Avevamo bisogno della serata delle cover, in questo Sanremo 2026 ce serviva proprio.
E non ci ha deluso. Ci ha divertite, emozionate e fatto dire finalmente: “eccolo qua er Festival nostro”.
Fuori dal Teatro Ariston è un delirio.
Corso Matteotti è impraticabile, un tappeto umano di fan, radio in vetrina, tv in diretta e gadget e cioccolatini distribuiti a tutti i passanti.
Insomma, Sanremo in questi giorni è un luna park a cielo aperto, dove non dorme letteralmente nessuno e tutti fanno festa.
Ma veniamo al dunque: i duetti.
Ditonellapiaga & TonyPitony – Voto 10
Hanno vinto la serata e stavolta nun se fanno discussioni. Con “The Lady is a Tramp” hanno portato in scena un vero spettacolo con un look curato, ironia e presenza scenica. Non solo una cover, ma un numero completo.
Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma – Voto 9
Hanno cantato “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia e ci hanno fatto venire la pelle d’oca.
Atmosfera solenne e interpretazione magistrale.
Quando Arisa decide de fa sur serio, fa sur serio.
Dargen D’Amico con Pupo – Voto 9
“Su di noi” riletta con un messaggio forte contro la guerra.
Dargen D’Amico riesce sempre a infilà un contenuto senza fà la morale.
Ci sorprende e emoziona sinceramente.
Tredici Pietro – Voto 9
Gran bella esibizione, resa ancora più potente dalla presenza a sorpresa di papà Gianni Morandi.
Quando alla fine si è commosso, se semo commosse pure noi. Bellissimo.
E però, dietro le quinte, pare che non tutti l’abbiano presa con la stessa leggerezza.
Alessandro Gassmann non ha gradito alcune scelte. Gli sarebbe stato detto no alla salita sul palco dell’Ariston per promuovere la serie Rai “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”: troppo delicato, essendo padre di un cantante in gara.
Poi però Gianni Morandi canta con il figlio durante la serata cover.
E lì inevitabile è stato il suo pensiero: “Ah… quindi se po’ fa.”
Gassmann, in sostanza, avrebbe fatto notare che se una regola c’è, dev’essere uguale per tutti. E questa, diciamolo, è ‘na cosa più che giusta.
Detto ciò, la sorpresa di Gianni è stata una carezza vera. E quando l’emozione è autentica, il pubblico la riconosce.
E poi il caso della serata: fuori dalla top 10 Fedez e Marco Masini.
Fischi in sala e dissenso generale.
Del resto è pure questo er bello de Sanremo.
Tra i primi dieci anche:
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, Luchè con Gianluca Grignani, Nayt con Joan Thiele.
Serata ricca, variegata, finalmente imprevedibile.
Passiamo alla conduzione.
Carlo Conti
Voto 8
Interpreta se stesso, come sempre. E’ il “normalizzatore” che non inciampa, non sbaglia, ma manco vola.
Laura Pausini
Voto 8
Sembra ancora un filo trattenuta. Noi sappiamo che quando decide di divorarsi palco e telecamera lo fa sul serio (vedi il duetto con Achille Lauro su “16 marzo”).
Quella è la Laura che vogliamo. Aspettiamo er colpo finale de stasera Laurè.
Bianca Balti
Voto 9
Raggiante, elegante, sorridente. Illumina la scena senza sforzo. Presenza forte, mai invadente.
Alessandro Siani
Voto 7
La vena comica c’è, ma meno incisiva rispetto ad altre volte. N’po’ sotto tono.
Per chiudere in bellezza, la battuta che non è passata inosservata.
Quando Carlo Conti consegna i fiori a Gianluca Grignani, lui affonda: “C’è anche il numero della Pausini? Così la chiamo.”
Aho, altro che battuta, questa è stata una stoccata che riapre la questione della cover de “La mia storia tra le dita” che, diciamolo, è tutto fuorché chiusa
Bisogna dillo: come ‘a metti ‘a metti, Sanremo è sempre Sanremo.
Puoi amarlo, puoi criticarlo, puoi dire che non è più quello di una volta, ma quando parte la sigla, stamo tutti lì a guardallo.
Il nostro Doppio Sguardo continua dopo la serata finale… e ricordamose sempre che finché c’è musica, ce la Sanremo.
Lorenza e Graziana Petriconi
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