ROBERTO ROSSELLINI – La Storia Di Un Uomo

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Roberto Rossellini nacque a Roma l’8 maggio del 1906, figlio di Angiolo Giuseppe Rossellini detto “Beppino”, che costruì la prima sala cinematografica di Roma, il Barberini  e di Elettra Bellan. Primogenito, trascorse con il fratello  e le sorelle l’adolescenza in ambienti liberali e colti, nonché fervidamente antifascisti. Crebbe in via Ludovisi e conseguì la maturità classica al liceo ginnasio Tasso. Iniziò a frequentare il cinema giovanissimo. Quando suo padre morì, lavorò come montatore, e  sperimentò tutti i lavori legati alla creazione dei film. Donatella Baglivo:  Come hai incontrato Roberto?  Marcella De Marchis (scenografa e costumista)  « Pescando, a 37 chilometri da Roma, c’è questo castello Odescalchi a Palo Laziale, li’ ci sono questi piccoli scogli dove si pescavano ricci e gamberetti, stiamo parlando del 1936 eh? Ragazzi…. »  Roberto Rossellini: “Mi sono occupato prima di documentari, di sceneggiature e un giorno ho cominciato la regia, a fare un po’ di pasticci con la macchina da presa”. M. De M. : « Ci siamo sposati e cominciò a lavorare come un matto e poi nacque Romano, morto nel 1946 a soli 9 anni, poi nel 1941 il figlio Renzo jr.. Roberto diventò un grande regista e dopo un pò ho cominciato a trovarmi le donne nascoste sotto il letto ».  D.B.: Quali sono i tuoi primi ricordi con tuo padre?  Renzo Rossellini  Papà si era separato da mia mamma e io ero con lei, lui era molto impegnato nel suo lavoro e nella sua vita , però come tutti i papà che hanno dei figli in rapporti separati, cercava di essere presente.  Il sabato e la domenica venivo pettinato, vestito bene, perché dovevo uscire con papà, poi iniziavano queste attese di ore e ore perché veniva sempre in ritardo, poi delle volte veniva lui, delle volte mi mandava a prendere da un’ autista ecc., poi uscivo con papà  D.B.: Della guerra che ricordi hai?   R. R. Quando c’erano gli allarmi bisognava correre fino al traforo al Tritone, e poi a Piazza di Spagna tenendo per mano mamma e mio fratello Romano e andavamo a chiuderci sotto il traforo.  Roberto Rossellini: Roma città aperta ha rappresentato una novità. Perché cercavamo di fare un cinematografo accessibile a tutti. Uscire dalla grossa organizzazione dell’industria con le schiavitù che questa comportava.  Isabella Rossellini:  Se oggi esistono film come Roma città aperta, Paisà, Germania anno zero è perché papà li aveva fatti al di fuori delle regole del cinema tradizionale di allora.  Franco Mariotti: Quando Rossellini girava  Roma città aperta, fare cinema era la vita, significava tornare a vivere. Sono riusciti a trovare tutto quello che serviva.  Francesco Rosi: Il fatto di aver portato il cinema sulle strade ha costituito due cose estremamente importanti: da una parte la rottura di questa logica industriale e dall’altra si dava valore al contesto. Roberto Rossellini: Intanto bisognerebbe chiarire cosa s’intende per Neorealismo, ce ne sono diversi tipi, per alcuni  si chiamava “realismo sociale”, per me era semplicemente una posizione morale.  D.B.:   Mi puoi parlare di Rossellini uomo?  Giuseppe Cino assistente alla regia:  Alcuni giornalisti hanno domandato a Fellini cosa lui avesse realmente imparato da Rossellini , e Fellini disse: potrei dire che ho imparato tantissimo sul controllo della tecnica cinematografica e  a gestire il set.   D.B.:  Roberto non amava lavorare con solide sceneggiature ma preferiva affidarsi all’ispirazione del momento, cosa ti ricordi?  