La voce e l’anima: il percorso artistico di Teresa

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Teresa è una voce che va oltre il semplice canto: è un’artista che ha saputo trasformare esperienze personali, passioni e sfide interiori in musica, immagini e messaggi profondi. Torinese, con un percorso che spazia dal canto lirico al rock e al metal, Teresa racconta la sua vita attraverso la creatività e la consapevolezza. Non segue mode o tendenze, ma si esprime con autenticità e sincerità, in musica come sui social, privilegiando qualità e significato. La sua fotografia e il suo approccio alla performance riflettono una ricerca di armonia e coraggio, un modo di vivere che valorizza il proprio corpo e la propria voce come strumenti di comunicazione. In questa intervista ci racconta come arte, musica e vita quotidiana si intrecciano, e come ogni esperienza contribuisca a costruire la sua identità artistica e personale. Tra palco, fotografia e social, emerge un ritratto di donna che sa connettersi con emozioni profonde e condividere messaggi autentici.

Chi sei e qual è il tuo percorso personale e professionale?

Ho 38 anni e vivo in prima cintura torinese. Attualmente lavoro come impiegata front office, un ruolo che mi ha insegnato disciplina, responsabilità e contatto quotidiano con le persone. Ho frequentato il liceo linguistico e successivamente studi musicali: canto lirico in conservatorio e un’accademia di musical. La musica e il palcoscenico hanno sempre rappresentato una parte fondamentale della mia identità, un linguaggio attraverso cui esprimere ciò che spesso le parole non riescono a dire.

Come è iniziata la tua avventura musicale e cosa ti ha insegnato?

Ho iniziato a cantare da piccolissima. Spesso, nei momenti di tensione familiare, cantavo per isolarmi da ciò che sentivo. A 12 anni ho iniziato a studiare canto. A 16 ho formato il mio primo gruppo rock, e negli anni successivi mi sono immersa soprattutto in rock e metal. Nel 2017 ho pubblicato il mio primo disco, e ho capito che per me era più importante il messaggio trasmesso che la performance in sé. La musica è stata uno strumento di crescita personale e di espressione autentica.

Come si è sviluppata la tua carriera?

La vocazione nasce dal canto come forma di armonia e comunicazione di emozioni. Ho esplorato diversi generi, partecipando a progetti pop, dance e party band, senza mai perdere il mio percorso rock. Ho sempre cercato di mantenere la voce versatile e fresca, pronta ad affrontare nuovi orizzonti musicali. La mia identità artistica si è consolidata nell’attenzione al messaggio e all’emozione trasmessa alle persone.

E la fotografia? Come ti ha influenzata?

Ho iniziato nel 2013. All’inizio era creatività e divertimento, ma presto ho vissuto un conflitto: mi vedevano solo per il corpo, non per chi ero. Ho affrontato una crisi interiore che mi ha portato a lavorare su me stessa e ad interessarmi alla spiritualità. La fotografia mi ha dato consapevolezza, coraggio e il modo di valorizzare il mio corpo, esplorando sensualità e femminilità senza filtri. Allo stesso tempo, per anni non riuscivo a fotografarmi solo per il piacere, perché vivevo un contrasto tra la mia immagine e ciò che sentivo.

Cos’è per te la fotografia?

È stato un percorso di consapevolezza e coraggio. Mi ha insegnato a conoscere il mio corpo, sentirmi femminile e affrontare la vita con autenticità. Credo che molte ragazze perdano l’opportunità di valorizzarsi se non si mettono alla prova con la propria immagine. Non parlo di pornografia, ma di libertà di espressione del corpo e dell’identità.

Qual è il tuo rapporto con i social? Ti consideri un’influencer?

Cerco di pubblicare con regolarità, senza sovraccaricare la pagina. Alterno fotografie, musica e piccoli spunti di riflessione personale, perché voglio che il mio profilo rifletta le diverse sfaccettature di me. Su Instagram il linguaggio è più immediato: immagini, musica e frammenti di vita quotidiana, accompagnati da piccole frasi che danno un significato in più. Non mi definisco influencer: credo che il mio modo di esprimermi possa ispirare, ma non voglio imporre un modello. Chi si sente in sintonia mi segue liberamente.

Che immagine vuoi veicolare sui social?

Ciò che mi dà fastidio è l’ostentazione inutile. Non sopporto chi posta banalità quotidiane o ostenta i propri pensieri. Io voglio essere autentica: ogni contenuto deve avere uno scopo, raccontare chi sono realmente. Mi piace condividere esperienze, musica, immagini che trasmettano emozioni o raccontino storie. Non cerco milioni di visualizzazioni: per me conta la qualità, non la quantità.

Il mondo dello spettacolo ti ha attratta?

Non mi è mai piaciuto. Ho avuto occasioni, ma non sopporto la finzione. L’unico modo in cui potrei entrarci sarebbe mantenendo autenticità: voglio rimanere me stessa, senza maschere. Dalle esperienze brevi che ho avuto, ho capito che l’autenticità nel mondo dello spettacolo è rara, e se non fosse possibile, preferisco non entrarci.

Come vivi il quotidiano e la tua immagine personale?

Teresa: Una volta ero più esibizionista, oggi molti giorni esco in tuta, senza trucco, e chi mi conosce rimane stupito. Credo che conti più l’impatto personale che l’abbigliamento. Ciò che mi distingue? Forse la libertà di non curarmi del confronto o delle aspettative altrui: essere me stessa senza cercare approvazione.

E il futuro? Cosa bolle in pentola?

Teresa: Sto orientando la mia energia dal palco al messaggio e al canto curativo. Non parlo di guarigione medica, ma di aiutare le persone a liberare emozioni nascoste. Sto anche lavorando a un piccolo spettacolo incentrato su questa esperienza. Non penso troppo a dieci anni: vivo giorno per giorno, aperta alle possibilità e consapevole di chi sono e diventerò.

Manuele Pereira

 

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