L’avventura in tutte le sue forme

Data:

di Tommaso Chimenti

REGGIO EMILIA – Siamo a settecento metri di altitudine. Qualcuno la chiama già montagna ma in realtà è alta collina. Qui prima nevicava ogni inverno, ora raramente. Boschi, alberi, “a sei chilometri di curve dalla vita” suggeriva Samuele Bersani. Dalla Via Emilia abbiamo deviato, rimanendo in provincia di Reggio Emilia: la balera va sempre forte, il liscio il sabato sera è una religione. Con la macchina passiamo attraverso frazioni abitate dai nomi simpatici: incrociamo “La Gatta” poi “La Vecchia” e infine arriviamo alla nostra destinazione “Felina” che niente a che vedere con il comune famoso per il salame di Felino anche se qui tra salumi e parmigiano c’è solo da inchinarsi e godere dei sapori e dei profumi. Non è una terra per vegani. Il maiale è un must e anche dove non sembra che ce ne sia, una spennellata di strutto è stata data per insaporire meglio il tutto. Terra di musicisti; qua vicino c’è Ligonchio che ha dato i natali a Iva Zanicchi, a Cavriago invece è nata Orietta Berti mentre, di tutt’altro tenore musicale, ecco che il chitarrista dei CCCP Massimo Zamboni abita nelle zone limitrofe e Giovanni Lindo Ferretti ha sede a Cerreto Alpi e infine da Reggio provengono anche gli Offlaga Disco Pax quelli che in una loro canzone invocavano “Grazie Reagan, bombardaci Parma” che esprimeva tutto l’amore campanilistico tra i due capoluoghi.

Trento, Italy – 05 30 2019; Festival dell’ Economia – Trento; Pietro Del Soldà Presenter of the programme “Tutta la città ne parla”, Rai Radio3.

Quello che incuriosisce chiunque passi da queste parti è la Pietra di Bismantova che da lontano ci appare come una sorta di Uluru di terra rossa australiana. A Felina, che ricade nel comune di Castelnovo ne’ monti, in qualunque stagione la sera si dorme con la coperta, le zanzare si contano sulle dita di una mano e all’interno di un piccolo centro commerciale Conad (come accade per il Teatro delle Spiagge fiorentino) ha sede lo Spazio EffeBi 19, gestito dall’attrice Francesca Bianchi, proprio accanto ad una moschea improvvisata. Un teatro senza alcuna sovvenzione comunale che propone spettacoli di qualità di prosa per adulti e per bambini oltre a laboratori, seminari, workshop, e che ha una grande funzione sociale di raccordo, nel creare una comunità. Forse l’amministrazione dovrebbe avere un occhio di riguardo per queste piccole realtà (e non soltanto per il grande Teatro di Bismantova) che tengono la luce accesa su quartieri periferici, materialmente e simbolicamente, che portano cultura (che non è una parola altisonante ma si fa con fatica quotidiana, con i libri, con gli incontri, con le compagnie teatrali, portando bellezza e applausi, curiosità, gentilezza e sorrisi), che sono dei fari nel buio della provincia dove altrimenti rimarrebbe soltanto il bar con le birre e i biliardi, il calciobalilla e la televisione. In questi anni sono passati da queste latitudini, in questo delizioso teatro che si autofinanzia (e chi conosce le dinamiche della cultura in Italia sa quanto può essere duro, complicato e difficile far quadrare i conti), Tindaro Granata e Ciro Masella, Salvatore Arena e il Teatro dei Venti soltanto per citare qualche nome del teatro contemporaneo nazionale. In questo luogo, adesso luce e guida per chi nella montagna voglia respirare l’aria fresca dei libri, dei racconti, dell’ascolto, fino a pochi anni fa si vendevano mattonelle e piastrelle; la cultura può essere quel pavimento, quelle basi solide, quelle fondamenta sulle quali poggiare le regole delle nostre comunità. Perché la sognatrice Francesca Bianchi è una di quei direttori artistici che va a vedere teatro, che non sceglie le ospitalità su carta o attraverso i video, ma è una di quelle che puoi trovare indifferentemente in un foyer di Milano come in un festival di Napoli.

