In scena dal 21 febbraio al 1° marzo 2026 al “Teatro Gustavo Modena” di Genova.
Il raggio bianco, scritto da Sergio Pierattini e vincitore del Premio Flaiano 2006, è un’opera che si colloca in quella zona di confine in cui il teatro psicologico incontra il noir, e dove la quotidianità si incrina fino a rivelare un sottosuolo emotivo denso, torbido, quasi inafferrabile. La regia di Arturo Cirillo ne coglie la tensione sotterranea e la trasforma in una partitura scenica di precisione chirurgica.
La pièce si apre in un appartamento milanese, una sera d’inverno. Pioggia battente, penombra, un salotto che sembra sospeso tra il sonno e l’allerta. L’ingresso improvviso della figlia, bagnata e sporca di sangue, rompe la quiete apparente e introduce un elemento perturbante che non verrà mai del tutto chiarito, perché ciò che interessa a Pierattini non è la dinamica del fatto, ma la sua eco emotiva.
L’appartamento diventa così un microcosmo claustrofobico, un luogo che trattiene e amplifica le tensioni, un interno borghese che si trasforma in una sorta di camera di decompressione psicologica. La pioggia fuori è un contrappunto sonoro, un ritmo che scandisce l’inquietudine, mentre la luce: quel raggio bianco evocato dal titolo: taglia lo spazio come un bisturi, rivelando e insieme ferendo.
Il cuore dell’opera è la relazione tra le due donne, interpretate da Milvia Marigliano e Linda Gennari. Il regista Arturo Cirillo le definisce furtive, richiamando Genet: ed è vero, perché si muovono come creature che hanno qualcosa da nascondere, o forse da proteggere. La madre è apprensiva, vigile, quasi ossessiva. La figlia è amara, sfuggente, attraversata da una colpa che non si dice ma si percepisce.
Il loro dialogo è un duetto di ombre, un continuo oscillare tra affetto e aggressività, tra cura e rifiuto. Pierattini costruisce una drammaturgia fatta di frasi spezzate, di silenzi che pesano più delle parole, di piccoli gesti che diventano rivelatori. È un teatro dell’intimità ferita, dove ogni battuta sembra portare con sé un residuo di passato non risolto.
L’arrivo del giovane interpretato da Raffaele Barca introduce un terzo elemento che non scioglie il nodo, ma lo stringe ulteriormente. La sua presenza è un catalizzatore: non chiarisce, ma complica; non illumina, ma getta nuove ombre. È una figura liminale, quasi un testimone involontario, che porta la vicenda verso un finale inatteso, coerente con la logica del noir psicologico.
Cirillo affronta il testo con una regia che potremmo definire di sottrazione. Non cerca effetti, non amplifica il mistero: lo lascia respirare. La scena è costruita come un luogo reale ma attraversato da una vibrazione inquieta; la direzione degli attori è calibrata, attenta alle sfumature, ai non detti, ai micro-movimenti dell’anima.
La sua regia non interpreta, ma ascolta. E in questo ascolto restituisce la complessità dei personaggi che non sono simboli, ma esseri umani feriti, contraddittori, vivi.
Pierattini ha una capacità rara: quella di far emergere la poesia dal quotidiano, senza mai forzarla. La sua lingua è asciutta, precisa, ma attraversata da una vibrazione lirica che affiora nei momenti più inattesi. Il noir, in questo senso, non è un genere, ma un colore emotivo: una tonalità che avvolge la vicenda senza mai ingabbiarla.
Il testo lavora su un equilibrio sottile tra realismo psicologico e suggestione poetica. Il raggio bianco del titolo è metafora e insieme immagine concreta: è la luce che illumina la strada, ma anche quella che acceca; è la verità che si vorrebbe vedere e quella che si teme.
Il raggio bianco è un’opera che non cerca la soluzione del mistero, ma la sua risonanza. È un teatro che parla di legami familiari, di colpa, di protezione, di paura; un teatro che non offre risposte, ma domande che restano sospese come la pioggia fuori dalla finestra.
La produzione del Teatro Nazionale di Genova e del Teatro Stabile di Torino restituisce con rigore e sensibilità questa complessità, offrendo uno spettacolo che è insieme teso, intimo, inquieto, capace di toccare corde profonde senza mai cadere nel melodramma. Un noir dell’anima, un raggio di luce che non chiarisce, ma rivela.
Giuliano Angeletti
IL RAGGIO BIANCO
Produzione
Teatro Nazionale di Genova
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Regia
Arturo Cirillo
Personaggi e interpreti
La madre, Anna Milvia Marigliano
La figlia, Giulia Linda Gennari
Matteo Raffaele Barca
Scene
Dario Gessati
Costumi
Gianluca Falaschi, Anna Missaglia
Musiche
Paolo Coletta
Luci
Aldo Mantovani
Assistente alla regia
Mario Scandale
Assistente alle scene
Eleonora Ticca
Cast tecnico
direttore di scena Fabrizio Montalto
capo macchinista Antonella Perazzo
elettricista Luisa Giusti
fonico Edoardo Ambrosio
sarta Cristina Bandini

