Luca Marinelli, abilissimo e bravissimo attore, è arrivato in scena a Trieste, al Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, con “La cosmicomica vita di Q” di cui è ideatore, regista e interprete assieme a una compagnia molto interessante. Lo spettacolo è stato parte integrante del cartellone di Prosa del Rossetti, in Sala Assicurazioni Generali dal 5 all’8 marzo 2026”.
Luca Marinelli, giovane, apprezzato ed estremamente versatile attore (romano, classe 1984, vincitore di numerosi premi, tra cui David di Donatello, Coppa Volpi e Nastri d’argento), ha una formazione e una grandissima esperienza di teatro, luogo basilare di condivisione, di rischio e, principalmente, di crescita personale.
Diplomatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico nel 2009, ha debuttato a teatro con “Amen” di Mario Alessandro Paolelli (2006) e con “Sogno di una notte d’estate”, regia di Carlo Cecchi (2009-2010 e 2011-2012). Durante queste due stagioni Marinelli viene notato per interpretare il ruolo di coprotagonista ne “La solitudine dei numeri primi” (2010), diretto da Saverio Costanzo e tratto dal romanzo di Paolo Giordano, film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Successivamente, Marinelli appare in “L’ultimo terrestre” 2011 di GIPI (Gianni Pacinotti, autore di fumetti), in concorso a Venezia, “Waves” – 2012, di Corrado Maria Sassi, “Nina”- 2012 di Elisa Fuksas, e nel film-TV “Maria di Nazareth” – 2012, di Giacomo Campiotti.
Nel 2012 lavora con Paolo Virzì in “Tutti i santi giorni”, che gli vale la prima candidatura ai David di Donatello come miglior attore protagonista. Partecipa inoltre a “La grande bellezza” – 2013, (premio Oscar) di Paolo Sorrentino. Nel 2013, al Festival di Berlino, vince lo Shooting Star Award come uno dei migliori talenti europei e nello stesso anno è coprotagonista nel film “Il mondo fino in fondo” di Alessandro Lunardelli, presentato al Festival del Cinema di Roma.
Nel 2014 interpreta il celebre e potente ruolo dello zingaro in “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, vincendo il David di Donatello, il Nastro d’Argento e il Ciak d’Oro come miglior attore non protagonista. Nello stesso periodo, recita nel film TV tedesco “A Dangerous Fortune” e nel 2015 in “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, presentato fuori concorso a Venezia e candidato al David di Donatello. Seguono altri film, per i quali ottiene premi, nominations ai Nastri d’Argento e al Globo d’Oro. Nel 2017, diretto dai fratelli Taviani, interpreta “Una questione privata”, tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio, per cui vince il Globo d’Oro come miglior attore. Inizia anche a lavorare come lettore per audiolibri e nel 2018 recita in “Ricordi” di Valerio Mieli, presentato a Venezia, e interpreta Fabrizio De André nella miniserie “Fabrizio De André – Principe libero”, guadagnando una candidatura ai David di Donatello.
La sua carriera ha, sempre nel 2018, una svolta internazionale con la partecipazione alla serie TV “Trust” diretta da Danny Boyle e, successivamente, nel film d’azione “The Old Guard” (2020) con Charlize Theron. Nel 2019 è protagonista di “Martin Eden” di Pietro Marcello, ispirato al romanzo di Jack London. Questo ruolo gli vale la Coppa Volpi al Festival di Venezia e una candidatura agli European Film Awards.
Nel 2020, Luca Marinelli partecipa alla giuria internazionale della Berlinale, presieduta da Jeremy Irons. Nel 2021 interpreta “Diabolik”, diretto dai Manetti Bros. (girato in gran parte a Trieste). Nel 2022 è co-protagonista con Alessandro Borghi in “Le otto montagne”, tratto dal romanzo di Paolo Cognetti, vincitore del premio della giuria al Festival di Cannes e del David di Donatello come miglior film. Marinelli vince anche il Nastro d’Argento 2023 come miglior attore protagonista, condividendolo con Borghi. Nel 2024 interpreta magistralmente Benito Mussolini nella serie Sky “M. Il figlio del secolo”, andata in onda dal gennaio 2025, basata sul romanzo di Antonio Scurati e diretta da Joe Wright. Farà parte sempre del cast di “the Old Guard 2” nel 2025.
