Intervista agli Aura Q: tra improvvisazione, elettronica e sperimentazione

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Introduzione: Gli Aura Q sono un duo che con il loro nuovo progetto segna una fase artistica inedita, dove elettronica, pop e songwriting tradizionale si fondono in un percorso creativo condiviso. In questa intervista raccontano come è nata la loro collaborazione, il processo compositivo basato su improvvisazione e sperimentazione, e come affrontano la promozione del loro lavoro senza la necessità di trovarsi nei grandi centri musicali. Il duo ci svela inoltre le loro strategie creative, l’importanza del tempo nella scrittura e le ambizioni future, mostrando un approccio spontaneo e coerente che riflette la loro identità sonora unica.

Il vostro nuovo progetto segna una nuova fase artistica rispetto ai singoli precedenti. Qual è stato il momento chiave in cui avete capito che era arrivato il momento di dare vita a questo percorso comune?

Abbiamo suonato insieme in un progetto comune nel 2023 e poi provato a fare delle cose insieme. Hanno funzionato e da lì è partito tutto.

Come funziona la vostra collaborazione artistica tra di voi? Avete background diversi: quanto questo vi ha aiutato a trovare un’identità sonora condivisa?

La nostra collaborazione è molto spontanea, gran parte dei brani nascono da momenti di improvvisazione totale dove l’unico vincolo sono il piano, il cello e il tempo che abbiamo a disposizione. Registriamo sempre tutto e poi andiamo a vedere se ci sono idee interessanti da sviluppare. Se ne troviamo iniziamo ad arrangiare anche con interventi massicci di elettronica.

Lavorando lontani dai grandi centri musicali come Milano o Roma, avete mai avuto paura che questo potesse influire sulle opportunità o sulla visibilità del progetto?

La comunicazione oggi è fluida e questo non fa sentire la mancanza di stare in grandi città. Anzi questa distanza sotto certi aspetti è una salvezza perché vivere nei grandi centri urbani non sempre è ispirante per dei musicisti.

Il nuovo singolo / EP ha richiesto anche una fase di promozione. Ora che siete immersi in questo lavoro, cosa avete capito sulla promozione di un disco e quali strategie vi hanno sorpreso di più?

Anche se Aura Q è un progetto appena lanciato, come artisti non siamo nuovi nel panorama musicale quindi sappiamo più o meno come funziona una strategia. Forse c’è un po’ di dispersione in più rispetto a una decina di anni fa ma alla fine la promozione di un disco è sempre la stessa e deve passare per i canali tradizionali. Poi la differenza la fanno gli uffici stampa: se sono preparati il tuo lavoro è in buone mani, se non lo sono ovviamente no.

Musicalmente, il progetto fonde elementi diversi tra elettronica, pop e songwriting tradizionale. Quanto ci avete messo per trovare questo equilibrio tra sperimentazione e immediatezza melodica?

Le cose all’interno di Aura Q accadono in maniera del tutto naturale. Non ci sono forzature da nessuna delle due parti e tutte le decisioni vengono prese con molta facilità, in genere andiamo molto d’accordo. Questo per dire che anche l’equilibrio è il risultato di un incontro che funziona, non c’è nulla di studiato.

Guardando ai vostri brani, ci sono pezzi nati in modo più spontaneo e altri invece frutto di una lunga gestazione. Quanto è importante per voi il tempo nella scrittura e produzione di una canzone?

Non ci sono brani nati da una lunga gestazione, sono tutti il risultato di momenti di improvvisazione immaginativa. Molto spesso ci diamo delle immagini mentali di riferimento da seguire, alle quali poi diamo in qualche maniera una voce che è il brano. Poi c’è la fase di arrangiamento che altro non è che un’espansione del nostro pensiero musicale e del suono lo racconta.

Guardando avanti, quali sono le sfide e le ambizioni che vi siete posti per il prossimo periodo? C’è qualcosa che volete assolutamente sperimentare o provare sul piano musicale o creativo?

Non ci siamo posti limiti né di genere né di sperimentazione. Vedremo dove ci porteranno le circostanze e poi decideremo.

Luca Vettoretti 

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