Il XXV Raduno ClaB, lo storico appuntamento dei “baglioniani” (iscritti al fan Club) con Claudio Baglioni, nato nel 1995, si è tenuto il pomeriggio del 22 febbraio 2026 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Si è svolto, direi per fortuna, in una giornata che dire meravigliosa è poco, quasi un miracolo dopo tanta pioggia. Siamo tantissimi, molti di più del raduno precedente del novembre 2024. Vedere quel serpentone di gente mi fa tremare le vene dei polsi: quanto ci sarà da aspettare? La sveglia a Trieste è suonata molto presto e i quasi 800 km di treno si sentono. Così sono ultima. Mi sembrava di essere Massimo Troisi in “Ricomincio da tre”, dove dichiarava il suo sentirsi inadeguato col fatto di essere sempre l’ultimo della fila, con nessuno dietro. Però è una sensazione che dura poco. Arrivano subito altre persone e la fila diventa ancora più lunga di quella che ho già trovato. Mi consolo. Però è appena l’una…Ho saputo che c’è gente venuta ad accamparsi già dalla mattina (ore 8,30) del giorno precedente e che ha dormito all’addiaccio!! Questa volta mancava il merchandising, pertanto me ne tornerò senza la tradizionale maglietta…me ne dovrò fare una ragione! In compenso c‘è una “tribute band” con chitarra che allieta gli astanti eseguendo i cavalli di battaglia di Claudio. Sono, mi pare, tre ragazzi abbastanza giovani. Non so se l’intento di ciò sia nella speranza di fare una sorta di “Posteggia”. Se così è, mi sa che si tratta di una performance dal ricavato piuttosto magro!
Alle 15:20 Finalmente siamo tutti stipati nei 2700 posti a disposizione in questo prezioso scrigno della musica. Il tetto è fatto di onde soavi e morbide di legno chiaro di ciliegio lucido, davvero a forma di conchiglia, mentre il palco è contornato di fari luminosi che fanno da scenario fantasmagorico agli artisti. L’acustica, qualora occorresse dirlo, è perfetta.
Sul palco troneggiano i tre pianoforti (un gran coda, un piano elettrico e uno digitale) che hanno accompagnato Baglioni nel suo lunghissimo tour “piano di volo”. L’emozione e la tensione sono alle stelle,
Finalmente nell’aria risuona una serie di accordi ben noti eseguiti con la sonorità della sua fedele chitarra acustica Guild (che ben conosciamo) e appare Claudio, il nostro Mago, in perfetto completo grigio, cantando “Noi no” il suo (e nostro) inno alla speranza, al futuro, alla ribellione. Tutti esplodono. Dopo aver elencato brevemente il bilancio dell’Associazione Culturale ClaB, che ha visto raddoppiare il numero dei soci, torna la musica. Baglioni ci dedica “Con voi”, il brano scritto, a noi, al suo pubblico, ai suoi fans, a coloro che non l’hanno abbandonato e a coloro che lo hanno scoperto e riscoperto: “Però con voi che botta è stata di energia”!
Ogni raduno ha un suo fil rouge: stavolta Claudio spiega di aver accuratamente scelto i brani che ha amato di più in tutta la sua carriera. Parte così una lunga serie di pezzi: alcuni noti ed eseguiti spesso ed altri più di nicchia e mai presentati in concerti, il tutto infarcito di aneddoti e storie e ricordi e rimorsi e traguardi e malinconie e risate e fotografie non solo della sua di vita, ma della nostra. Della mia in particolare. I genitori, il figlio, l’esperienza in Polonia, il successo enorme, le angosce, le paure, gli obiettivi, le delusioni.
Arriva poi (per la prima volta ad un raduno) anche Giovanni, il figlio, ottimo e virtuosissimo chitarrista, che accompagnerà il padre in due pezzi famosissimi, impreziositi dalle sue improvvisazioni. La riservatezza in merito alla sua vita privata, Claudio la rompe ringraziando e salutando il figlio, che lo ha reso nonno pochi mesi fa, con una tenerezza commovente.
Claudio Baglioni a volte non ce la fa, deve dire la sua in merito a questo mondo così feroce e a volte, irriconoscibile, enorme e piccolo, dove il dolore viene spettacolarizzato talmente tanto fino a diventare “pornografia del dolore”. Il pubblico approva. Non può certo smentirlo…ma tra le loro pareti domestiche cosa fanno? Vedono forse ore ed ore di programmi che fanno questo? “È un mondo troppo pieno di tutto; avremmo bisogno di vuoti, di respiro, di silenzi”.