M. de M.:   Roberto non era amato dagli attori  perché gli  cambiava le battute e improvvisava, al momento di girare diceva: no aspetta,  qui adesso dici  questo e fai quest’altro e scriveva delle battute su un pezzo di carta. Ugo Pirro:  Ho visto con i miei occhi che, quando girava Viva l’Italia a Palermo, leggeva “I mille” di Giuseppe Bandi e impostava la scena dopo aver letto il libro. Roberto Rossellini:  Io non credo ad una sceneggiatura fatta a tavolino, la mia esperienza mi ha insegnato che quello che faccio giorno per giorno, improvvisando, funziona meglio. G. C.:  Aveva grande sapienza professionale. Una volta mi disse un elettricista  “solo Roberto ha un occhio come un’aquila  quando dice “punto macchina  qui”, è vero, quello lì è il punto migliore . Non sbaglia mai”.  Sappiamo tutti che c’è un primo punto macchina  e sbagliando quello   sbagli tutti i successivi”. D.B.: Quale era il suo rapporto con la censura ?  R. R.: Mio padre non ha mai fatto film dove ci fossero nudi,  l’attacco censorio era proprio sul cinema del neorealismo. L’Onorevole Andreotti attaccando il neorealismo, disse: “i panni sporchi  si devono lavare in famiglia” e voleva che fosse proibita anche l’esportazione dei film neorealisti nel mondo.  R. R.: Germania anno zero girato a Berlino nel 1947 non vuol essere altro che un quadro obbiettivo e fedele  di questa immensa città semidistrutta.  Carlo Lizzani: Comunque alla fine girammo con 15 paginette, che contenevano praticamente tutto il film, i dialoghi venivano improvvisati sul set e gli attori erano tutti dei piccoli professionisti, il bambino lo trovammo in un circo equestre.  Vittorio  Giacci:  Dopo Germania anno zero,  Rossellini si occupa, non del presente, ma del futuro, di dove va a finire l’uomo e il suo spirito.  Io vidi a Parigi come quest’uomo, dopo il successo di Roma città aperta e Paisà, era corteggiato da tutte le grandi star francesi , Marlene Dietrich,  Jean Gabin e i produttori americani lo volevano in America. Roberto, invece di scegliere Hollywood, dove l’ avrebbero accolto a braccia aperte, ha preferito fare un film amaro, molto difficile. Rossellini facendo la sua trilogia sulla guerra  viene considerato il grande padre del cinema italiano.  D.B.:  Cosa puoi dire di questo episodio “l’amore” con Federico Fellini e Anna Magnani?  V. G.:  mi sembra un risultato straordinario, che questo piccolo film  in realtà sia un grande film perché anticipa questa grande attenzione che Rossellini avrà  sul mondo dello spirito  D.B.:  Luigi, tu sei molto giovane,  come nasce la tua passione per Rossellini?  Luigi Ferrara ristoratore Maiori:  in tutte le case di Maiori, sono conservati i film di Rossellini, c’è questo amore nei suoi confronti, così quando ci si riunisce,  oppure in televisione viene mandato un suo film,  lo guardiamo insieme.  D.B.: So che tuo papà era molto generoso  R.R.:Era generoso e anche spendaccione, diciamo che era una persona che non teneva tanto al denaro per se stesso, era contento di dare, quando poteva. L. F.:  tutti coloro che partecipavano ai suoi film guadagnavano dei soldi  che gli servivano poi per vivere,  era più generoso nei confronti degli attori presi dalla strada.  D.B.:  Questa generosità l’aveva anche nei confronti delle sue donne?  G. C.:  Non ha mai rotto  definitivamente con nessuno degli amori che ha avuto, è sempre stato vicinissimo alle donne che hanno accompagnato la sua vita, basti ricordare gli ultimi mesi della terribile malattia della Magnani,  le stette accanto fino all’ultimo giorno ed espresse la volontà  di seppellire Anna nella tomba della famiglia Rossellini. D.B.: C’ è un ricordo di Rossellini che porti sempre con te ?  