In scena dal 27 febbraio al 1° marzo 2026 al “Teatro Ivo Chiesa” di Genova.
Ci sono testi che non invecchiano: non perché il tempo li risparmi, ma perché continuano a ferire. Improvvisamente l’estate scorsa appartiene a questa categoria di opere che non chiedono di essere ricordate, ma di essere rivissute. Nel nuovo allestimento firmato da Stefano Cordella il dramma di Tennessee Williams torna a pulsare come una ferita che non si rimargina, un luogo dove la memoria non consola ma divora.
Cordella affronta il testo con lo sguardo di chi conosce la psiche umana non solo come materia narrativa, ma come territorio instabile, scosceso, dove ogni gesto è un sintomo e ogni parola un tentativo di sopravvivenza. La sua regia sembra muoversi come un bisturi: incide, espone, non giudica. E nel farlo restituisce la natura ambigua dei personaggi, vittime e carnefici allo stesso tempo, creature che si aggrappano all’affetto come a un’arma, che manipolano per paura di essere manipolate, che mentono per non essere distrutte dalla verità.
Il giardino/giungla che avvolge la villa di Sebastian (poeta assente eppure onnipresente) diventa un organismo vivente, un ventre tropicale che custodisce e corrompe. Un Eden capovolto, dove la creazione non genera vita ma la consuma. In questo spazio vegetale, enigmatico e sensuale, la memoria si fa scena e la scena si fa memoria: un luogo dove i ricordi non sono mai affidabili e i traumi non smettono di respirare.
Al centro del dramma, come due poli magnetici che si respingono e si attraggono, Violet (Laura Marinoni) e Catherine (Leda Kreider) offrono due versioni inconciliabili dell’ultima estate di Sebastian. Marinoni scolpisce una madre che trasforma il dolore in potere, una donna che usa la devozione come una maschera di ferro. Kreider, al contrario, porta in scena una Catherine fragile e febbrile, attraversata da una verità che la brucia dall’interno. Tra loro, lo psichiatra Sugar, incaricato di decidere se Catherine debba essere lobotomizzata, diventa il tramite tra razionalità e abisso, tra scienza e superstizione, tra ciò che può essere detto e ciò che può solo essere ricordato.
La regia di Cordella non cerca risposte: preferisce restare nella zona d’ombra, dove Williams è più autentico. Qui l’arte e la fede si svuotano, la creazione si confonde con la distruzione, e la catarsi non è un approdo ma un rischio. Il risultato è uno spettacolo che non rassicura, non consola, non chiude. È un viaggio nella parte più oscura dell’estate, quella dove il sole non illumina ma acceca.
In questa nuova edizione, Improvvisamente l’estate scorsa non è solo un classico ritrovato: è un monito. Un invito a guardare negli occhi ciò che preferiremmo dimenticare. Un teatro che non teme la vertigine, e che proprio per questo resta, come un’eco che continua a vibrare anche dopo che il sipario è calato.
Giuliano Angeletti
Improvvisamente l’estate scorsa…
Produzione: LAC Lugano Arte e Cultura, Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
Partner di produzione: Gruppo Ospedaliero Moncucco – Clinica Moncucco e Clinica Santa Chiara
Traduzione: Monica Capuani
Regia: Stefano Cordella
Personaggi e interpreti: Mrs Holly (Elena Callegari) George (Ion Donà) Catharine Holly (Leda Kreider)
Mrs Venable (Laura Marinoni) Dr. Cukrowicz (Edoardo Ribatto)
Scene: Guido Buganza
Costumi: Ilaria Ariemme
Disegno luci: Marzio Picchetti
Suono: Gianluca Agostini
Aiuto regia: Noemi Radice
Lo spettacolo viene presentato per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee
Il ruolo del Giardiniere è interpretato da Ruben Leporoni.

