“Amadeus” di Peter Shaffer: con Wolfy e Stanzy alla ricerca della fine dell’inizio di un genio!

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Al Politeama Rossetti, dal 19 al 22 febbraio 2026, uno degli spettacoli di punta e molto attesi della Stagione di Prosa ha arricchito gli eleganti e suggestivi spazi del Teatro ed acceso le luminose stelle del soffitto: sto parlando di “Amadeus” di Peter Shaffer, nella versione registica di Ferdinando Bruni (che è anche protagonista nel ruolo di Antonio Salieri) e Francesco Frongia.

“Amadeus” di Peter Shaffer è ambientato a Vienna nel 1823, dove Antonio Salieri riflette sulla sua vita dopo la morte di Mozart, avvenuta oltre 30 anni prima. Salieri, che era divenuto un famosissimo compositore alla corte dell’imperatore d’Austria, si sente surclassato e dimenticato, nonché vicino alla fine. In una sorta di confessione / catarsi, rivive il suo rapporto con Mozart, un giovane genio che ha fatto della sregolatezza la chiave della sua esistenza, mescolandola però al sublime della sua arte musicale e che ha “costretto” il mondo a riconoscerlo e a donargli l’immortalità. La rappresentazione di “Amadeus” è diretta da Ferdinando Bruni, che interpreta Salieri, mentre Daniele Fedeli interpreta Mozart.

“Mozart e Salieri” è un dramma poetico breve del 1830 di Aleksandr Puškin, che si svolge in un atto e due scene. Tratta della nota leggenda romantica dell’invidia che spinge il compositore italiano Antonio Salieri ad avvelenare il talentuoso e detestato collega Wolfgang Amadeus Mozart. Riconosce di certo in lui un genio superiore ma considera questo come una violazione del suo fioretto e sacrificio, frutto di un accordo con Dio.

Fu messa in scena due sole volte, durante la vita di Puškin, al Bol’šoj di Pietroburgo. Divenne un’opera omonima di Rimskij-Korsakov (1897) per poi essere presa come spunto da Sir Peter Levin Shaffer (1926 –2016) per la pièce “Amadeus” (1978), nata come opera teatrale per il National Theatre di Londra nel 1979.

Il regista cecoslovacco naturalizzato statunitense Miloš Forman (pseudonimo di Jan Tomáš Forman (1932 –2018), regista, sceneggiatore e attore, già premio Oscar e premio Golden Globe quale miglior regista per il suo lavoro “Qualcuno volò sul nido del cuculo” nel 1975), ne trasse a sua volta un film vincitore di otto premi Oscar (“Amadeus” 1984), che inoltre ha visto Peter Shaffer come scenggiatore.

Sebbene sembri basato su eventi reali, la storia è ispirata a una leggenda: Salieri non dovrebbe sentirsi minacciato da Mozart a causa della sua posizione predominante a corte, ma crede che le sue fortune siano il risultato di un patto con l’Onnipotente, il quale lo premia per la sua devozione. L’arrivo di Mozart, però, non fa altro che destabilizzarlo.

In “Amadeus” è Salieri in prima persona il narratore delle sue stesse “bravate”: racconta di come ha cercato di combattere contro Dio, desiderando ardentemente di distruggere Amadeus e alla fine riuscendoci. È una riflessione sull’invidia, evidenziando che Salieri, nonostante la sua cattiveria, non ha avvelenato Mozart, ma desidera che si creda il contrario per assicurarsi l’immortalità accanto a lui. Salieri che si definisce: “ il santo protettore dei mediocri”.

«Un apologo sull’invidia – commentano le note di regia – con un capovolgimento finale che sposta il senso della leggenda creata da Puškin: è ovvio che Salieri, mediocre e squallido essere umano, anche nella cattiveria, non ha avvelenato Mozart. La sua malvagità non è arrivata fino a questo punto, ma farà qualsiasi cosa perché tutti lo credano, in modo che il suo nome possa essere legato in eterno a quello del salisburghese e che questo delitto non commesso gli conceda l’immortalità».

Fin dal debutto avvenuto a Roma (Teatro Ambra Jovinelli 23/10/2025), la compagnia del Teatro dell’Elfo è stata assolutamente sommersa da continui e fragorosi applausi, non solo per le notevoli e accattivanti interpretazioni dell’intero cast, ma anche per l’accurata e semplice (ma essenziale) messinscena, che vede altissimi pilastri di un salone senza orpelli, che altro non fanno che, assieme ad elementi di un ‘700 immaginario, ospitare proiezioni artistiche, tappezzerie, spartiti autografi ed altro, creando un’atmosfera ricca e suggestiva.

