C’eravamo tanto odiati di Pino Ammendola

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Il 12 febbraio, al Teatro degli Audaci a Roma, è andata in scena la prima di C’eravamo tanto odiati, scritto e diretto da Pino Ammendola, con Franco Oppini, Annalisa Favetti e Marco Gabrielli.

La pièce esplora, con delicatezza e ironia, il ritorno sul palco di due comici che condividono un passato di successi e incomprensioni, tra vecchi rancori e improvvise occasioni di incontro. Lo spettacolo gioca sulle relazioni tra i personaggi, sugli equivoci e sui piccoli dettagli che costruiscono tensione e comicità, offrendo al pubblico un’introduzione brillante e nostalgica a un mondo in cui amicizia, complicità e familiarità restano al centro della scena.

Sul piano interpretativo, lo spettacolo trova il suo equilibrio nella dinamica tra i personaggi e nella qualità delle prove attoriali. Franco Oppini restituisce con energia istrionica e accenti di sincera fragilità un uomo rimasto sospeso tra successo e rimpianto, eterno Peter Pan incapace di rinunciare alla leggerezza anche quando la vita presenta il conto. Il suo contraltare Pino Ammendola, più riflessivo e disincantato, esprime una dolcezza trattenuta e una fede ancora viva nell’amicizia e nell’intesa artistica come forma profonda di complicità. Annalisa Favetti, nei panni della segretaria del manager, domina la scena con presenza magnetica e ritmo febbrile: il suo personaggio, abile mediatrice, utilizza fascino e determinazione per tenere insieme i fili di una situazione sempre sul punto di esplodere.

In questo tessuto già ricco di tensioni e non detti si inserisce Marco Gabrielli, cameriere solo apparentemente marginale. La sua interpretazione introduce una sfumatura tragicomica che amplia l’orizzonte della vicenda: dietro l’aria dimessa e l’ironia di servizio si intravede una storia personale che irrompe progressivamente nella trama, spostando l’asse dal semplice scontro tra ex colleghi a un confronto più intimo e destabilizzante. A questo si aggiunge un evento improvviso, che incombe come un’ombra e modifica bruscamente il clima della serata, ricordando allo spettatore quanto il confine tra farsa e dramma sia sottile e quanto la vita, fuori dalla scena, possa travolgere ogni calcolo.

La regia di Pino Ammendola sostiene con equilibrio questo delicato alternarsi di registri. Il ritmo serrato, la gestione attenta degli spazi e dei tempi comici, l’uso calibrato degli equivoci e delle battute – talvolta volutamente sopra le righe – costruiscono una comicità che sfiora la satira senza perdere coerenza interna. La risata nasce spesso da ciò che non viene detto, dalle mezze verità, dalle allusioni che sedimentano e poi esplodono, in un continuo gioco tra equivoci, leggerezza e malinconia.

C’eravamo tanto odiati si rivela così una commedia brillante e nostalgica insieme, capace di interrogare il tempo che passa, le occasioni mancate e il coraggio – non sempre trovato – di “prendere al volo” ciò che la vita offre. Uno spettacolo che diverte, ma che lascia anche una traccia più profonda, invitando lo spettatore a riflettere su amicizia, responsabilità e destino.

Maria Carmela Brandi

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