In scena dal 24 al 26 febbraio 2026 al “Teatro Guglielmi” di Massa Carrara.
La grande macchina teatrale che sostiene Re Chicchinella è una coproduzione del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Carnezzeria, Célestins Théâtre de Lyon, Châteauvallon-Liberté Scène Nationale, Cité du Théâtre – Domaine d’O – Montpellier / Printemps des Comédiens. La produzione non è un semplice cappello produttivo: è il respiro che permette allo spettacolo di esistere come un organismo complesso, un rito collettivo che attraversa confini e tradizioni per approdare a un’unica, luminosa ferita scenica.
Emma Dante, che firma scrittura, regia, costumi ed elementi scenici, apre la scena come si spalanca un altare profano: un luogo dove la fiaba non consola, ma brucia. Il suo Re Chicchinella è un canto che nasce dal ventre della terra, un racconto che si contorce tra grottesco e sacro, tra comicità sfrontata e dolore che non chiede perdono. La regista attraversa Basile come si attraversa un bosco antico: con rispetto, con ferocia, con la certezza che ogni radice nasconda un segreto.
Al centro, Carmine Maringola dà al sovrano una fragilità che sembra fatta di polvere d’oro e febbre. È un re che non regna: sopravvive. Attorno a lui, la corte: Annamaria Palomba, Angelica Bifano, Davide Mazzella, Simone Mazzella, Stephanie Taillandier, Viola Carinci, Davide Celona, Roberto Galbo, Enrico Lodovisi, Yannick Lomboto, Samuel Salamone, Marta Zollet, Odette Lodovisi, si muove come un coro di maschere vive, ora statue di ghiaccio, ora animali famelici, ora bambini crudeli che giocano con il destino altrui.
La gallina che si annida nelle viscere del Re non è solo un espediente narrativo: è un simbolo che pulsa. È la fame del mondo che divora l’uomo, è la ricchezza che si fa maledizione, è la poesia barocca che si incarna in un gesto quotidiano e lo trasforma in mito.
Le luci di Cristian Zucaro scolpiscono un regno sospeso, dove ogni ombra sembra un presagio e ogni bagliore un miracolo. I costumi e gli oggetti creati da Dante sono reliquie di un presepe scomposto: stoffe che raccontano genealogie, colori che esplodono e si spengono come emozioni trattenute troppo a lungo.
Quando il re decide di lasciarsi morire di fame, il silenzio che scende in sala non è solo commozione: è riconoscimento. È l’eco di una verità antica, quella che Basile sussurra e Dante amplifica: che l’animo umano è un teatro di contraddizioni, e che la fiaba è il modo più sincero per raccontarle.
Re Chicchinella non chiede interpretazioni: chiede abbandono. È una preghiera non raccolta, una ferita che luccica, un ultimo uovo d’oro deposto non per la corte, ma per lo spettatore.
Giuliano Angeletti
RE CHICCHINELLA
libero adattamento da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
scritto e diretto da Emma Dante
elementi scenici e costumi di Emma Dante
luci Cristian Zucaro foto Masiarpasquali
con Carmine Maringola, Annamaria Palomba, Angelica Bifano, Davide Mazzella, Simone Mazzella, Stephanie Taillandier, Viola Carinci, Davide Celona, Roberto Galbo, Enrico Lodovisi, Yannick Lomboto, Samuel Salamone, Marta Zollet, Odette Lodovisi
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale,
Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Carnezzeria, Célestins
Théâtre de Lyon, Châteauvallon-Liberté Scène Nationale, Cité du Théâtre – Domaine d’O – Montpellier /
Printemps des Comédiens

