Fiabe Jazz: Hansel e Gretel

Data:

In scena il 15 febbraio 2026 al “Teatro Comunale Ciro Pinsuti” di Sinalunga.

Nel folto del bosco, dove la luce non cade ma si ricorda, Gretel e Hansel avanzano come due presagi. Non sono più soltanto bambini: sono figure di un sogno antico, scintille che cercano un varco tra le radici del mondo. Ogni passo è un’eco, ogni respiro un presagio. Il bosco li osserva, li custodisce, li mette alla prova. E in fondo al suo ventre, come un cuore che batte fuori tempo, li attende la Strega Zuccherosa Sopraffina.

La sua casa non è fatta di dolci: è fatta di desideri solidificati, di tentazioni che hanno preso forma, di ciò che l’infanzia immagina quando non sa ancora distinguere tra fame e incanto. Sushi, caramelle, dolcetti, kartoffel: non cibo, ma simboli, frammenti di un mondo che seduce e divora. La Strega suona il violino come se stesse pettinando l’aria: ogni nota è un filo invisibile che avvolge, che addormenta, che trasforma i bambini in piccole lune da far crescere fino alla maturazione del sacrificio.

Eppure, in questo universo sospeso, è Gretel a vedere ciò che non si vede. La sua intuizione non è solo astuzia: è una fenditura nella trama del destino, un lampo che squarcia l’incantesimo e restituisce al bosco la sua verità. La fiaba si rovescia, la paura si scioglie, la luce torna a filtrare tra gli alberi come un pensiero che finalmente si chiarisce.

In Fiabe Jazz, la storia non si limita a essere raccontata: si trasfigura. Il jazz diventa la lingua segreta del bosco, una grammatica di respiri, improvvisazioni, deviazioni.
Roberto Caccavo, Francesco Giorgi e Marco Natalucci non interpretano la fiaba: la sognano in scena, la modulano come un tema musicale che si apre, si frantuma, si ricompone. Ogni gesto è una nota, ogni pausa un abisso, ogni sguardo un accordo sospeso.

La consulenza artistica di Gianfranco Pedullà dona alla narrazione un respiro rituale, quasi sciamanico, mentre i costumi di Alessandrajane e le scene di Claudio Pini, Caccavo e Giorgi costruiscono un paesaggio che non appartiene né al teatro né alla fiaba, ma a quel territorio intermedio dove l’immaginazione diventa materia. I colori sembrano evaporare, le ombre si allungano come presenze, la luce si muove come un animale silenzioso.

Lo spettacolo del Teatro Popolare d’Arte non parla ai bambini né agli adulti: parla a quella parte di noi che non ha età, che riconosce il bosco come un luogo interiore, che sa che ogni fiaba è un viaggio dentro la propria ombra.

Hansel e Gretel non sono più personaggi: sono archetipi, sono domande, sono la memoria di un passaggio necessario.

E quando la storia si chiude, non è una fine: è un ritorno. Il bosco resta lì, in attesa. La musica continua a vibrare. E la fiaba, come tutte le fiabe che contano, non smette mai di trasformarci.

Giuliano Angeletti

FIABE JAZZ
Hansel e Gretel
di e con Roberto Caccavo, Francesco Giorgi, Marco Natalucci
consulenza artistica Gianfranco Pedullà
costumi Alessandrajane
scene Claudio Pini, Roberto Caccavo, Francesco Giorgi
produzione Teatro Popolare d’Arte

 

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