Berlinale 2026, arriva il film che segnerà il Festival

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“The Loneliest Man in Town” conquista il concorso

BERLINO, 19 FEBBRAIO – Quasi al termine del concorso, il 76° Festival Internazionale del Cinema di Berlino trova finalmente il film destinato a restare nella memoria di questa edizione: The Loneliest Man in Town, diretto dall’italiana Tizza Covi e dall’austriaco Rainer Frimmel.

Un’opera crepuscolare e intensa che unisce finzione e realtà, raccontando la storia di un uomo che si congeda dalla vita entrando nei propri sogni. Al centro del film c’è una vera leggenda del jazz austriaco, Alois Koch, chitarrista, cantante e compositore blues, che interpreta una versione romanzata di sé stesso. Nel film, Koch – che si presenta anche con il nome d’arte Al Cook – è costretto a lasciare la casa natale a Vienna, ormai destinata alla demolizione in nome della modernizzazione. Rimasto unico abitante dell’edificio, vive circondato dai suoi dischi in vinile, dai libri, dalle fotografie dei musicisti amati e dal ricordo dell’unico grande amore della sua vita. Dapprima resiste allo sfratto, poi decide di compiere il sogno di sempre: raggiungere il Mississippi, culla del blues, e forse morire lì, cullato dalle acque del fiume che rappresenta la musica a cui ha dedicato l’intera esistenza. Il titolo del film, “The Loneliest Man in Town”, descrive il personaggio nella finzione – l’uomo più solo della città – ma richiama anche una canzone composta dallo stesso Koch, firmata con il nome leggermente modificato di Alan Cook. La pellicola gioca costantemente sul confine tra documentario e racconto immaginato. Koch guida un cast di attori non professionisti – lui stesso aveva finora partecipato solo come artista ospite in due telefilm – e lo spettatore resta sospeso: i personaggi sono reali figure della sua vita o invenzioni dei registi? Proprio questa ambiguità rende il film originale e, allo stesso tempo, indimenticabile.

Per Covi e Frimmel, già habitué di Cannes e Locarno, si tratta della prima partecipazione al concorso principale di un grande festival come Berlino, dopo che il loro precedente film, Vera, era stato candidato all’Oscar per l’Austria nel 2024

Gli altri film in concorso

Accanto a questo titolo, la nona giornata proponeva anche Soumsoum, la nuit des astres del regista ciadiano Mahamat-Saleh Haroun, una proposta più modesta incentrata su una giovane donna dotata di poteri chiaroveggenti che la isolano dalla comunità. Il film ha il merito di mostrare al pubblico internazionale i suggestivi paesaggi del deserto di Ennedi, con le sue pitture rupestri, accarezzate dallo sguardo della protagonista e della macchina da presa.

Fuori concorso, nella sezione Special, si segnala invece il delizioso The Only Living Pickpocket in New York, secondo lungometraggio da regista dell’attore statunitense Noah Segan, noto per una carriera da interprete in 77 film.

La storia, che ruota attorno a un borseggiatore capace di rubare una chiave in grado di muovere miliardi di dollari, si sviluppa come un thriller brillante e ben orchestrato, sostenuto da un cast di alto livello che comprende John TurturroSteve Buscemi e Giancarlo Esposito. Un regalo gradito della Berlinale, pur senza ambizioni di premi.

Con “The Loneliest Man in Town”, la Berlinale trova dunque il suo film simbolo: un’opera malinconica e musicale che riflette sulla solitudine, sul tempo che passa e sul bisogno di inseguire fino all’ultimo il proprio sogno.

Antonio M. Castaldo

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