Il berretto a sonagli: con Silvio Orlando

Data:

In scena il 26 e il 27 febbraio 2026 al “Teatro Degli Animosi” di Carrara.

Silvio Orlando, il Ciampa nel Berretto a sonagli è avvolto nella trama di Luigi Pirandello. L’onda di teatro che nasce dalla regia di Andrea Baracco e si espande attraverso le presenze di Stefania Medri, Marta Nuti, Michele Eburnea, Davide Lorino, Francesca Farcomeni, Francesca Botti, Annabella Marotta, dentro le architetture di Roberto Crea, le stoffe di Marta Crisolini Malatesta, le luci di Simone De Angelis, il respiro sonoro di Giacomo Vezzani, la lingua affilata da Letizia Russo e Baracco, l’ordito discreto di Andrea Lucchetta, la cura produttiva di Vittorio Stasi e Maria Laura Rondanini, solleva un movimento unico, continuo, che non introduce lo spettacolo ma lo genera, come un mare che si apre e subito inghiotte.

Ciampa non entra: si condensa, come un vapore che conosce la stanza prima ancora di abitarla, come un presagio che sfiora le tende e fa vibrare l’aria. Orlando lo accoglie con un gesto che sembra un rito di protezione, un ascolto che precede la parola. Ogni suo passo è un filo d’acqua che scorre tra la quiete e l’abisso, tra il bisogno di restare intero e il rischio di dire la verità.

Il Berretto a sonagli diventa un corpo vivo, una pelle che respira. Baracco non lo guida: lo lascia fluire. La verità non si mostra, si filtra; è un raggio che attraversa un vetro velato, un tremito che si insinua tra un sorriso che si incrina e un silenzio che pesa come una pietra sommersa. Il salotto borghese si trasforma in una stanza di echi, dove le pareti non contengono ma custodiscono, e le luci aprono fenditure nella realtà, come se il mondo fosse un tessuto troppo teso, pronto a cedere.

Orlando-Ciampa avanza come un equilibrista che conosce il prezzo del proprio respiro. La sua voce è una corda che vibra: a tratti ironica, con un sapore di sale; a tratti fragile, come se il dolore fosse un animale addormentato nel petto e ogni parola potesse svegliarlo. Ogni frase è una lama che gli sfugge, ogni sorriso un tentativo di non sanguinare.

Attorno a lui, il coro degli altri si muove come un mare in tempesta lenta: onde che si alzano, si urtano, si ritirano, lasciando sulla riva brandelli di ipocrisia, di paura, di desideri che non trovano nome. La lingua, affilata dalla revisione di Russo e Baracco, vibra come un cristallo sul punto di spezzarsi.

E allora accade qualcosa di raro: il grottesco si scioglie nel lirico, la comicità diventa un presagio, la follia un rifugio che somiglia a una preghiera. Ciampa non è più un uomo, ma una soglia: attraverso di lui si intravede la fragilità dell’ordine sociale, la crudeltà del giudizio, la disperata necessità di inventarsi una maschera per non essere divorati dalla verità.

Quando il sipario scende, resta nell’aria un suono leggero, quasi impercettibile: il tintinnio del berretto, sì, ma anche qualcos’altro. Un richiamo che non si spegne, un’onda che continua a tornare, una domanda che rimane sospesa: quale follia scegliamo, ogni giorno, per non frantumarci?

Giuliano Angeletti

Silvio Orlando
IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello
e con Stefania Medri, Marta Nuti, Michele Eburnea, Davide Lorino, Francesca Farcomeni, Francesca Botti, Annabella Marotta
regia Andrea Baracco
revisione linguistica Letizia Russo e Andrea Baracco
aiuto regia Andrea Lucchetta
scena Roberto Crea
costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Simone De Angelis. Phto Laila Pozzo
sound designer Giacomo Vezzani
management Vittorio Stasi
direzione generale Maria Laura Rondanini

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