Sulla scena appare solo un elegante fortepiano, con colore e modanature richiamanti i pilastri, alcune sedie che compaiono e scompaiono e poi una antica sedia a rotelle, su cui il Salieri/Bruni si adagia per raccontare la sua versione della storia.

I costumi sono di Antonio Marras e sono veramente stupefacenti: elegantissimi, con colori soavi, crinoline e sbuffi, broccati, damaschi, caratterizzati da “intrusioni” contemporanee molto confacenti ai singoli personaggi. Degno di nota è il costume più elegante di Mozart, in broccato rosso e pieno di borchie/spuntoni che sottolineano l’anima che si potrebbe benissimo definire “punk di Amadeus.

Tutti gli abiti sono raffinatissimi sia come modelli che come tessuti, sovrastati da altrettanto sofisticate ed enormi parrucche di forme quasi improbabili, che sono talmente indovinate da non sembrare nemmeno ridicole.

Sulla scena, si alternano e si scambiano battute musicisti, nobili e dignitari della corte dell’imperatore Giuseppe II. Adorabili i “venticelli”, degni compari e pettegoli personaggi, opportunisti e calunniatori (“La calunnia è un venticello…Piano piano, terra terra, sottovoce, sibilando, va scorrendo, va ronzando” – “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini).

Tutti gli attori non sono assolutamente secondari. Ognuno è protagonista del “suo” ruolo, del “suo” personaggio, della “sua pièce. Quando ognuno di loro è in scena, l’attenzione non si sposta mai da colui o coloro che stanno presentando il loro momento.

Daniele Fedeli è un Mozart perfetto. Allegro, vivace e ribelle, agile e drammatico, con una risatina leggera e “sfottente” ma mai ridicola. Ha “le physique du rôle” in maniera assoluta. Nell’ultima parte, quella più struggente della morte, accompagnato e supportato da una Costanza/ Valeria Andreanò davvero commovente, non si riesce a trattenere le lacrime.

Ferdinando Bruni è fantastico. E’ un maestro. Un vero e puro uomo di teatro. Il vero uomo assoluto di teatro. È un Salieri indimenticabile, dalla figura tormentata, con una capacità di trasformarsi in maniera “fregoliana” da vecchio a più giovane. Ti sembra realmente di attraversare uno stargate settecentesco!

Il tutto mirabilmente sottolineato da scelte musicali soavi e oniriche, capaci di far chiaramente comprendere quali siano le differenze stilistiche e contenutistiche dei due compositori!

Che dire di più? Anche questo spettacolo rientra, secondo il mio parere, in quelli degni di nota della Stagione teatrale italiana. Una scelta complessa indubbiamente, con illustre passato che può sembrare banale nelle menti banali e raffinato nelle menti raffinate.

È sicuramente da non perdere, perché rievoca il film meraviglioso, che fece scoprire, ai non addetti ai lavori, un Mozart certamente un po’ diverso ma senza fare sì che fosse troppo ingombrante.

Grazie a tutti, grazie a Bruni, a Frongia, a Marras, a tutti coloro che hanno partecipato ad una grande e molto incisiva produzione, che mi ha personalmente fatto dimenticare la serie Sky…da dimenticare!

Uno spettacolo che non ha però fugato i dubbi che la storia dell’avvelenamento fosse una leggenda. D’altronde, un interrogativo permane: come mai Mozart è Mozart e Salieri…boh?

 

Da Trieste per oggi è tutto

Rosa Zammitto Schiller

 

AMADEUS

di Peter Shaffer

uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

traduzione: Ferdinando Bruni

costumi: Antonio Marras

con

Antonio Salieri: Ferdinando Bruni

Wolfgang Amadeus Mozart: Daniele Fedeli

Costanze Weber, moglie di Mozart: Valeria Andreanò

Venticelli, procuratori di informazioni e pettegolezzi: Riccardo Buffonini e Alessandro Lussiana

Barone Gotrfried Van Swieten, prefetto della Biblioteca Imperiale: Matteo de Mojana

Contessa Johanna Kilian Von Strack: Ginestra Paladino

Katharina Cavalieri, cantante: Ginestra Paladino

Giuseppe II, Imperatore d’Austria: Umberto Petranca

Conte Franz Orsini-Rosenberg, direttore dell’Opera Imperiale: Luca Toracca

assistente ai costumi Elena Rossi

realizzazione costumi Elena Rossi, Alessia Lattanzio, Monica Fedora Colombo, Grazia Ieva

realizzazione scene Marina Conti, Giancarlo Centola, Tommaso Serra

produzione Teatro dell’Elfo con il contributo di NEXT Laboratorio delle idee per la

Produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo

si ringrazia Corti Giuseppe Tessiture Jacquard e Gianni Gallucci

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