Come tuffarsi in un secondo nell’epoca della nascita del rock progressivo: la magia dei Jethro Tull e del flauto magico di Ian Anderson

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“The Curiosity Tour” è l’attuale grande tour di Jethro Tull nel 2026, guidato dall’immarcescibile e sempre affascinante 78enne Ian Anderson, cantante, flautista, polistrumentista, compositore, cantautore e sperimentatore scozzese. Il tour porta il titolo del loro album del 2025 “Curious Ruminant” (che ha raggiunto la posizione n. 25 nelle classifiche britanniche e ha ricevuto recensioni positive), integrando al contempo i classici prog-folk-rock del loro repertorio. Quando, nel 1969, giunse fisicamente in Italia ”Stand up”, il secondo album dei Jethro Tull, (Il primo album è “This Was”, pubblicato nell’ottobre 1968 nel Regno Unito: un album che mescola blues, jazz e rock, con un sound ancora molto influenzato dal blues britannico degli anni ’60 e con il flauto di Anderson presente ma non ancora dominante come nei lavori successivi), .fu una scoperta mirabolante per i tanti ragazzi che si nutrivano di musica.

In quasi 60 anni di attività hanno inciso 25 Album in studio, 10 Album dal vivo, 17 Raccolte, 34 Singoli      11 Album video ed hanno venduto più di 60 milioni di album in ogni continente. Numeri da capogiro.

Ma lo sapete cosa vuol dire il nome? Non ha nulla a che fare col rock né con la musica: deriva da una figura storica reale. Jethro Tull (1674–1741) era un agronomo e inventore inglese, considerato uno dei pionieri della Rivoluzione Agricola Britannica del XVIII secolo. È famoso soprattutto per aver inventato e perfezionato la seminatrice meccanica a righe (seed drill) intorno al 1701, uno strumento trainato da cavalli che permetteva di seminare i semi in file regolari e a profondità costante, migliorando enormemente l’efficienza agricola rispetto alla semina a mano.

I “nostri” Jethro Tull hanno scritto pagine musicali indelebili nella storia del rock progressivo, con album visionari e rivoluzionari che sono diventati pietre miliari e che hanno influenzato intere generazioni in tutto il mondo: ad esempio, da noi in Italia, Ivano Fossati con i Delirium di certo ne hanno subito il fascino, soprattutto per l’introduzione del flauto traverso.

I Jethro Tull sono una delle band più importanti degli ultimi sei decenni. Ian Anderson è sempre carismatico, con il suo flauto “guerriero” che ha ricevuto l’Ivor Novello Award per il contributo eccezionale alla musica britannica; la band ha vinto il Grammy Award 1987 per “Crest of a Knave” e decine di dischi d’oro e di platino per album come “Aqualung“, “Thick As A Brick“ e “Songs From The World“.

Dopo il tutto esaurito registrato al Teatro Manzoni di Bologna, a grande richiesta il “The Curiosity Tour” – prodotto in Italia da Virus Concerti – ha proseguito in due tra i più importanti teatri italiani: i Jethro Tull si sono esibiti il 1° marzo al Teatro Colosseo di Torino e il 3 marzo al Politeama Rossetti di Trieste, unica data nell’intero Nordest.

Il tour è iniziato nei primi mesi del 2026 (iniziando intorno a febbraio in Germania) e si estenderà ampiamente in Europa, visitando paesi come Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Polonia, Danimarca, Austria e altri, per un totale di circa 45 date. È una celebrazione della curiosità, della scoperta e dell’eredità della band, con Ian Anderson che descrive l’atmosfera come “un gruppo di vecchi che si divertono!” e si percepisce. I succitati “vecchi” sono:

Ian Anderson Voce, flauto traverso, chitarra acustica ed elettrica, armonica a bocca, altri strumenti (1968-oggi)

David Goodier Basso elettrico, seconde voci (2011– oggi)

John O’Hara tastiere, fisarmonica, seconde voci (2011–– oggi)

Scott Hammond batteria (2017-– oggi)

Jack Clark chitarra elettrica (2024– oggi)

Le tracce dell’ultimo album “Curious Ruminant” si sono mescolate a successi senza tempo. La performance ci ha regalato brani come “Some Day the Sun Won’t Shine for You”, “Thick as a Brick”, ”Mother Goose”, “Songs From the Wood”; “Weathercock”, “Curious Ruminant (brano che dà il titolo al nuovo album)”, “The Zealot Gene”, “Aqualung”, “Locomotive Breath” ed altri ancora, circa una quindicina in tutto.

 

Il concerto, diviso in due parti, è durato circa due ore, con un buon equilibrio tra radici blues precoci, epici prog degli anni ’70 e materiale più recente. Un buon mix di classici e brani nuovi.

C’era tutto: tipiche teatralità di flauto di Ian, il dialogo narrativo, i cambiamenti acustici/elettrici e le performance ad alta energia meravigliosi e adattati a teatri e sale da concerto storici. La scaletta della serata, come ho accennato, è stata da urlo e da infarto al tempo stesso: quando poi, durante la prima parte, Ian, accompagnato mirabilmente dai suoi, ha eseguito la “Bourée in Mi minore” di Johann Sebastain Bach, siamo tutti impazziti. Fu il primo brano classico arrangiato con strumenti moderni e con ritmo blues, anticipato da un meraviglioso giro di basso. Tutti saremmo venuti a conoscenza delle prime improvvisazioni moderne su Bach! Indescrivibile emozione.

Nella mia mente è tornato prorompente il ricordo di quando, ragazzina-ina-ina ho avuto fra le mani il primo disco dei Jethro Tull, prestatomi dal fratello di un mio amichetto…e fu amore!

Vedere il palco riempirsi con quei musicisti eccezionali è stato nulla in confronto al boato del pubblico quando è apparso lui, il mitico Ian. Sempre affascinante, sempre dinamico e con voglia di raccontare tante storie. La voce forse è un po’ più mesta, il fisico è un po’ più appesantito, i capelli, i meravigliosi riccioli…ahimè spariti. Ma il flauto traverso…è sempre da brividi. Quel suo modo di suonare, quel vibrato, quel cantare le note assieme alle note uscite dal flauto stesso, fanno e mi fanno impazzire, assieme alla vezzosa mossetta di alzare la gamba come un trampoliere / menestrello. Si vola altissimo. Anche se il pubblico è di certo un po’ più in età, siamo tutti tornati indietro a quando, adolescenti, sognavamo con il cantastorie scozzese e le sue divine note.

Panta rei, purtroppo ma Ian Anderson non ci abbandona. Grazie, mitico Ian!

Da Trieste per oggi è tutto.

Rosa Zammitto Schiller

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