Stavolta nel suo teatro (il cui motto portante è “Dentro lo spazio un palco”) è arrivato un volto, meglio dire una voce nota, di Rai Radio Tre, Pietro Del Soldà, che ci ha condotto con la trasposizione teatrale, “Apologia dell’Avventura” (regia e adattamento da letterario a drammaturgia Manfredi Rutelli, prod. LST Teatro), tratta dal suo volume, “La vita fuori di sé”, tra le pieghe del viaggio, interiore e fuori di noi, e per un’ora ci ha fatto navigare da seduti, ci ha fatto esplorare da fermi, ci ha fatto veleggiare pur essendo immobili. Apologia in italiano significa discorso appassionato, difesa, elogio, celebrazione. Cambia il suo status nell’inglese dove il termine “apologise” significa scusa. A voler forzare l’etimologia delle parole questo spettacolo è stato un’arringa sul non cercare più scuse per partire il più possibile, per salpare da casa propria, per lasciare la via vecchia consolidata per la nuova strada sconosciuta, per abbandonare la propria comfort zone ed immergersi nell’ignoto. Certo perché, ci dice Del Soldà (un po’ Jovanotti e un pizzico di Bersani, il cantautore), l’ignoto del viaggio ci spinge ad essere diversi, ad essere migliori, a cercare e trovare parti di noi nascoste che se ne stanno acquattate in attesa di essere tirate fuori. Quindi l’ignoto ci porta a scoprire pezzi di noi che altrimenti sarebbero stati sepolti e non avrebbero visto la luce. Con lui, immerso in una scenografia semplice ed efficace, un tappeto al centro (volante? per ricordarci i viaggi d’Oriente) e un tessuto traforato di trine bianche sul fondale e a terra (a ricordarci le reti dei pescatori, gli apostoli che portarono il verbo? Achab o “Il vecchio e il mare”, ma anche le reti per prendere e raccogliere più informazioni possibili dal nostro intorno, quindi la conoscenza oltre che internet), due musicisti eclettici (Valerio Corzani e Erica Scheri) che, con musiche originali, hanno ricreato una struttura sonora che ora era tempesta adesso battaglia, sconvolgimento, sturm und drang. Quello che è, profonda trasformazione interiore, il viaggio se non è considerato soltanto turismo. Da un viaggio si torna più leggeri di bagagli, perché abbiamo capito che ci serve poco di materiale, e più pesanti di ricordi, di narrazioni, di situazioni: più pieni di noi stessi. Il nostromo ha una voce calda e consolatoria, ci conduce per mano, ci accompagna senza scossoni, un pifferaio magico che ci porta alla luce la verità e lo fa con un tono soft, da buon Maestro, senza imposizioni, soltanto buoni consigli. Peccato per il leggio che crea sempre una frattura, una frontiera, una distanza emotiva tra le parole di chi le dice e l’ascolto di chi sente. Se viaggiando si percorrono strade che prima di allora non avevamo mai battuto, rotte inesplorate, è proprio lasciandoci andare al non-conosciuto che riusciamo ad addentrarci tra le pieghe del nostro animo, quindi l’andare fuori da noi ci fa scoprire il dentro di noi. Sembra paradossale e invece è circolare e sferico. Avventura è guardare in faccia il futuro, vedere o andare incontro a quello che ancora non c’è; dobbiamo soltanto essere disposti ad accogliere quello che verrà con mente sgombra e pensiero pulito, scevro da condizionamenti né preconcetti. L’avventura, ci dice il filosofo veneziano, è utile per non soccombere alle paure, per spezzare la trilogia di muri-confini-pregiudizi. E l’avventura non deve essere per forza un viaggio, può essere anche un incontro che ci sposta, che ci fa vedere parti celate di noi stessi, che ci porta ad essere un po’ diversi da quello che avevamo preventivato. L’avventura è uscire dai nostri classici sentieri mille volte battuti.

Ed allora ci cita, in cinque capitoli, George Simmel che ci racconta che l’avventura ci consente di vedere cose di me che prima non avevo mai visto, che l’avventura è un lampo nella notte, un’esperienza intensa che genera tensione ed energia ma anche, passaggio questo fondamentale in questi tempi bellicosi e burrascosi, guerrafondai e missilistici, antidoto contro l’individualismo e l’egoismo. Il viaggio è, deve e dovrebbe essere, anche abbandonarsi, cedere le difese, non avere più l’ansia del controllo e così andare oltre i propri limiti, una spinta forte ad uscire fuori da noi stessi per conoscerci davvero, finalmente. Il suo secondo esempio è Erodoto che nelle sue “Storie” ci riporta delle vicende delle città di Eretria e di Atene e l’avventura si sposta sul concetto di coraggio, di non rimanere immobili, di prendere decisioni, di non lasciarci vivere ma di prendere i nostri destini nelle mani senza paure. Il terzo paragrafo è dedicato ad Alexander von Humbold curioso botanico prima infelice, represso in un lavoro d’ufficio, poi esploratore: “Quando la vita viene a trovarti puoi aprire o chiudere la porta”. E’ questa la domanda centrale di ogni esistenza, non i dolori ma come reagiamo agli stessi, se con una reazione vitale o con la depressione. L’avventura è conoscenza anche senza cartine o binocoli, mappe o timbri sul passaporto. L’avventura ci porta lontano ma ogni volta ci conduce sempre più vicino a noi stessi, a quello che siamo realmente. Bisogna soltanto mettersi in discussione, scuotere le nostre abitudini e certezze: “In direzione ostinata e contraria”. Ed ancora ci spiega la vita di Isabelle Eberhardt che si travestì da uomo per tutta la sua esistenza, si convertì all’Islam e viaggiò nelle terre musulmane facendo reportage che altrimenti le sarebbero stati negati e preclusi. Ed infine l’Ulisse di Nikos Kazantzakis che torna a casa ma è costretto a ripartire perché non può restare perché il suo è un viaggio senza ritorno e “il nostro destino non è dentro di noi ma fuori di noi”. Il divulgatore Pietro Del Soldà, con voce pacata e sguardo solare, ci ha detto che si può fare, che un altro mondo è possibile, che non dobbiamo farci schiacciare dal contemporaneo che ci azzanna quotidianamente, che non dobbiamo soccombere di fronte alle brutture del mondo che ci vuole schiavi del sistema, pedine manovrabili, consumatori in perenne allarme, impauriti del domani, dei nostri simili e della nostra stessa ombra.

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati

Alessandro Querzoli, un artista a ritmo di musica

L’arte e la musica gli scorrono nelle vene. Sarà...

Un ricordo di Sandra

  Sandra un’amica una mamma una diva un anima sensibile...

Samantha Proli, una curvy alla conquista della TV

L’esperienza in tv l’ha fatta conoscere al pubblico italiano....