Claudio volteggia fra i tre strumenti, è allegro, ironico sulla sua età, appagato, gioviale e soddisfatto di questo consueto/inconsueto appuntamento. Ci regala il suo amore, che poi è il nostro amore, ancora una volta. Poi un po’ la magia si rompe: Su “mille giorni di te e di me” i fanatici delle prime ore del mattino precedente che hanno occupato le prime file della platea scattano in piedi sotto il palco, provocando un sacrosanto pistolotto da parte di Claudio: “Mi scoraggio perché sembra che parlare non serva a niente. Forse sono invecchiato, ma trovo questo comportamento sbagliato. ClaB dovrebbe essere un’occasione diversa. Perché non distinguiamo più un’occasione dall’altra? Facciamo foto continuamente per l’ossessione di condividere, ma così mandiamo l’emozione all’ammasso. Venire sotto il palco è irrispettoso per chi è seduto. Vi esorto a ritrovare la capacità di distinguere le cose”. Asfaltati. Mi sono vergognata io per loro, sinceramente. Hanno la fortuna che Baglioni è un gran signore. Li ha perdonati ed ha continuato il suo regalo (notare che il concerto per ClaB è gratuito e riservato ai soli soci che hanno pagato 30€ di quota associativa!)
La ”vexata questio” viene chiusa con un arrangiamento nuovo di “Ninna nanna, nanna ninna”, che altro non è che la armonizzazione della poesia di Trilussa “Ninna nanna de la guerra”, che aveva già fatto nel 1974 nell’album “E tu…”, e “Pace”, tratta dall’album “Oltre” del 1990, album dal quale ha attinto molti brani eseguiti in questa onirica serata.
Si avverte che siamo alla fine: Claudio ricorda il film italiano “Nuovo Cinema Paradiso”, premio Oscar 1990, di Giuseppe Tornatore e la meravigliosa sequenza finale dei baci “Osé” tagliati dalle proiezioni e montati tutti di seguito. Memore di queste emozioni, esegue tutti i ritornelli dei suoi brani più famosi, rigorosamente in ordine cronologico: dall’immarcescibile “Questo piccolo grande amore” a “Uomo di varie età”. Il finale si avvicina, lo sentiamo. Sono quasi cinque ore di “compagnia”, come quando sei a casa di amici e qualcuno imbraccia una chitarra o apre il piano e tutti cantano, per ritornare ai momenti belli, quando si era veramente spensierati…e non ci si accorgeva.
Claudio Baglioni è questo. Una fotografia fatta di attimi, i nostri attimi che si intrecciano coi suoi. Quanto ha caratterizzato la nostra vita e il nostro essere! Quanto ha sottolineato i momenti belli! Quanto ci ha consolato in quelli brutti!
È stato (e di certo ancora sarà) il metronomo delle nostre esistenze. Quando canta e racconta le sue storie, lo accompagni con le tue. Sembra di vedere il cartone animato di Walt Disney che ha come colonna musicale “aquarela do Brasil” (noi la conosciamo come “Brasil”): una mano guantata impugna un pennello e traccia linee, colori, paesaggi. Ecco, lo stesso accade quando Claudio canta le sue storie. Le sue e le nostre storie.
Quanto si è cantato, si è riso e si è pianto in questo raduno, Quanta vita davvero è trascorsa nei miei occhi. Quanta musica ci ha donato sempre e da 60 anni a questa parte. Claudio Baglioni non è rimasto il menestrello dell’amore degli anni 70. Al tempo aveva vent’anni e a vent’anni canti l’amore con parole tue o con quelle degli altri. Ha conquistato vette inarrivabili, come, ad esempio, con ”La vita è adesso” (1985) che è e sarà l’album più venduto di tutti i tempi nella discografia italiana. Ha affrontato, nel corso della sua lunga carriera, temi sociali, ha sperimentato nuove tecnologie e tipologie di suoni, ha scoperto nuovi modi di comunicare e di fare arte con un teatro totale, seguendo le orme di Richard Wagner. Non è da sottovalutare o banalizzare o disprezzare o relegare in un angolo con una etichetta melensa e sbiadita.
Chiedo scusa per l’apologia, ma è davvero difficile spiegare a tanti il perché del mio fanatismo (e anche questo termine è improprio!) e della mia ammirazione per un vero musicista e un vero poeta, ancora tra noi e ancora in grado di dare.
Intanto la mia missione di ammiratrice di presenziare il XXV raduno ClaB e festeggiarne i 30 anni, è compiuta.
Fra poco sarò a casa e ci ho impiegato cinque ore, quanto quelle che mi hanno tenuta incollata a una poltrona, che mi hanno permesso di duettare (magari!) con lui, di sognare un mondo migliore e un’umanità migliore. Mi hanno fatta uscire col cuore leggero queste ore, mi hanno permesso di incontrare nuove persone interessanti e tutto con un solo “leit motiv”: la musica del nostro Claudio.
E come Claudio si è accommiatato da ognuno di noi, anche io gli dedico i suoi versi: “Buona fortuna, che non basta mai, a te che te ne vai”. Ma ci rivedremo. Presto.
Da Roma-Trieste per oggi è tutto.
Rosa Zammitto Schiller

