Da “L’altare di Moore”. Poesia di Gian Piero Stefanoni

Data:

 

terzo  movimento

 

Ti muovi, corpo tra corpi,

non sei ma vedi le stanze.

 

Royal Hospital Chelsea.

 

La luce è quella

che dalle finestre

rivela il vuoto nello spazio

di un paziente affidamento.

 

La memoria raccolta

nelle vestaglie incontra di sotto

il senso dell’albero.

 

Giardino di una riconciliazione

in cui l’illusione non entra

libero il cuore.

 

Ora per loro la distanza è questa.

 

Ora per noi la distanza

è il non poterlo comprendere

di là il Tamigi non cessando di scorrere.

 

Di là mutando il frutto

della vite e della morte.

 

Perché nel nostro andare

il loro guardare, nel nostro andare

il restare dell’uomo nell’immagine.

 

Oggi è sulla tazza,

disegnata nel cavallino,

nella velocità di un caffè

consumato col pensiero.

 

(Non si sopporta più

nel suo continuo cercare;

non si sopporta più

non vedendo fermate).

 

Poi, come nella canzone,

dalle notizie qualcuno

che ha fatto fortuna; qualcuno

che ha vinto la guerra.

 

Poi è Sloane square

così giovane agli infingimenti

nell’amore che ricorda i suoi sogni.

 

L’uscita è nei vagoni,

dalla sotterranea e nel libro,

Alice riapparendo dalle vetrine.

 

Alice scoperchiando nuovi boschi.

 

Ragazza che sa

che la storia non ha inizio

nel racconto ma dall’animale

da cui proviene.

 

Specchio di una meraviglia

nel cui illecito a un inatteso cuore

il cuore estrania.

 

 

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati