Ballata per tre Uomini e una Donna, recita il sottotitolo del fascinoso spettacolo che La Contrada – Teatro Stabile di Trieste ha prodotto con la partecipe regia di Alessio Pizzech, scene e costumi di Andrea Stanisci, luci di Eva Bruno e, soprattutto permeandolo delle coinvolgenti musiche di Mario Incudine. Alberto Bassetti ha ricavato un adattamento teatrale tratto liberamente dal romanzo “La cotogna di Istanbul” di Paolo Rumiz, ballata teatrale andata in scena, in prima milanese, al Teatro Menotti. L’atmosfera che si respira in questo racconto è da “sogno”, un sogno di intensa forza amorosa fra Max e Maša, e del loro magnetico rapporto, ma anche occasione per portare in primo piano vicende politiche che ancora bruciano nelle nostre coscienze di uomini. Maximilian von Altenberg è un ingegnere austriaco inviato per lavoro a Sarajevo, pochi anni dopo la fine del sanguinoso conflitto che ha insanguinato le terre Jugoslave con stragi inaudite. Tramite un amico fa conoscenza di Maša Dizdarević, dall’esotica malia tartara, fiera e indipendente. Entrambi sono travolti da un sentimento che li brucia, ma senza possibilità di concretizzarlo in un’unione. Tre anni passano prima che il destino li riunisca, il tempo cantato nella canzone con cui Maša lo ha travolto e legato per sempre a sé. La donna è minata da un grande male ora, ma questo non impedisce che l’amore viva la sua stagione, in un travolgente viaggio: un percorso iniziatico e sensuale, alla consumazione della loro passione. Tappe che si svelano luoghi di sogno, da Sarejevo a Budapest, a Istanbul ma soprattutto nella scoperta della profondità delle loro anime, restando sempre in sottofondo la memoria, il sangue, la violenza, la rabbia per i conflitti che l’uomo sa ingenerare. In scena la fascinante seduzione – di orientale ascendenza – la riveste Maddalena Crippa già al solo entrare, imprimendo con dizione scandita e marcatamente sillabica, il senso evocativo della frase. Allusiva nelle preziose nelle pause, non fa che accrescere la percettibile tensione che si respira tra il pubblico. Nulla finisce con la notte, e lei canta, con malia seduttiva e forte intensità, rimandi a un mondo di sentimenti, ma al tempo stesso di convivenze tra popoli che l’insipienza umana ha irrimediabilmente spazzato via. Fascinazione teatrale quando, straziante, evoca la partenza di chi lascia le proprie antiche terre, per la durezza del destino. E ne stampa il paesaggio in maniera indelebile nei nostri pensieri. E ballano avvinghiati nell’abbraccio al reincontro con Max, mentre aleggia la morte… Seduta in poltrona, piagata, rende palpabile, la “lebbra” del cancro, recita con le sole mani tanto sono espressive. Accanto a Maddalena Crippa un validissimo Maximilian Nisi, potenet e carismatico nella parte dell’ingegnere austriaco, bravo e profondo nel rendere la forza travolgente di un’attrazione che si rivelerà trascinante quanto marcata. Rassegnato e fiero nel dolente canto, nel tragico finale a Istanbul. Efficacissimo “amico” impersonato da Adriano Giraldi. Mario Incudine, autore delle musiche originali eseguite dal vivo accompagna – o per meglio dire riveste – il racconto in parallela narrazione musicale e di memoria. Con i suoni del suo canto evocativo e lancinante e della fisarmonica, preannuncia la presenza misteriosa, di forte fierezza femminile, per esser poi, per il resto del testo, avvolti e impastati di musica. Calorosa accoglienza tributata dal pubblico agli attori, regista e scenografo. Al Teatro Menotti di Milano.
GF. Previtali Rosti

