Pensare, quotidianamente

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di Tommaso Chimenti

Già i titoli dei loro spettacoli sono piccole opere d’arte, poesie criptiche, haiku enigmatici, illuminanti perifrasi cariche di senso. I Quotidiana.com, al secolo Roberto Scappin e Paola Vannoni, calcano la scena da oltre vent’anni. Il loro stile è asciutto, secco, neutro, una recitazione senza recitazione, un modo tutto loro di stare sul palco, una decostruzione delle regole teatrali. Corpi quasi sempre immobili, sguardo verso la platea e parole lanciate, dette, dirette, senza enfasi, senza colori, taglienti, caustiche, infiammanti, provocatorie, eversive. Abbiamo assistito ai loro “Tragedia tutta esteriore” e poi “Sembra ma non soffro”, abbiamo proseguito incaponiti con “Grattati e vinci” e “L’anarchico non è fotogenico”, impavidi abbiamo sgranato gli occhi con “Io muoio e tu mangi” e “Lei è Gesù”, ci siamo schiaffeggiati con “Monopolista” e “A casa, bambola” per concludere la nostra, loro conoscenza con “Algoritmo d’autore”. Le loro drammaturgie bruciano, friggono, scartavetrano, scalfiscono, scardinano tra epitaffi, sintesi, crasi, assurdo e grottesco e poetico miscelati insieme. Potremmo incasellarli, anche se sono imprendibili dentro categorie nette, tra Bergonzoni e Antonio Rezza, con punte di Ionesco, polvere di Gadda e una spolverata di Flaiano. Intelligenti, densi di significati, mai banali, non per tutti. Di nicchia. Off. Indipendenti. Geniali proprio perché rompono gli schemi. Divisivi. O li ami o li odi. Surreali, dissacranti, iperbolici, ironici, amarissimi, pessimisti, esistenzialisti, una boccata d’aria per risvegliare i cervelli asfittici. Abbiamo posto loro qualche punto interrogativo ai quali hanno risposto singolarmente. Eccoli, godeteveli. PV sta per Paola Vannoni, RS per Roberto Scappin.

Quali sono stati i vostri esordi attoriali?

PV “1992, Bologna, “Le Antigoni della Terra” di Marco Baliani”.

RS “Non ho mai nutrito l’attitudine a raccogliere fotografie, testimonianze, o segnare con una “tacca” i battesimi, i riti cruciali. Ricordo Eschilo, quale debutto”.

Avreste pensato da adolescenti di intraprendere questo mestiere?

PV “Sì”.

RS “No. Subivo un’infatuazione pervasiva per il genere cinematografico western e per Franco Causio”.

A quali artisti fate riferimento per il vostro modo di stare in scena?

PV “Buster Keaton”.

RS “Bud Spencer. Ma la dimensione che trovo attraente nello stare in scena è l’atarassia, non preoccuparmi, di nulla”.

Come nasce l’idea di un nuovo testo? Da un frammento, dall’improvvisazione, da un tema che in quel momento vi sta particolarmente a cuore?

PV Dal presentimento che potrebbe accadere, o ripetersi”.

RS “Da una crisi interna o esterna a noi e quindi da un’insofferenza, un’inquietudine, dalla comparsa di una coercizione, da un’assenza di onestà”.

Vi definireste provocatori o lo è chi vi considera così?

PV “Credo di non esserlo abbastanza”.

RS “Chi può fare a meno dei disturbi comportamentali? La provocazione può essere uno strumento espressivo, una forma di relazione, mal tollerata da chi la riceve”.

Essere coppia anche nella vita facilita o rende complicato lavorare insieme?

PV Ovviamente molto complicato”.

RS “Lo stato spontaneo di alternanza invisibile del predominio determina gli accadimenti”.

Il vostro rapporto con il mare?

PV “La prima e l’ultima spiaggia”.

RS Il mio rapporto con il mare è il ricordo della passione che da bambino nutrivo per lui”.

Quali sono i teatranti che seguite? Andate a teatro?

PV Preferisco il cinema”.

RS “Andando a teatro osservavo una manciata di artisti promettenti o fenomenali, che ora mi appaiono come simulacri. Ora vado raramente, cerco, dove possibile, l’assenza di isteria o nevrosi”.

Quali sono gli ultimi spettacoli che vi hanno colpito e perché?

PV In generale mi colpiscono tutti per l’immotivato ottimismo”.

RS “Alcuni “vecchi” o più giovani artisti continuo ad osservarli a distanza, sempre con premura. Cito il Giulio Cesare della Societas Raffaello Sanzio”.

Il vostro rapporto con i giornalisti, con i critici. Mi ricordo ad un Kilowatt di Sansepolcro di molti anni fa un acceso dibattito con un’anziana esponente della carta stampata.

PV “Più che dibattito fu un suo verdetto: riteneva che il nostro lavoro “Tragedia tutta esteriore” non fosse in grado di circuitare. Però ricevette un premio e fu ospitato al Teatro Garonne in Francia. Per il resto ho memoria di buoni rapporti e comunque non patologici”.

RS “La chiamai “anziana esponente”, questa definizione potrebbe custodire il contenuto della risposta. Lo ricordi come un “acceso dibattito”, ma non fummo noi, in quel caso, ad essere i provocatori. Il lavoro che presentammo, anomalo o fuori formato, agitò in qualche misura le opinioni teatrali, i diktat ai quali la “vecchia signora” era saldamente radicata, e sui quali faceva rigido affidamento. “L’anziana esponente” vibrò dentro un salutare, credo per la sua circolazione sanguigna, sdegno, e sembrava voler convincere tutti di aver subito un torto o un affronto. L’esasperato risentimento non le donava; una erinni benpensante. Tempo dopo “l’anziana esponente” ci venne a vedere in teatro, era in prima fila, la riconobbi, il corpo abbandonato e storto, sonnecchiava senza disturbare, il suo respiro sibilava, mi accorsi, in quel momento repentino, di provare affetto”.

Cosa vi fa arrabbiare e inalberare nel mondo di oggi.

PV “Quasi tutto tranne lo sguardo di un cane e i movimenti di un gatto”.

RV “I favoritismi, la complicità servile, silenziosa del cittadino con il potere”.

Cosa proprio non sopportate del sistema teatrale italiano.

PV Che non è un sistema circolatorio, ma una ramificazione di vasi sanguigni ostruiti da coaguli che bloccano diffusione e innovazione”.

RS “I sistemi di potere generano autocrazie, così il teatro”.

Tre libri che vi hanno portato ad essere quello che siete oggi.

PV Non è colpa dei libri, comunque… “I promessi sposi”, “Un uomo”, “Annientare”.

RS “Nessun libro mi ha mai portato da nessuna parte, a parte la dimensione ordinaria dell’oblio, alcune volte ha influenzato e fomentato le mie propensioni. Dico Celine e Simon Weil”.

Vi ritenete felici? O quantomeno soddisfatti? Realizzati? Che cosa vorreste per il vostro futuro?

PV “Questa è davvero difficile…”.

RS “La felicità se non ti è data dalla nascita, e dalla prima crescita, bisogna poi darsi da fare, molto. Sono un neofita continuamente distratto, confondo la felicità con qualche momento di buon umore, vivo i sussulti di allegria limitata del principiante”.

A che cosa state lavorando adesso? Qualche anticipazione.

RSVorrei morire non so come fare” è il titolo del prossimo lavoro di creazione. Che si è aggiudicato il Premio Tuttoteatro “Dante Cappelletti” 2025”.

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