“Io Ettore Petrolini” di Giovanni Antonucci

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Il 18 gennaio 2026 è andato in scena nella sua terza versione al Teatro dei Ginnasi, “Io Ettore Petrolini”. Magistralmente interpretato da Antonello Avallone, il monologo riesce non soltanto far rivivere il personaggio nella sua integralità, ma restituisce anche uno spaccato di romanità a cui lo stesso Petrolini rivolge uno sguardo nostalgico. Il testo è di Giovanni Antonucci, docente, storico e critico teatrale che ha curato tutta l’opera di Petrolini e ne offre un ritratto denso di umanità. È il racconto in prima persona di un uomo che, ormai malato e claudicante, dal divano della sua casa parla di sé, ricorda i suoi viaggi, i suoi spettacoli, i suoi incontri, ma soprattutto spiega la maniera in cui lui ha vissuto e inteso il teatro. Con umiltà più volte si definisce ignorante, sostenendo che la sua intenzione era far ridere la gente spiazzandola e, rivolgendosi al pubblico afferma che sul palcoscenico bisogna vivere il personaggio, amare, godere, soffrire insieme a lui.

Non l’attore, il cabarettista, il drammaturgo, ma l’uomo che, rompendo la cosiddetta quarta parete, si racconta, rievocando le tappe della sua vita, con sguardo attento critico nei confronti della società. Ripercorriamo la sua infanzia passata tra i baracconi di Piazza Guglielmo Pepe dove saltimbanchi, maghi e cavadenti divertivano adulti e bambini. La sua passione per il teatro era nata quasi per gioco quando da bambino si intrufolava nei funerali di perfetti sconosciuti e cominciava a piangere, tirandosi addosso gli sguardi delle comari del quartiere e inducendo i partecipanti a pensare di essere il figlio del peccato; o quando si metteva davanti al Colosseo e, fingendo di essere una guida turistica per stranieri blaterava frasi senza senso. Poi il suo debutto al Gambrinus, le sue macchiette e i suoi personaggi che gli hanno reso un successo inatteso. Giggi er Bullo, Gastone, Amleto, Fortunello sono riportati in scena in maniera impeccabile da Antonello Avallone che passa con disinvoltura dall’interpretazione del Petrolini uomo al suo personaggio. I suoi successi viaggiano da Roma, a Milano, a Londra, a Parigi fino in Argentina e in Uruguay.

La scenografia è essenziale, un divano e alcuni bauli a custodia della sua eredità. Il suo teatro viene considerato innovativo e Petrolini è annoverato come l’unico attore in grado di interpretare il dramma moderno dell’umanità. Lo stesso Marinetti considera il personaggio di Fortunello un esempio di teatro sintetico futurista. Tuttavia, anche in questo caso sempre con un certo disincanto e una punta di ironia Petrolini ribadisce che le sue macchiette sono state scritte prima dei Manifesti sul Futurismo, sottolineando così la sua estraneità a Movimento. Tutta la pièce ci restituisce un’immagine genuina, autentica di Ettore Petrolini e della sua originale maniera di fare teatro. Un teatro che non nasce dallo studio di teorie precostituite, ma dalla spontaneità, dalla capacità di osservare, studiare gli uomini per cogliere il grottesco della vita.

Maria Ramicone

 

Prima Nazionale: Roma, Teatro dei ginnasi, 18 gennaio 2026.

Scritto da Giovanni Antonucci.

Interprete: Antonello Avallone.

Scene e costumi: Red Bodò.

Musiche: Pino Cangialosi.

Tecnico suono e luci: Manuel Molinu.

Assistente alla regia: Francesca Cati.

Regia: Antonello Avallone.

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