Lo spettacolo “La Registrazione”, diretto da Bruno Fornasari dal testo “Tape” del drammaturgo americano Stephen Belber, poi adattato per il cinema, è quanto mai attuale e universale.
È la vita.
Tre amici dai tempi del Liceo si incontrano in una stanza di un anonimo motel di Lansing, nel Michigan. L’idea è venuta a John, pompiere volontario italoamericano, con una passione per alcool e sostanze tossiche, prendendo lo spunto dal fatto che Vinc, regista, è in città per un festival del cinema.
All’inizio, come succede sempre, abbracci e pacche sulla schiena in nome dei vecchi tempi e poi…il fattore Amy arriva a scombussolare l’atmosfera di leggerezza e di goliardia, non priva di qualche imbarazzo, che si era instaurata.
Amy aveva avuto una relazione con entrambi, con uno, più sentimentale, forse d’amore?, con l’altro, più fisica, talmente fisica che John accusa Vinc di averla violentata. Alla domanda, lecita, di Vinc “ma come lo sai?”, John risponde che glielo ha detto Amy. Vinc cerca di difendersi in tutti i modi, poi arriva ad ammettere il fatto portando a sua difesa la scusante che entrambi avevano bevuto troppo al party e la cosa è un po’ sfuggita di mano. Senza dimenticare che è successo molti anni prima.
John, in maniera subdola, forse dettata dall’invidia per Vinc, che non è un perdente come lui e che gli ha portato via la ragazza, registra la “confessione”. Mossa sbagliata che fa ovviamente incazzare Vinc che cerca di strappare il nastro dalle mani dell’amico, che a questo punto tanto amico non è più.
Alla fine Vinc cede e fa per andarsene ma John gli dice che tra poco arriverà Amy che vive in città e che è diventata Vice Procuratore distrettuale.
L’arrivo di Amy e le sue parole non fanno che aumentare i dubbi sulla veridicità del fatto di cui sembrerebbe essere stata vittima.
Lo stupro allora diventa un “pretesto” per parlare di memoria, di verità, di scuse e di perdono. Amy accetterà le scuse di Vinc, dopo tanti anni? Quello che ricorda Vinc e quello che ricorda Amy coincidono o il tempo non solo ha smussato le cose ma si è diradato confondendo i fatti? La vittima di stupro non dovrebbe denunciare immediatamente la violenza, senza lasciare passare il tempo? La Verità è una sola o ognuno ha la sua verità?
Il play solleva problemi molto attuali, da una innocente rimpatriata tra amici va poi a scavare nelle relazioni affettive, nei meccanismi dell’amicizia, nei comportamenti umani, nella buona e nella cattiva fede degli uomini e delle donne. Nelle conseguenze che le nostre azioni hanno su di noi e su gli altri.
Scusarsi per le nostre azioni sbagliate è ipocrisia o può cambiare le cose? Forse, chissà, meglio comunque avere il coraggio di farlo e pentirsi sempre del male fatto. Tendere una mano ci porterebbe a evitare tante guerre, tante azioni meschine, tante offese. Proviamoci sempre, comunque.
Inoltre, è anche una rappresentazione di crescita e di redenzione.
Lo spettacolo è teso, c’è suspence e colpi di scena, quasi un thriller, sostenuto da una buona interpretazione di tre attori tutti ex allievi dell’Accademia dei Filodrammatici, Amadio nel ruole di Vinc, Terruso in quello di John, e Pistorello, Amy.
“La Registrazione” merita di essere visto perché con intelligenza ed entertainment affronta temi su cui vale la pena soffermarsi e riflettere. Un mondo migliore passa attraverso l’Arte. Buttiamoci nella mischia allora.
Daria D. Morelli Calasso
Foto Lorenza Daverio
Un progetto Amadio/Fornasari
TAPE
LA REGISTRAZIONE
Di Stephen Belber
Traduzione e regia di Bruno Fornasari
Con Tommaso Amadio, Camilla Pistorello, Umberto Terruso
Scene e luci di Fabrizio Visconti
Costumi Mirella Salvischiani
Assistente alla regia Stefano Palumbo
Foto di scena di Laila Pozzo e Lorenza Daverio
Produzione Teatro Filodrammatici di Milano
Con il sostegno di Fondazione Cariplo-NEXT

