Il viaggio di un matrimonio nel tempo

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Un letto matrimoniale e due attori: viviamo sulla scena la trasformazione nei decenni della storia d’amore di una coppia, che tale è anche nella vita reale. Mantengono quindi i loro nomi di battesimo Riccardo (Polizzy Carbonelli), volto di notorietà televisiva per Il Posto al Sole e Marina (Lorenzi).

Riccardo è un marito a suo modo fanciullescamente innamorato della moglie e incarna nella pièce tutte le limitazioni del genere maschile, spesso ricalcando gli stereotipi più frequentati. Lo vediamo quindi sessualmente smanioso e contrariato nella prima notte di nozze, poi smarrito e geloso della gravidanza della moglie, di cui simula, ovviamente ingigantendoli, i dolori pre-parto. Si rivela un uomo vanaglorioso per il successo come scrittore, ma incapace di gestire le situazioni critiche con il figlio. E che patisce i morsi della gelosia nei confronti della moglie, pur avendone appena confessato il tradimento.

I tratti caratteriali della moglie sono meno romantici e più improntati alla freddezza e al contrasto: già a partire dalla prima notte, in cui rifiuta le avance del neo-marito con pretestuose “questioni di igiene”. Così come più volte sminuisce il valore del romanzo con cui il marito ha raggiunto il successo. Fino alla rivendicazione finale, dopo più di 30 anni di matrimonio, di una libertà di esplorare la vita fino a quel momento negata.

I toni sono quelli leggeri della tragicommedia, cui non può ovviamente mancare il lieto fine dell’ennesimo riavvicinamento.

Come prologo e successivamente tra una scena e l’altra, due presenze femminili, con movenze di danza classica e sottofondo musicale, senza dire parola hanno riassettato il grande letto a due piazze che, come da titolo, occupa tutta la scena. Ogni volta lo hanno orientato in modo diverso, quasi fosse un orologio biologico che scandiva l’evoluzione della vita coniugale di Riccardo e Marina. A nostro avviso questi intermezzi tra una scena e l’altra sono stati inserimenti un poco forzati, che hanno rallentato il ritmo della narrazione, senza apportare apparentemente significativi contributi di significato.

Ovviamente l’eccellente intesa tra i due protagonisti ha regalato grande fluidità mentre un episodio, in particolare, ha messo alla prova con grande successo la professionalità di Marina Lorenzi. Proprio durante un suo importante monologo, infatti, l’improvviso malore di uno spettatore, pur nelle ultime file, per diversi minuti ha creato in sala parecchio scompiglio.

Ciononostante, l’attrice ha mantenuto salda la barra della concentrazione artistica e proseguito nel monologo: chapeau !

Happy end, comunque: lo spettatore si è rapidamente ripreso e, come il resto del pubblico, ha lasciato la sala allietato dallo spettacolo.

Guido Buttarelli 

 

Un letto per due
Teatro San Babila di Milano 27 e 28 febbraio 2026
Drammaturgia TATO RUSSO
Scene e regia LIVIO GALASSI
Coreografie AURELIO GATTI
Costumi GIUSI GIUSTINO
Realizzazione scenografica PEPPE ZARBO
Musiche ZENO CRAIG
Luci ROGER LA FONTAINE
Danzatrici INCORPOREA GROUP

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