L’ambiguità dei conservatori della chiesa

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Negli ultimi anni si parla spesso di “conservatori” nella Chiesa: uomini che a parole difendono la Tradizione, ma che nei fatti restano pienamente inseriti nel sistema che la sta progressivamente svuotando. È una posizione ambigua, fatta di dichiarazioni forti alternate a lunghi silenzi, di richiami alla dottrina accanto a compromessi pratici. Il risultato è una miscela di incoerenza, instabilità e confusione.
Il modernismo dichiarato, per quanto grave, almeno si mostra per ciò che è: una rottura aperta con la Tradizione cattolica. Molto più insidiosa è invece la posizione di certi “conservatori”, che cercano di mantenere un equilibrio impossibile tra fedeltà alla Tradizione e accettazione delle novità che l’hanno contraddetta. È il tentativo di fare convivere due principi inconciliabili: l’immutabilità della fede e il continuo adattamento allo spirito del mondo.
In questo quadro vengono spesso citati cardinali come Raymond Leo Burke, Robert Sarah e Gerhard Ludwig Müller e per i vescovi spicca la figura di mons Antonio Suetta. Per molti fedeli rappresenterebbero una sorta di baluardo dottrinale; tuttavia la loro azione appare spesso come quella di veri e propri “funamboli”: critiche prudenti, parole misurate, ma senza mai arrivare a una rottura chiara con gli errori che denunciano parzialmente.
Questo atteggiamento produce un effetto paradossale. Da un lato si riconosce che nella Chiesa esistono deviazioni gravi; dall’altro si continua a legittimare lo stesso sistema che le genera. Così si finisce per rassicurare i fedeli, offrendo l’illusione che bastino qualche libro, qualche conferenza o qualche dichiarazione per raddrizzare una situazione che invece richiederebbe chiarezza e fermezza.
Il compromesso diventa quindi uno stile di vita ecclesiale: un piede nella Tradizione e uno nel nuovo paradigma. Ma la fede cattolica non è un equilibrio diplomatico; è adesione integrale alla verità ricevuta. Quando si tenta di mescolare fedeltà e concessione, si genera inevitabilmente confusione.
Per questo molti osservatori ritengono che questa posizione intermedia sia, in un certo senso, più pericolosa dell’apostasia aperta: perché non rompe esplicitamente con la Tradizione, ma la svuota dall’interno, lasciando i fedeli in una perenne incertezza. E dove regna la confusione, la verità fatica a risplendere con la chiarezza che la fede cattolica richiede.

Andrea Rossi

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