In scena il 5 marzo 2026 al Teatro Excelsior di Reggello.
Ci sono libri che non si limitano a essere letti: chiedono di essere attraversati come incendi. Il fuoco era la cura, creazione di Sotterraneo, nasce dalla combustione intima, del romanzo Fahrenheit 451 di Ray Bradbury che continua a bruciare da settant’anni senza consumarsi. Qui il fuoco non è devastazione: è una lente, un modo di vedere nel buio, un gesto di cura verso ciò che rischia di spegnersi.
Sotterraneo non adatta Bradbury: lo sfoglia come si sfoglia un reperto amato, con la delicatezza di chi riconosce nelle pieghe della carta la memoria di mani, tasche, zaini, stagioni. Il romanzo diventa un organismo: la copertina scolorita, le pagine gonfie di appunti, i margini pieni di segni che sono già un’altra storia.
Da questo gesto nasce una drammaturgia che non cerca fedeltà, ma risonanza. I cinque performer Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo non interpretano i personaggi: li evocano come figure che emergono da un sogno interrotto. Ogni scena è un varco, un margine, un appunto lasciato tra le righe di un libro che continua a mutare.
La regia di Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa costruisce uno spazio che non rappresenta, ma interroga. È un territorio di crepe, di deviazioni, di possibilità. Qui la storia di Bradbury si apre come una mappa antica: i performer la percorrono in orizzontale, cercando ciò che il romanzo non dice, ciò che vibra tra una frase e l’altra, ciò che resta fuori campo.
In questo movimento laterale nasce un’altra cronaca: quella di un tempo sospeso tra il nostro presente e un futuro che ci somiglia troppo. Un futuro in cui la semplificazione diventa anestesia, in cui l’ottundimento è una forma di protezione, in cui il pensiero complesso pesa come un debito.
La drammaturgia di Daniele Villa è un filo teso tra analisi e visione. Ogni parola sembra chiedere: cosa resta di un libro quando lo si è letto troppe volte? Cosa resta di una società quando smette di leggere sé stessa? Lo spettacolo non risponde. Preferisce lasciare che il pubblico ascolti il crepitio delle idee, il fruscio delle pagine che non ci sono più, il silenzio che segue ogni rogo.
Il merito più profondo di Il fuoco era la cura è quello di riportare Bradbury nel nostro tempo senza trasformarlo in un monito. Non c’è allarme, non c’è predica. C’è piuttosto una malinconia lucida, una consapevolezza che il futuro distopico non è un altrove, ma un riflesso opaco del presente.
La produzione, Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano, Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT, Teatro Nazionale, con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord e le residenze artistiche del Centro di Residenza della Toscana, La Corte Ospitale, Centrale Fies, sostiene un lavoro che non si limita a reinterpretare un classico: lo riattiva, lo rimette in circolo, lo restituisce come un oggetto vivo, vulnerabile, necessario.
Il fuoco era la cura è un atto d’amore verso la complessità, verso la fragilità dei libri, verso la possibilità che il pensiero, anche quando brucia, sia ancora una forma di resistenza. Non racconta un mondo in fiamme: ci chiede di ascoltare il nostro stesso crepitare.
Giuliano Angeletti
Sotterraneo
IL FUOCO ERA LA CURA
liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
creazione Sotterraneo
ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo
scrittura Daniele Villa photo MasiarPasquali
produzione Teatro Metastasio di Prato/Sotterraneo/Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa/Emilia
Romagna Teatro ERT-Teatro Nazionale
con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord
residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/ Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord
Sotterraneo è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso Teatri di Pistoia

