terzo movimento
Ti muovi, corpo tra corpi,
non sei ma vedi le stanze.
Royal Hospital Chelsea.
La luce è quella
che dalle finestre
rivela il vuoto nello spazio
di un paziente affidamento.
La memoria raccolta
nelle vestaglie incontra di sotto
il senso dell’albero.
Giardino di una riconciliazione
in cui l’illusione non entra
libero il cuore.
Ora per loro la distanza è questa.
Ora per noi la distanza
è il non poterlo comprendere
di là il Tamigi non cessando di scorrere.
Di là mutando il frutto
della vite e della morte.
Perché nel nostro andare
il loro guardare, nel nostro andare
il restare dell’uomo nell’immagine.
Oggi è sulla tazza,
disegnata nel cavallino,
nella velocità di un caffè
consumato col pensiero.
(Non si sopporta più
nel suo continuo cercare;
non si sopporta più
non vedendo fermate).
Poi, come nella canzone,
dalle notizie qualcuno
che ha fatto fortuna; qualcuno
che ha vinto la guerra.
Poi è Sloane square
così giovane agli infingimenti
nell’amore che ricorda i suoi sogni.
L’uscita è nei vagoni,
dalla sotterranea e nel libro,
Alice riapparendo dalle vetrine.
Alice scoperchiando nuovi boschi.
Ragazza che sa
che la storia non ha inizio
nel racconto ma dall’animale
da cui proviene.
Specchio di una meraviglia
nel cui illecito a un inatteso cuore
il cuore estrania.

