni dell’esistenza contemporanea: il bisogno di radici e il desiderio di fuga, la pesantezza del passato e la leggerezza del riso, la solitudine e la ricerca di un legame autentico.
Carrozzeria Orfeo conferma la propria capacità di trasformare il teatro in un luogo di riflessione emotiva e politica, dove la fragilità non è un limite ma una lente attraverso cui guardare il mondo.
Giuliano Angeletti
Carrozzeria Orfeo
MISURARE IL SALTO DELLE RANE
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
con Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris), Chiara Stoppa (Betti)
foto di scena Simone Infantino
produzione Fondazione Teatro Due/Accademia Perduta-Romagna Teatri/Teatro Stabile d’Abruzzo/Teatri
di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47