Luca  Magnani: Roberto l’ho conosciuto da bambino e poi l’ho rivisto negli ultimi tempi  quando  mia madre stava male,  era una persona… non ci sono parole, da bambino mi riempiva di regali. R. R.:   Era un uomo che credeva fortemente che la vera cultura italiana fosse la cultura del sud.  Un italiano, un uomo che guardava al mondo, al passato, al presente, e proiettato verso il futuro. La critica lo ha sempre attaccato, perché era spiazzata cioè vedendo un nuovo film di Rossellini pensava sempre che fosse un tradimento di quello che era il Rossellini del passato. Lettera di Ingrid Bergman a Rossellini. “Caro signor Rossellini ho visto i suoi film: Roma città aperta, Paisà e li ho apprezzati molto. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parli molto bene l’inglese, che non ha dimenticato il tedesco, che si fa capire in francese  e in italiano sa dire solo “ti amo” sono pronta a venire a lavorare in Italia con lei”.  Isabella Rossellini  Con questa lettera scritta nel 1948 comincia il rapporto tra i miei genitori . Mamma l’aveva scritta solo con intenzioni spiritose, quel “ti amo” era solo li per far ridere , ma comunque s’innamorarono e fecero diversi film insieme. Papà all’epoca era uno dei più grandi registi internazionali e mamma  una delle più grandi star di Hollywood  eppure insieme decisero di fare  “Cinema indipendente” cioè film d’autore.  Mario Vitale, pescatore:   incontrai Rossellini nel marzo del 1949,  lavoravo come pescatore, una mattina , scendendo dal motopeschereccio mi si presenta un ragazzo e mi dice: senti Mario ci sono dei signori che devono fare un film e cercano un ragazzo. Sono andato e  ho trovato un mare di gente , tutti ben vestiti,  io facevo schifo, erano tre giorni che ero stato in mare, puzzavo di nafta, di pesce. Appena Sergio Amidei mi ha visto, sbiancò in viso, lui mi guardava come un ossesso  -e io- “madonna mia cosa è successo?”  Hanno telefonato: “ Roberto corri vieni giù,  abbiamo trovato un ragazzo, è proprio quello che cercavamo”. Ci fecero tante fotografie, io abbracciato alla Bergman! mi sentivo morire. I fotoreporter si domandavano chi fosse questo attore che doveva fare il film con la Bergman… “ Ragazzi eccolo qui l’ attore, eccolo qui il protagonista del film“   I. B.:  Passare dal cinema americano a quello italiano è stata una mia scelta. Volevo provare a fare  il cinema neorealista ma non mi ero resa conto di lavorare con  attori non professionisti. Era molto difficile, e a volte credevo di non farcela. Padre Severino:  “Quando ha voluto girare “Francesco giullare di Dio”, ha scelto diversi frati a Maiori, tra cui anche me, lui è venuto nei conventi  e ci ha fatto dei provini.  Francesco non è il santo di Dio, ma ne è il Giullare è quasi il clown di Dio”. V. G. : “Francesco Giullare di Dio è un film chiave dell’intera opera  di Rossellini, è stato presentato a Venezia e, caso strano, Rossellini aveva presentato due film a Venezia nel 50, Stromboli e Francesco, Stromboli  passò , Francesco venne letteralmente massacrato, e di questa cosa Roberto soffrì tantissimo. François Truffaut, che ha fatto l’aiuto di Rossellini,  secondo me nel parlare di questo film ha dato la definizione  più bella, ha definito questo film una meditazione sulla gioia”. R. R.:   Questa grande  capacità di guardare attraverso i tempi della storia, credo che sia uno degli elementi più importanti che ne hanno fatto anche un artista , anche se non si sentiva un artista, preferiva sentirsi uno studioso, un uomo legato all’umanità, che tentava di rappresentare l’umanità, D.B.:  So che tuo padre aveva un pessimo rapporto con la critica italiana R. R.:  Pessimo, è stato un uomo molto insultato dalla critica e credo che lo facesse molto soffrire. D.B.:   Isabella, tu da bambina andavi spesso sul set, secondo te tuo padre era contento del mestiere che si era scelto?  