La nomina di Antonio Soddu a nuovo arcivescovo di Sassari ha acceso forti polemiche in ambienti ecclesiali già profondamente turbati dall’attuale linea di governo della Chiesa. Le voci che lo descrivono come vicino ad ambienti massonici — o comunque permeabili a quella cultura — non possono essere liquidate con leggerezza, perché il tema tocca un punto dottrinale gravissimo e non negoziabile.
La Chiesa, infatti, ha sempre insegnato l’assoluta incompatibilità tra appartenenza alla massoneria e fede cattolica. Dai documenti pontifici dell’Ottocento fino alle dichiarazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983, il giudizio è rimasto chiaro: i principi massonici sono inconciliabili con la rivelazione cristiana, poiché promuovono un relativismo religioso e una visione naturalista dell’uomo che contraddicono il primato di Cristo e della sua Chiesa. Non si tratta di opinioni personali o di “sensibilità tradizionali”, ma di un insegnamento costante del Magistero.
In questo quadro, la promozione episcopale di una figura su cui gravano sospetti di vicinanza a tali ambienti appare, per molti fedeli, come un segnale inquietante. Sotto il pontificato di Papa Leone XIV, si moltiplicano scelte percepite come ostili alla tradizione dottrinale e indulgenti verso correnti culturali storicamente avverse al cattolicesimo. Si ha l’impressione di una Chiesa sempre più pronta al dialogo con il mondo, ma sempre meno pronta a ribadire con forza le proprie incompatibilità fondamentali.
Ciò che ferisce non è soltanto la singola nomina, ma il messaggio simbolico che essa veicola: mentre i sacerdoti e i fedeli legati alla tradizione vengono spesso guardati con sospetto o marginalizzati, chi è percepito come vicino a visioni relativiste o ambigue sembra trovare spazio e promozione. È una dinamica che genera sconcerto e alimenta la sensazione di uno smarrimento dell’identità cattolica.
E tuttavia, in mezzo all’amarezza, resta la consapevolezza che la Chiesa non è proprietà di uomini, né di correnti culturali. I fedeli possono e devono esprimere le loro legittime preoccupazioni, ribadendo con fermezza l’incompatibilità tra massoneria e cattolicesimo, senza però perdere la fede nella promessa di Cristo. Le stagioni passano, le nomine si susseguono, ma la verità rivelata non cambia. Ed è a quella che, oggi più che mai, occorre restare ancorati.
Andrea Rossi