Marinelli torna al teatro nel 2022, curando la sua prima regia in “Una relazione per un’Accademia” di Franz Kafka, che debutta al Festival di Spoleto e tornando poi a calcare il palcoscenico con questo fantastico “La cosmicomica vita di Q”, drammaturgia di Vincenzo Manna e regia di Luca stesso, con cui ha debuttato a Spoleto, al Teatro San Simone, nel giugno 2025. Lo spettacolo lo vede partecipe a tutto tondo proprio nel teatro, il luogo speciale dove delle persone vive incontrano altre persone vive. “E questo incontro a volte meraviglioso, a volte frustrante, mi mancava molto”, ha dichiarato.
“La cosmicomica vita di Q” è ispirato alla raccolta “Le cosmicomiche” di Italo Calvino, raccolta di racconti scritti tra il 1963 e il 1964, in origine pubblicati per la maggior parte sui periodici “Il Caffè” e “Il Giorno” tra il 1964 e il 1965, successivamente ripubblicati sotto forma di raccolta da Einaudi nel 1965. Si tratta di storie umoristiche e paradossali relative all’universo, all’evoluzione, al tempo e allo spazio: testi in cui, intrecciando scienza, umorismo e fantasia, il grande intellettuale affronta il tema dell’evoluzione cosmica.
Nella rielaborazione, o meglio reinvenzione, del testo fatta da Luca Marinelli, lo stesso Luca è Qfwfq, detto semplicemente “Q”, che, dopo miliardi di anni di esistenza, si ritrova in una città (tipo una dei nostri giorni) ad attraversare il tempo e l’universo compiendo un viaggio in cui conosce tutti gli accadimenti, dalla formazione delle galassie alla nascita della vita sulla Terra. Sono certamente concetti complessi (e non proprio accessibili a tutti) che, attraverso la sua scrittura ispirata e immaginifica, divengono poetici e intessuti di ironia.
Qfwfq si è evoluto (o involuto) in Trevor, uno showman di un programma di dubbio gusto e dubbia moralità, e si è dimenticato il suo passato. Ma i suoi amici dai tempi del “grande botto”, del Big Bang, gli piombano in casa con tutto il loro fardello di ricordi, nella notte di Capodanno della fine del mondo: dalla fine comincia il tutto.
Si discute del nucleo terrestre, delle inversioni dei poli magnetici e del loro impatto sulla magnetosfera, evidenziando eventi ciclici nella storia del pianeta. Si riflette sull’origine dell’Universo e sul concetto di tempo, collegando l’evoluzione cosmica allo sviluppo della coscienza e della memoria umana, sottolineando la tendenza all’oblio.
Il protagonista Q e gli altri sono eterni, nonché eterni custodi, della memoria dell’universo. I loro racconti mescolano realtà, fantasia e allegoria, fondandosi sulla dimenticanza delle origini umane e l’importanza della memoria. Episodi surreali e…semi-comici con incontri tra personaggi antichi e ricordi di vite passate, giochi e scommesse sulle grandi tappe della storia umana e cosmica.
Si riflette sulla società, la tecnologia e l’identità umana: è una critica ironica, pungente e sferzante ai riti e alle abitudini moderne come, ad esempio, riunioni di condominio, bollette, routine cittadina, ricerca di senso nella quotidianità. Ma non solo: c’è la feroce satira sui media, (come una raccolta fondi televisiva per costruire uno scudo contro le radiazioni cosmiche), dibattiti tra scienziati, problemi tecnici della diretta, il mescolare la terribile imminente fine con i lustrini e i balli scatenati. È presente la difficoltà di distinguere realtà e spettacolo, l’importanza del ricordo anche nel mondo digitale e l’effetto alienante della tecnologia (una intelligenza artificiale che si chiama Cico, un nome semplice tra nomi impronunciabili), gli incontri tra personaggi che incarnano forme di vita diverse (umane, animali, cosmiche), l’esplorazione dei temi dell’estinzione, della trasformazione e della resilienza.
Si riflette sull’origine della Vita, sull’evoluzione, sul passaggio dal caos cosmico alla comparsa dei colori, delle emozioni, dell’amore e della perdita, sulla necessità di accettare il cambiamento e di celebrare la forma umana, nonostante la sua fragilità e il rischio dell’oblio.
Al suo ritorno avrà una consapevolezza nuova, pulsante, vivida, sarà presente a se stesso, sia nel tempo che nello spazio. E da questa lucidità nascerà la sua ultima confessione: un invito a celebrare la vita, la memoria e la diversità delle esperienze umane e cosmiche, con un forte e potente richiamo all’importanza di guardare al vuoto, al nulla, come fonte di possibilità e non solo di paura. Speranza, celebrazione e ritorno alla meraviglia, sottolineando il valore della comunità, della condivisione e della capacità di meravigliarsi, anche davanti alla possibile fine.