I. R.:  “Sì papà era molto contento del suo lavoro, perché faceva solo il cinema che voleva fare, però lo ricordo che pativa tanto a tirare su i soldi, aveva una famiglia di 7 figli, quindi me lo ricordo felice di fare il suo cinema ma pagare l’affitto, il telefono, trovare i soldi per i film, quella parte lì me la ricordo pesante”. Madeleine Truffaut Morgenstern:    François aveva un’ammirazione sconfinata per Roberto,  poi è stato proprio François a farmi vedere tutti i suoi film e a farmeli amare.  D.B.: Come mai lui è amato dalla critica francese e snobbato da quella italiana, cioè, in vita, Rossellini non ha avuto la soddisfazione di vedersi riconosciuto. Dopo la morte, tutti ne parlano bene. Adriano Aprà: Rossellini dal 1948, veniva considerato come qualcuno che aveva tradito il Neorealismo, e invece  aveva solamente cambiato il suo modo di girare, infatti ogni film è diverso dal precedente.  Il problema era ed è abbattere i costi, che sono il vero ostacolo alla libertà di espressione, inventandosi delle soluzioni tecniche per risparmiare.  Serge Toubina  Un regista mi ha detto che Rossellini ha incoraggiato i giovani registi francesi a fare film, dicendo: “raccontate! Non c’è bisogno di scrivere grandi sceneggiature, storie, le star. Basta filmare con i mezzi di cui disponete”. Truffaut lo ha fatto e l’esempio vivente è Roberto.  Roberto Rossellini: Ho visitato quasi tutta l’India,  Un paese straordinario che sta facendo una grossa battaglia per il suo sviluppo, quello che mi ha sorpreso in India è il loro spirito profondamente  razionale. Quando noi parliamo di indiani parliamo della massa di abitanti dell’india, molte volte parliamo di  Indù ma sono un’altra cosa , sono anche loro indiani ma ne sono una parte. Renzo R.:   Dopo il 1956, quando papà torna dall’india  e si trasferisce a montare il film a Parigi, mi ha chiamato a vivere accanto a lui, in quel momento esplodeva in Francia la Nouvelle Vague  ed io ho cominciato a collaborare con Truffaut  e con gli altri registi. Quando papà è tornato da Parigi per girare a Roma  il Generale della Rovere mi ha chiamato per fare il suo aiuto regista. -De Sica: “tutto è andato come doveva andare sotto la guida del nostro maestro Rossellini, il soggetto è di Indro Montanelli, sceneggiato da Sergio Amidei. Il mio personaggio è uno dei più interessanti che abbia incontrato nella mia carriera d’attore, con Rossellini abbiamo avuto identità di vedute, è stato bellissimo lavorare con questo regista”.  Adriano Aprà: “Il generale della Rovere è il maggior successo di pubblico che abbia mai avuto Rossellini  insieme a Roma città aperta. Realizzato seguendo l’idea che il cinema non dovrebbe essere più considerato come uno spettacolo ma come un mezzo didattico per insegnare agli spettatori  da dove veniamo,  quali sono le nostre radici, perché se noi non capiamo le nostre radici ci troviamo perduti”.  D.B.: “In Viva l’Italia lavori con tuo marito, come si svolse questa vostra collaborazione? Hai avuto difficoltà? Come si comportava lui con te?”   M.De M. : Ma che difficoltà, ma che sei pazza? Oé, difficoltà, ma è stato meraviglioso… io dirigevo questa boutique  stupenda di Giancarla Mandelli, moglie di Francesco Rosi, che era in via Condotti. Nel Natale del 1959, Roberto venne con un regalo e mi dice : Marcella guarda come lavori…. vieni a fare i costumi con me.  