Dal 17 al 20 febbraio 2026 alla Sala Bartoli, ridotto del Politeama Rossetti di Trieste, è andato nuovamente in scena “Sissi l’imperatrice”, scritto e diretto da Roberto Cavosi, con Federica Luna Vincenti nel ruolo di Elisabetta d’Austria. La rappresentazione esplora la vita di Sissi, spesso raccontata in modo fiabesco, ma in realtà simbolo di una lotta per la libertà e l’indipendenza in un’epoca piena di convenzioni.
Federica Luna Vincenti interpreta Sissi presentando una figura complessa, tirata fuori dagli stereotipi grazie ai suoi diari. La storia mostra Elisabetta non solo come imperatrice, ma anche, anzi direi soprattutto, come una donna ribelle e anticonformista, vicina ai più deboli e contraria a qualsiasi forma di oppressione. La sua vita è segnata dal lutto per la morte di due figli e da problemi personali, come l’anoressia per la ricerca di una sua personale perfezione, cercando cura e sollievo sia nella poesia sia nella maniacale cura del corpo attraverso rigide routine ginniche.
Sissi, con il suo sarcasmo, critica la corte e i nobili del suo tempo (“Una schiatta depravata”) rivelando una vulnerabilità che la spinge a nascondere il dolore con l’ironia. Appassionata di poesia, anche lei ne scrive (amante delle liriche di Heine e di Baudelaire), cercando un modo per affrontare la sua vita complessa e tanto solitaria. La sua personalità è caratterizzata da una continua ricerca di miglioramento e fuga dalla realtà.
Un aspetto importante della sua vita è il suo testamento spirituale: 60 anni dopo la morte (avvenuta nel 1898), chiedeva di donare i proventi della pubblicazione delle sue opere ai rifugiati politici. Tuttavia, questa volontà è stata a lungo ignorata e solo nel 1980, con la pubblicazione dei suoi diari, i diritti d’autore sono stati devoluti a organizzazioni come Amnesty International, rispettando i suoi desideri.
La rappresentazione si suddivide in vari quadri che esplorano diversi aspetti del suo carattere e delle sue idee, dall’arte alla filosofia, dalla politica, alla sfera personale. Sissi si esprime con frasi incisive e di profonda amarezza, rivelando la sua sensazione di abbandono in un mondo spietato, nonchè il suo senso di colpa per la morte dei figli. Questa tensione si riflette nei suoi rapporti sociali, anche con l’imperatore, e traspare il suo forte desiderio di essere riconosciuta come donna.
Sul palcoscenico svetta un trono in pelle rossa, altissimo, sul pavimento tante casse di rete di ferro, che ricordano le stie o le graticole, piene di cose indecifrabili, che si riveleranno poi scarpe, vestiti e quant’altro di frivolo. Un punchball (che sembra all’inizio solo un manichino) veste una lunghissima parrucca bianca. Al centro della scena un grande tappeto rotondo color rosso sangue. Qui si svolge tutta l’azione. All’inizio Sissi è sul trono, in alto, gioca e si confronta con una maschera bianca che riproduce il suo volto (che alla fine si sgretolerà, per mezzo di una proiezione). Voci belle intervallano la liturgia del dramma. Sissi sempre vestita di nero, indossa abiti eleganti e raffinati su un corsetto (imprescindibile) nero che nasconde una sottile camiciola bianca.
C’è molta atmosfera. Si è tanto lontani dalle scene patinate e fiabesche piene di lbellezza e romanticismo dei film che hanno voluto creare una Biancaneve realmente esistita. Le espressioni di Federica Luna Vincenti sono davvero potenti e piene di quella disperazione e infelicità che questa Elisabetta rivela. Non è il crollo di un sogno. Non è il crollo di un mito. È una donna decisa, presente, dura con se stessa e con gli altri, violenta e fragile. Tanto fragile.
Un testo notevole, uno sguardo diverso (oserei dire “finalmente”) pienamente introiettato dalla Vincenti che sente particolarmente il personaggio. Bravissime anche le “sue donne” che intonano canzoni molto belle e la trasportano nel loro mondo così diverso e così invidiato da Sissi stessa. Contribuiscono a creare un’atmosfera intensa e riflessiva attorno alla figura della principessa, presentando una donna vera che, nonostante le sue fragilità, si batte per la giustizia e la verità.
Una donna che fa venire in mente Lady Diana Spencer. Racchiusa in un mondo falsamente dorato e potente che la soffoca, come quel corsetto che si ostina a indossare sempre più stretto. Corsetto che, una volta sganciato e aperto, rivelerà la sua ferita che la guiderà fino alla anelata libertà della morte.
Una vita sofferta, uno spazio immenso ma troppo stretto per un animo così nobile. Crinoline per sostenere un esile corpo costretto e sacrificato in un volontario corsetto con tanti fili da tirare sempre di più, sempre di più. Un sogno caduto? No! Una realtà che ci assomiglia sempre di più. Grazie Sissi. Grazie Roberto Cavosi. Grazie Federica Luna Vincenti.
Da Trieste per oggi è tutto.
Rosa Zammitto Schiller

