In scena il 28 febbraio 2026 al “Teatro Comunale” di Pietrasanta.
La Tigre di Ramon Madaula, nella versione italiana di Pino Tierno e con regia di Alessandro Benvenuti, è una creatura che respira lentamente, come se ogni battuta fosse un passo felpato nel buio. La produzione Attori & Tecnici la accoglie e la lascia muovere libera, senza gabbie, senza sovrastrutture: un teatro che non vuole rassicurare, ma rivelare.
La Tigre è la paura che ci abita, quella che non si lascia addomesticare. Non ruggisce: osserva. Non attacca: accompagna. È la parte più sincera di noi, quella che ci ricorda che la felicità non è un possesso ma un equilibrio fragile, un respiro trattenuto tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo davvero.
Il testo di Madaula non la mostra mai direttamente, e proprio per questo la sentiamo ovunque: nei silenzi che si allungano, nelle parole che inciampano, negli sguardi che cercano un appiglio e non lo trovano. È un animale invisibile che si aggira tra i due protagonisti, li sfiora, li mette a nudo.
Lui, specialista dello sviluppo personale, è un uomo costruito di concetti, di frasi motivazionali che sembrano solide finché non vengono toccate. È un profeta della felicità di superficie, un uomo che parla per non ascoltare il proprio vuoto.
Lei, fotografa professionista, è fatta di sguardo e di peso specifico. Porta la sua crisi come un oggetto fragile ma necessario. Cerca la verità negli altri perché la propria le sfugge, e nel tentativo di ritrarlo finisce per ritrarre sé stessa.
Il loro incontro è un set fotografico che diventa un altare laico. Le luci non illuminano: rivelano. Le pose non nascondono: tradiscono. Ogni scatto è un tentativo di catturare un’essenza che sfugge, ogni parola un modo per avvicinarsi a un nucleo che fa paura.
Benvenuti dirige con una delicatezza che è quasi un ascolto. Non impone forme, non costruisce barriere: lascia che la scena sia un luogo di verità. La sua regia è un gesto di fiducia negli attori e nel testo, un invito a lasciar cadere le maschere senza rumore.
La scena è essenziale, quasi ascetica. È uno spazio mentale più che fisico, un luogo dove i due protagonisti possono perdersi e ritrovarsi. Benvenuti, in scena, porta un’umanità disarmata; Massironi, con la sua presenza luminosa e fragile, apre crepe da cui entra aria.
Lo spettacolo diventa un saggio poetico sulla nostra epoca, che trasforma la felicità in un dovere e la fragilità in un difetto. Lui incarna la retorica del benessere obbligatorio; lei la resistenza silenziosa di chi non vuole mentire a sé stesso.
Quando entrambi rivelano di non essere ciò che credono o dichiarano, la Tigre esce dal buio e si siede tra loro. Non per spaventarli, ma per ricordare che la paura è la nostra parte più viva, quella che ci tiene svegli, quella che ci costringe a guardarci davvero.
La Tigre è un incontro tra due solitudini che si illuminano a vicenda. È un poema sulla vulnerabilità, sulla ricerca di un’immagine che non sia patinata ma vera, sulla possibilità che la paura non sia un ostacolo ma una guida. La produzione Attori & Tecnici ne fa un rito intimo, un teatro che non vuole insegnare nulla ma che lascia un segno, come un graffio lieve sulla pelle.
Giuliano Angeletti
Alessandro Benvenuti, Marina Massironi
LA TIGRE
di Ramon Madaula
versione italiana di Pino Tierno
regia Alessandro Benvenuti
produzione Attori & Tecnici