Roberto Rossellini:  “La televisione mi offre la possibilità di fare quello che voglio, poiché, il cinema è molto più condizionato dalle ragioni commerciali che la televisione non ha. Martin Scorsese:   Credo che Rossellini sia stato uno dei pochi registi che è diventato più avventuroso con l’avanzare dell’età. E ciò è raro  V. G.: “Rossellini era sempre avanti, dal punto di vista linguistico,  estetico, tecnico, e anche filosofico. Se fosse stato uno scienziato -e lo era- avrebbe fatto ricerca e l’ha fatta come artista scienziato, come Leonardo Da  Vinci”. Tullio Kezich: „lui insisteva  su questo aspetto: insegnare qualche cosa alla gente  attraverso la televisione, perché lui diceva che la televisione non era  la morte di qualche cosa ma l’inizio di un’altra cosa“.  Ettore Bernabei (direttore della RAI  dal 1961 al 1974):  All’inizio degli anni ’60  chiedemmo ai grandi registi se erano disposti a fare telefilm, cioè film per la televisione, l’unico che aderì con entusiasmo  fu Rossellini Giornalista: Lei si sente più autore o più professionista? –Roberto Rossellini:   Ah, io sono un professionista nient’altro e non voglio essere altro, mi da fastidio la divinizzazione  che si fa dell’artista,  di questo essere  semidivino,  è una cosa che mi disgusta.  –Giornalista: Ma l’Italia è un paese particolarmente pieno di artisti? –Roberto Rossellini: Il mondo è pieno di artisti diciamo, è un modo un po’ comodo  per vivere a sbafo , tutto è arbitrario, qualsiasi  fregnaccia si può fare  e diventa pensiero profondo. –Giornalista: Ma non crede di essere responsabile  anche lei?, in fondo il cinema d’autore in Italia è legato  a film come “Roma città aperta” –Roberto Rossellini: Il cinema d’autore cosa dovrebbe essere? Dovrebbe essere l’impegno di un regista nella società, di chi ha quel mestiere  per cui si può esprimere, deve metterlo al servizio  dell’umanità. Se poi uno così  si atteggia a Padre eterno  bisogna sputargli addosso.  V. G.:  “Il fatto che dopo tanto tempo siamo ancora qui a parlare di Rossellini è la prova migliore dell’eternità del suo cinema”  A. A.:   “Credo che fosse buon profeta, in questo, nel vedere  dove stava andando il mondo,  cioè da una parte grandi possibilità , dall’altra grande confusione , da una parte sviluppo dell’intelligenza umana , e dall’altra un emergere di un’ignoranza abissale,  perché stiamo troppo bene economicamente”.  intervista Di Rossellini a Salvador Allende    Roberto Rossellini:”La nostra terra è un vascello che naviga nell’universo, noi uomini siamo il suo equipaggio  e siamo legati  al suo destino. Quindi qual è il nostro futuro?” –Allende: “Lei propone il tema, secondo me,  di che cosa sia capace l’intelligenza dell’uomo se vi sono milioni di esseri umani  che soffrono la fame, che non hanno lavoro, che non hanno cultura. cosa diverrà l’uomo nel XXI secolo?, Un uomo con la concezione  diversa, , un uomo che non sia mosso fondamentalmente  ed essenzialmente dal denaro, un uomo che ritiene che esista,  per fortuna,  una misura diversa  in cui l’intelligenza diventa la grande forza creatrice,  voglio dire che ho fiducia  nell’uomo, ma nell’uomo fratello e non nell’uomo che vive nello sfruttamento degli altri”. Indira Gandhi:“Roberto era già uno dei registi più conosciuti  e mio padre (Mahatma Gandhi) gli chiese  di realizzare alcuni documentari  sullo sviluppo del nostro paese. Roberto e mio padre insieme si trovavano a loro agio,  entrambi erano estremamente carichi di umanità”.  