Luca Marinelli crea il suo spettacolo su questa base affidando a Vincenzo Manna una nuova drammaturgia. Spettacolo veramente di una forza e di una potenza notevole. Entrando nella sala, non appare un sipario convenzionale (che è già aperto) ma uno di stoffa argentata che sarà fonte di luce, di riflessi, di bagliori. All’inizio due personaggi multicolori, che ricordano i narratori all’inizio degli spettacoli di burattini nei giardini di una volta, con copricapi fantasiosi e strisce di paillettes che ricordano galloni, un mix tra cantastorie e maschere della commedia dell’arte, cercano di introdurci, abilmente e allegramente, all’interno di un fastoso studio televisivo, pieno di gente, di persone, di personaggi strampalati che valicano molto spesso la quarta parete e poi la chiudono, sbattendo la porta. Caos, vociare, attesa. Arriva lui, Trevor, nevrotico, arrogante e accattivante presentatore dello show di fine anno dell’ultimo anno dell’universo. Indossa una giacca da smoking di pailletes fuxia su camicia e pantaloni color prugna, ha i capelli lunghi legati e ribelli. Assale e blandisce tutti, i collaboratori e il pubblico. Vero o finto che sia.
Da questo momento impariamo a conoscere tutti i personaggi, che sono tanti, al contempo simili e diversissimi tra loro. Varia umanità e varia disumanità.
Colori sgargianti si contrappongono al grigio più cupo: lo spazio infinito stellare alla tristezza di un vuoto appartamento, la Terra alla Luna, la solitudine alla compagnia di un androide (non tanto androide) conteso e abbandonato, l’eleganza alla sciattezza, il maschile al femminile, un continuo yin e yang dai confini labili e fluidi.
Il tutto accompagnato da momenti davvero onirici e commoventi, aiutati da costumi davvero impattanti, oggetti di scena complici e semplici, assieme ad escamotages teatrali davvero toccanti (Ho molto amato l’enorme luna d’argento).
Interpreti bravissimi e bellissimi. Tutti. Abilissimi nel far coincidere così tante personalità in un momento solo. Voci potenti, poco amplificate. Gestualità moderne e antiche. Si riconosceva totalmente l’Essere Umano nella sua complessità e nella sua “totale totalità”.
Si comprende che c’è una forte coesione fra tutti i componenti del cast. Lo si capisce anche a sipario chiuso e al rientro finale, dovuto alle tante chiamate del pubblico.
Luca Marinelli è totale. Oserei dire stupendo, catalizzante. Quei suoi occhi, che ben conosciamo nei suoi molteplici e compositi personaggi, sono ancora più grandi e incisivi dal palco. Lo riempiono tutto: lui come persona e come attore, assieme al suo sguardo, sono capaci e complici nell’ipnotizzare, suggestionare, magnetizzare, incantare, ammaliare, stregare, affascinare, dominare, sedurre, conquistare il pubblico.
Dato anche il momento storico e geopolitico attuale (sono quasi certa che Luca Marienlli non avrebbe mai immaginato di scrivere e portare in scena un testo così scioccante in un momento così agghiacciante per l’umanità), l’uscita dal teatro ha visto alcuni con tanti punti di domanda negli occhi e altri invece con gli occhi bui dello sconforto. Ma al tempo stesso tutti eravamo consapevoli di aver visto uno spettacolo di rara bellezza e, soprattutto, rara profondità.
Grazie a Luca Marinelli e al “tutto compreso”, abbiamo riconosciuto di certo elementi delle primigenie “Cosmicomiche”, ma la sensazione che ho avuto è come se le profonde e sensibili idee, concepite da tutti e due gli autori fossero state poste in uno shaker che un abile barman (con giacca di paillettes fuxia), ha agitato e mescolato con maestria, ricavandone un cocktail sublime, dal sapore antico e moderno, inebriante e avvilente, fresco e infuocato, dolce e amaro. Direi amarissimo. Ma quell’amaro che, seppure non abbandonandoti, fa sì che tu possa avere la consapevolezza di fare qualcosa per essere migliore. Prima che sia davvero troppo tardi.
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller
LA COSMICOMICA VITA DI Q
da “TUTTE LE COSMICOMICHE” di Italo Calvino
ideato e diretto da Luca Marinelli
drammaturgia: Vincenzo Manna
con: Luca Marinelli, Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung,
Gabriele Portoghese, Gaia Rinaldi
scene e luci: Nicolas Bovey
costumi: Anna Missaglia
musiche originali: Giorgio Poi
suono: Hubert Westkemper
co-regista: Danilo Capezzani
produzione: Società per Attori • Fondazione Teatro della Toscana
in collaborazione con: Spoleto Festival dei Due Mondi