I. R.: “Negli ultimi anni della sua vita  papà rifletteva molto sulla comunicazione  di massa e sulla televisione, in particolare, diceva  che per secoli il sapere  era stato nelle mani di pochi, quelli  che  detenevano anche il potere , ma che oggi in questa era di comunicazione  di massa  il sapere poteva  essere diffuso  potenzialmente a tutti quanti”. D.B.:  “Qual’ è il film più significativo  di Roberto secondo te?”  M. de M.:  “A Roberto piaceva San Francesco, un film che ha incassato meno di tutti,  ed è un capolavoro meraviglioso e romantico”.  G. C.:  “Un film che io amo molto di Roberto è la presa di potere di Luigi XIV” D.B.: “Quando hai scoperto il cinema di tuo nonno, con quale film?”   Alessandro Rossellini: “Ogni volta che Anna casca davanti alla mitragliata dei nazisti quando esce dal palazzo di via Monte Cuccoli”.   D.B.: “Qual  è l’inquadratura tra tutti i film di tuo padre che ti piace di più?             Renzo R.: “E’ una domanda difficile, i film non possono essere  analizzati a schegge,  è rimasto impresso il pezzo in cui la Magnani corre e poi viene uccisa, perché siamo vittime dei media, in quanto quella è la scena più riproposta, la più famosa, ma anche la più bella”.  D.B.:   “A te come studioso del cinema di Rossellini qual è il film che t’interessa di più?”  A. A.: “Mi interessano tutti, sono i Film di Rossellini che io trovo dei capolavori e sono tanti”. D.B.:  “Quale dei film di Rossellini vorresti salvare?”  U. P.: “E’ molto difficile questo, io li salverei tutti, Comunque vorrei dire che uno dei film meno visti e che trovo bellissimo è San Francesco” I. R.: “A me piace sempre il San Francesco perché ci sono degli elementi un po’ surreali. Mi diceva che uno scienziato gli aveva detto che noi usiamo solo il 10 % del nostro cervello  e questo diventò per lui  un’ossessione, come utilizzare anche una cellula in più di questo 10 % ?  negli Stati Uniti  era rimasto molto colpito da un manifesto  che aveva visto che diceva: sprecare il proprio cervello è una cosa terribile, e per non sprecare il suo e stimolare quello degli altri a più di 60 anni  si mise a frequentare  i laboratori di ricerca della NASA  e dell’università di Houston” D.B.:  “Isabella, quale è l’ultimo ricordo che hai  di tuo padre?” I. R.: “L’ultimo ricordo di papà è a Cannes,  quando ha consegnato il premio ai fratelli Taviani per il film Padre padrone, poi  mi ha detto “dai stai con me , stai con me che ci sono le attrici che mi fanno la corte” perché lui a 70 anni  era ancora un po’ vanitoso, morì subito dopo” D.B.:  “Tu gli eri vicino quando è morto?”  Renzo. R.:  “No, disgraziatamente no, sono arrivato pochi minuti dopo la sua scomparsa,  lui si era preso un appartamento di fronte al palazzo  dove abitava mia mamma,  praticamente la mamma la mattina gli andava a fare il caffè…” Roberto ci ha lasciati  il 3 giugno 1977 a Roma all’età di 70 anni…   R. R.: “In questo mondo che si pretende razionale  c’è sempre una componente irrazionale, credo che nessuna grande poesia sarebbe mai nata  se non ci fosse questa componente irrazionale nell’uomo, cioè questa possibilità di sognare e di evadere”.

D.B.: Marcella, per te era più grande il regista o l’uomo? – Ci sono ancora gli uomini secondo te?  M. de M.: Quello che manca sono gli uomini, maschi tanti, ma uomini pochi, Roberto era un uomo. D.B.: Qual’è la differenza tra mascho e uomo?  M. de M.: Il maschio è sesso, l’uomo è quello che protegge la sua compagna e pensa alla sua famiglia… e Roberto era maschio ma sopratutto uomo.

Donatella Baglivo               

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